sabato 20 febbraio 2021

Rac-contando: Vaso di fiori

 La storia di quel vaso di cristallo è una strana storia: a lei lo avevano regalato i colleghi di scuola per le sue nozze! 

I fiori li metteva, ma non li rinnovava spesso e così la stanza sapeva di cimitero! La sala, chiusa, solo per ospiti di riguardo, riguardo per cosa? si dice così!

Ecco che il basamento era di peltro, come un calice a sostenere  quel vaso a forma di calice di giacinto bianco. Intarsiato pesantemente.

Fu lui a vedere il cordone delle tende, giallo, pesante, di raso, preso da Marta come la cintura di un abito medievale...e poi al suo collo stretto fino alla morte.

Lo paralizzò il gesto, se un vaso di cristallo può essere paralizzato! Temeva di essere infranto, poteva essere un'arma di difesa.  Ancora si rimprovera di non esserlo stato! 


mercoledì 17 febbraio 2021

 

Baseball mat



Liscia, senza neanche un’ammaccatura, un graffio... mi sta accanto superba! Strano oggetto in Italia, per lo meno inconsueto.

Infatti non è italiana, lei viene dalla Florida! Era stanca di uragani, ci dice. Voleva solo il Maestrale, piuttosto la Bora, aspettava Zefiro come una donna innamorata la primavera!

Non sapevo che potesse essere romantica, con quell’impugnatura e anche lei lo sguardo sulla palla da colpire, come se non avesse altro negli occhi!

Eppure è malinconica. Chi lo potrebbe immaginare! Sarà per quel che le è successo qui, sarà che il suo destino l’ha portata lontano dai campi da gioco! Dicono che capiti anche agli esseri umani! Nati per essere un oggetto molto preciso, arma, utensile da cucina, strumento musicale e poi venir imbracciato come un fucile, sparare contro la vita tutta la propria rabbia e ferire, a volte a morte, uccidere! Perché altri hanno ucciso il loro destino: un violino che non suona, ma viene appeso al muro come se fosse un piatto di Limoges, un coltello militare che diventa un oggetto da collezione e lui ha sete, sete di sangue, invece deve mangiare polvere... di casa!

La mazza da baseball parla un italo americano che ci fa sorridere, mentre per lei deve essere un segno di distinzione! A volte le chiedono di raccontare dell’America... sì perché lei con il suo giocatore ha girato per vari stati degli Usa! Una volta è stata portata qui, in Italia, in vacanza, a trovare i parenti... di lui e non è stata ben accolta! Qui si gioca a calcio! Per lei è una palla troppo grossa! Oppure a tennis a basket anche a Ragby, ma a baseball... no! Che Paese arretrato ha pensato!

Filosofica-mente: filosofia della distanza dopo un anno di Covid19

 La Distanza è un concetto filosofico: è un trait d'union tra lo Spazio e il Tempo, tra la Teoretica e la Morale, tra l'Ottica e la Dinamica, l'Estetica e la Geografia, sociologico e antropologico.

Non è uno scherzo, ma come la "durata" è un concetto filosofico che ritroviamo  in molti filosofi, così anche la "distanza" . Dopo un anno di lock down, di restrizioni, diventa anche un problema sanitario, ma anche psicologico!

Quale è la giusta distanza da tenere nei rapporti umani ( tra genitori e figli, tra coniugi, fidanzati, tra amici, colleghi, vicini di casa... tra esseri umani?)

Quando la distanza troppo ridotta diventa promiscuità, rischio non solo di intimità fisica, ma psicologica, emotiva, spirituale? Quando a non mantenere la distanza si rischia di essere invadenti e quando ad esasperarla si rischia invece di essere anafettivi,  scostanti, anti-patici?

Non  si tratta di educazione, di sensibilità, ma di stabilire filosoficamente, eticamente e anche metafisicamente, mi correggo, a livello ontologico, i "paletti" della distanza tra esseri umani, nazioni, idee, discipline artistiche, scienze!

La terra di nessuno che ci deve essere per non sovrapporsi, non confondersi, rimanendo distinti e vicini, ma sempre con un'identità.

(prima riflessione)


Rac-contando: posa cenere (un testimone dagli occhi di vetro)

Pesante come un ferma carte, di cristallo, crede lui, di vetro... dicono di lui i bicchieri di Murano chiusi nella vetrina... invidiano la libertà di chi non è né prezioso, né fragile, utile.

Quando gli schiacciano sulla pelle trasparente le sigarette, lui si accorge se è un gesto di disprezzo, se un'abitudine, lo sente dalla pressione, dal ruotare della mano, oppure dal premere come se lui dovesse essere forato! 
Capisce se il fumo è un piacere o se serve a scacciare... dispiaceri!
Sente ancora accesa la carta e un residuo di tabacco oppure è già spenta e senza vita quella boccata di rabbia che porta i segni di un rossetto, il DNA di un amore o solo di un capriccio!


A volte, che offesa, lo usano i bambini per temperare le matite! Gli fanno il solletico quei trucioli colorati! Si diverte anche lui!

Quando ferma le carte, poi spera sempre che non siano bollette da pagare... teme che per rabbia lo scaraventino per terra oppure... lo vendano (gli piacerebbe essere così prezioso) per pagarle!

Gli piace essere adagiato sui mobili più belli... di noce o di rovere... ma a volte sta sul davanzale della finestra, sapete è proprio quello fuori, in pietra, lui che soffre le vertigini e teme che un giramento di testa gli faccia perdere l'equilibrio! Poi se cade sull'auto dei vicini sarebbe un disastro... per fortuna sono assicurati in casa sua! Se cadesse sulla testa della vicina? Non vuol essere il classico vaso di fiori... l'incidente più banale e fatale.

Dicono che abbiano trovato tracce del suo sangue... con tutte quelle scanalature... l'assassino non ha pulito abbastanza bene. Chissà perché poi lasciarlo proprio lì e non portarselo via... 

Lui in quel momento ha chiuso gli occhi, quei vitrei occhi, come ora quelli di lei, a terra.

Che ladro porta via solo foto e stupide carte di un gioco che lui non ha mai capito?
Non ha voluto vederlo in faccia!

Prima si è sentito il caldo di sigaretta appena fumata... sì, ha fumato prima di andarsene e lasciare lì tutto come se niente fosse e lei come un giocattolo rotto, in mezzo alla stanza.

Lettera aperta alla donna dello schermo di Dante

 Illustrissima 

Dopo secoli, come si sente ad essere nominata in tal modo?

Si è innamorata di Dante? Ha provato delusione, si è sentita offesa ad essere solo un modo per nascondere il vero amore del poeta?

Beatrice, la più bella della trenta più belle di Firenze? Anche lei era nel numero? Come ricorda nel sonetto Guido, i' vorrei che tu e Lapo...

 E monna Vanna e monna Lagia poi

con quella ch’è sul numer de le trenta
con noi ponesse il buono incantatore:

e quivi ragionar sempre d’amore,
e ciascuna di lor fosse contenta,
sì come i’ credo che saremmo noi.


Anche lei era tra le donne che hanno "intelletto d'amore" e che ragionavano d'amore con i poeti?

Ne eravate al corrente o era tutto e solo nella loro immaginazione?

Mi ... ispiri una risposta.

Con grande rispetto per un dolore e un amore che forse le ha segnato la vita

M. P.

martedì 16 febbraio 2021

Ask the Dust di John Fante

 Il romanzo di un italo americano, letto nella sua lingua madre con il titolo Chiedi alla Polvere!

Il romanzo di uno scrittore Arturo Bandini che vive a Los Angeles della sua scrittura, iniziando con racconti, avendo come mentore l'editore che crede in lui, con cui intrattiene una corrispondenza intensa, non semplicemente professionale, ma intellettuale.

La vita non solo difficile, ma sembrerebbe oggi improponibile, ai margini della società... appena i soldi per pagare una camera d'affitto, vivendo di arance e poi spendendo, in poco tempo, i soldi che arrivano dai racconti pubblicati su una rivista!

Appena arrivano i duecento dollari per un racconto pubblicato... lo scrittore si sente ricco, è il riconoscimento che è assoluto e totale, non certo la ricchezza!

Per chi ha la passione della scrittura... un romanzo di formazione da leggere subito! 

(Lo avessi letto a 17 anni, quando tutto era possibile e soprattutto non erano i sacrifici personali a spaventarmi! )

Allo stesso tempo permette di conoscere una città Los Angeles, da un punto di vista tutto particolare, quello dei quartieri poveri e la polvere... tanta polvere! Ma polvere di strada, di deserti, non la polvere domestica!

Gli amori, terribili, per i sensi di colpa del cattolico!

Solo un grande scrittore avrebbe potuto descrivere senza far sembrare inverosimile il rapporto con la religione cattolica anche per chi se n'è distaccato! Il senso di colpa che arriva addirittura a fargli pensare che il terremoto sia la punizione per i suoi amori lussuriosi...Tutti puniti per lui e lui salvo!

Ecco che la chiave del senso di colpa così cosmico è proprio nel fatto che il colpevole passi illeso... maledettamente illeso, come un Caino segnato, mentre il mondo attorno crolla e il fatto che lui rimanga salvo non è un segno di benedizione, ma la certezza di maledizione: gli altri scontano le sue colpe.

Il precedente la tragedia Edipo. di Sofocle.. Tebe è assalita dalla peste e il nuovo re, Edipo, è felice, illeso... deve chiedere il motivo di tale castigo divino e scopre colpe che non sapeva di aver commesso, terribili.

Invece la colpa cattolica è consapevolezza! Altrimenti non potrebbe essere imputabile, addirittura basta l'intenzione. 

Ecco che tutto ciò John Fante riesce a non renderlo ridicolo, assurdo, patologico come lo sto descrivendo io... un capolavoro!

Poi ci sono i rapporti con la madre, l'emigrato che appena riesce a vivere e manda cinque dollari alla madre, in Abruzzo!

Storia di emigrazione, di un'Italia che non è mai rimpianta, ma che è altra polvere che si mescola alla polvere del deserto! 

La polvere anche come sottofondo... tutto è polvere, siamo nati dalla polvere e dalla polvere torneremo... triste e lugubre monito del rito cattolico e cristiano, un monito costante per  Arturo Bandini, lo scrittore che ama, vuole e disvuole la stessa donna, la messicana che gli ricorda volti indigeni, così diversi dalla sua Europa, dalla sua Italia.

Ghost writer: la vita degli altri

 Mi piacciono le parole... in effetti fin da piccola giocavo con le parole, mi inventavo improbabili e improponibili scenografie... il divano era ... la rupe dei disperati, quando ancora nulla sapevo della rupe di Leucade della greca poetessa Saffo... si vede che nel DNA delle femmine... bambine e donne c'è un destino d'amore tragico!

La parola Ghost... certo mi affascina... dall'ironico Gost buster... il cartone animato anni '80, gli Accalappiafantasmi, al film Ghost con Demie Moore...

Ghost writer... come in effetti erano i funzionari di corte, con il privilegio poi di potersi dedicare ad altre composizioni oppure anche no!

Ecco che oltre alla scrittura come lavoro su commissione, per altri, perdendone la paternità o maternità, più che uno pseudonimo forse anche un modo per essere completamente liberi!

Nel film Un ragazzo d'oro, Scamarcio è  un giovane aspirante scrittore di ottimi racconti, che non trova la via per il romanzo chiesto dalle case editrici...poi trova le parole e le pagine del romanzo vengono con dolore e fatica, con un impegno che lo sfianca, in fondo diventa il ghost writer per il padre...con il romanzo di successo, postumo del padre, autore di film commerciali, poiché tradì la sua vena letteraria più autentica oppure la lasciò tutta in eredità al figlio! Il successo del romanzo non è un successo letterario meno del protagonista! Non gli importava la fama personale, gli importava dimostrare a se stesso di saper scrivere quel romanzo che lo facesse giudicare uno scrittore!

Ecco che scrivere le vite degli altri come saggio o come romanzo, come testo teatrale di colpo mi affascina e la vedo come un'emancipazione dalle cadute autobiografiche, dall'intimismo e dalle introspezioni! 

Ho voglia di conoscere la vita degli altri e di raccontarla...

Spero che mi vengano proposte vite da raccontare dopo quella su cui inizierò presto a lavorare...a scrivere leggera come un fantasma.


Imprimere segni... appassionando! Cerchiamo nei nostri studenti una mente eroica (G. Vico DeMente eroica)


Non c'è nulla da ridere... avrebbero quelle menti, le hanno sicuramente se fosse tempo di eroi ci sarebbero, come ci sono stati i loro coetanei in tutte le epoche. Ogni epoca ha i suoi eroi, forse mancano i cantori di questo nuovo eroismo.

 L'idea della maieutica socratica, del sapere come ricordare, avendo tenuto a bada sia l'animo irascibile che l'animo concupiscibile, entrambi però necessari a condurci a contemplare il mondo delle idee nell'Iperuranio platonico...è un'indicazione che senza passioni non si va da nessuna parte!

Invece che sedarle, che cercare una mente fredda, razionale ecco una mente appassionata che da Platone a G. Bruno, a Spinoza e a Vico ci viene indicata non da filosofi irrazionalisti e neanche da filosofi che esaltino l'individualismo, il genio creativo e isolato, ben consapevoli che il tutto... è fatto di parti e la parte è tale solo se c'è un tutto, altrimenti... lo sarebbe lei quel tutto totalizzante a cui si contrappone.

Non sono giochi di parole, certo sono voli... pindarici della volontà e dell'immaginazione quelli che ci permettono di essere una parte nel tutto e un tutto fatto a sua volta di parti... dipende dal punto di vista!

Ci possiamo guardare come parte... di una famiglia, di un gruppo di amici o di compagni di scuola, di colleghi di lavori o di appassionati dello stesso sport... oppure ci sentiamo, con la stessa ragione, una monade leibniziana che proietta al suo esterno l'universo... fatti di parti ... di sensi che si organizzano e unificano le impressioni, il ragionamento, la deduzione, i ricordi e l'immaginazione.

Per dire "il fuoco brucia"... quante parti di noi sono attive? Gli occhi, il tatto, l'olfatto... se qualcosa sta bruciando... l'intelletto che unisce cause ed effetti, la memoria che recupera il ricordo di altre impalpabili lingue rossastre, azzurre, gialle... con un debole calore, che ad attraversarle velocemente con il dito... tornano compatte...L'immaginazione vede una figura tutta di fuoco dissolta da un pianto inconsolabile...  La cognizione dello spazio ci fa affermare un "qui"  e quella del tempo... un' "ora", come allora... come un giorno... "chissà" dice l'immaginazione, perché risponde l'intelletto, mi piace soggiungono gli occhi!

La mente eroica è una mente che non suddivide, non ripete, non classifica... una mente che continua a cercare l'iperuranio guidando il cavallo nero e il cavallo bianco, certo guidandoli, ma senza di loro nulla sarebbe visibile e raggiungibile.


Ospiti attesi: l'ospitalità come tema filosofico

 Continuo a pensare che l'ospitalità sia un concetto filosofico, in senso letterale e in senso metaforico!

Un senso letterale del termine "ospite" e una riflessione sull'uso direi curioso per cui "ospite" è sia chi è accolto che colui che accoglie. Il mio ospite... colui che io ospito in casa mia!

La reciprocità è vera e reale e se ne accorge chi davvero ospita un amico, una persona cara, si accorge della fiducia che l'ospite gli accorda, l'intimità delle proprie cose portate a casa d'altri, le abitudini condivise... 

Chi ospita si accorge della ricchezza di un atto che è senza eguali e per questo gli antichi lo consideravano sacro. C'è qualcosa di trascendente nell'atto e nella situazione, c'è un invito accettato e così pochi lo accettano! Si fidano. Come pochi si fidano ad ospitare, non meno le persone si fidano ad essere ospitate, temono una richiesta, in un prossimo futuro, di una reciprocità che non si sentono di voler concedere.

Chi ospita si accorge che in casa propria entra un mondo, che non conosceva, una storia, una vita! Ospitare senza avere qualcosa in cambio o scambiandosi quel che ciascuno ha di bello e di gratuito, senza imbarazzi, senza giudizi.

Un tema etico, ma anche teoretico, linguistico e poetico: l'oikos diventa più grande e non più piccola con l'ospite, si elimina il superfluo, ci si accorge che c'è molto più spazio in casa e nel cuore.

Ospitare è la situazione più... economica (economia deriva da oikos, casa....) che ci sia: la casa si ristruttura senza architetti e muratori! Avere una casa è anche la gioia di poter accogliere e di essere accolti in una casa più grande, invisibile, senza un tempo preciso e uno spazio misurabile: la vita dell'altro.

Filosofica -mente: oggetti filosofici... lapidazioni esistenziali (Capitolo I)

 Oggetto... Gegenstand... Obiectum, gettato contro il soggetto! 

La storia della filosofia è una storia del rapporto oggetto, soggetto, l'uno non esiste senza l'altro!

Essere "obiettivi" diventa il sinonimo di veritieri, non di parte, rispettosi della verità!  Così anche le verifiche a risposta chiusa ... i test sarebbero valutazione più obiettiva rispetto alle risposte aperte, ai temi! Certamente la somma del punteggio che determina il voto- la misurazione, non la valutazione, certo da contestualizzare- la compilazione di una griglia dettagliata, sempre più articolata- è la ricerca di un'obiettività di giudizio che non dia adito ad interpretazioni, crudeltà o inconsapevoli simpatie, anticipazioni predittive del voto di quel candidato o studente.

L'esempio della mia esperienza scolastica, che è comunque l'esperienza che tutti condividono come allievi ed ex allievi, come genitori e nonni, fratelli di allievi e studenti, se non studenti essi stessi, è un modo per creare una questione non certo di docimologia, di deontologia, ma una questione filosofica sugli oggetti e sul nostro rapporto su tutto ciò che ... ci vien gettato contro: sia una persona che incontriamo, uno scritto, un oggetto inanimato, un elemento naturale paesaggistico, un animale, un'opera d'arte, addirittura un sogno o un incubo.

Tutto è oggetto... nel senso che tutto ( esseri animati e inanimati, concreti, ma anche astratti, artistici o naturali bidimensionali o tridimensionali... ) ci viene gettato contro e in questo nostro essere lapidati... cerchiamo come soggetti di difenderci salvo poi vendicarci scagliandoci anche noi come oggetti, spesso UFO oggetti non identificati nella vita degli altri!

Non è una reificazione degradante... direi che l'etimologia di oggetto dal latino e dal tedesco, oltre e certo in altre lingue ci dà questo senso di ostilità che non è dell'inanimato, ma ci ciò che è animato o che è mosso da altro, ma certo dietro ad un oggetto lanciato, c'è chi nasconde la mano....

Non pretendo di essere stata chiara... ma questa reciprocità che sperimentiamo nell'essere noi "la pietra dello scandalo" nella vita altrui e nel ricevere altre pietre... lanciate contro di noi in egual misura, non ha a che fare con l'ontologia sociale di M. Ferraris.

No credo di no.

Inoltre invece che risalire alla "scritturalità" di Derrida, cerco piuttosto di tornare alla voce ( come ricordava G. Vico... gli uomini  cantando esprimevano le loro passioni! Voce, musica, prima che immagine! Quindi i miei oggetti (animati e inanimati) colpiscono il soggetto prima con la voce, con la musica, anche solo con la musicalità del canto prima che con l'immagine di una pittura rupestre o di una scrittura!  

La vocalità, come il vocalizzo apparentemente senza senso dei bambini, la prova di uno strumento per nominare oggetti necessari e come oggetti necessari alla propria sopravvivenza ... mamma e papà! 

Quindi l'oggetto prima è vocalizzato, poi raffigurato in immagini e poi scritto con le più svariate convenzioni...ideogrammi, pittogrammi, geroglifici, grafemi...scrittura sillabica o alfabetica... sui più vari supporti.

L'oggetto: che ci colpisce, con cui colpiamo gli altri, che siamo noi e che sono gli altri... quando non c'è empatia, ma una resistenza materiale di coscienze e di esistenze.

Non è una questione di genere... la donna oggetto... né di epoche o di culture.

Nel nostro lessico, nel nostro vocabolario almeno occidentale... abbiamo l'oggetto come ciò che ci è scagliato contro... dobbiamo difenderci e gli altri si difendono da noi... Gli stessi oggetti possono diventare docili utensili, soprammobili inutili "buone cose di pessimo gusto" secondo Gozzano o di ottimo gusto alla D'Annunzio, luoghi di ricordi, concentrati di magia... non smetteranno mai di affascinare la nostra fantasia creativa, ma anche l'indagine filosofica


lunedì 15 febbraio 2021

Rac-contando: Vecchio armadio con specchio

 Ancora lui, con quello specchio implacabile per mostrare ogni difetto dell'abito indossato, i capelli fuori posto, ad aprirlo... è un vecchio armadio, cigola paurosa-mente! 

Ha intarsi ancora fatti a mano, come un ligneo piumaggio, linee morbide e arrotondate, senza angoli e spigoli, ben piantato a terra, leggermente sollevato con dei piedistalli che sembrano piuttosto piedi gonfi di papere!

Un cassetto, all'esterno, senza chiavi, mentre la porta con specchio certo la si può chiudere con con due giri!

All'interno un altro cassetto, il cassetto segreto! Si può mettere ciò che di più intimo si ha nella vita! Si spera di aver qualcosa da custodire così, forse è bello anche inventarselo... credere si avere un cassetto segreto per riporre ciò che indossa la Felicità quando può uscire dal suo nascondiglio! 


Ecco poi l'altezza per abiti e cappotti : tutti in fila, come soldati in parata, ma di che reggimento? 

Dominano i colori scuri, anche se caldi come il marrone. C'è anche un rosso sangue che i soldati indossano volentieri per non essere in imbarazzo quando feriscono e sono feriti, quando tutto si mescola...il sangue del nemico è dello stesso colore del nostro!

Un esercito certo un po' indisciplinato oppure con i colori di tutte le occasioni, per mimetizzarsi meglio in tutte le stagioni, i climi e le vegetazioni!

Ancora un ripiano, l'ultimo caldo di maglie e di  lane... assaggiate dalle tarme che si intendono e sono per ecologica pura lana!

Un odore di colore... ad olio e di pastelli per i disegni che lei ci ha appeso, suoi e dei suoi figli....

Lei scrive sul vetro con il rossetto che non usa... per spiegare ai piccoli le divisioni a due cifre...

L'armadio resta chiuso... come il suo cuore su un dolore che non ha più parole, su una felicità che a volte si specchia e non ha tempo di incrociarne gli occhi... ed è già lontana.

Lettera aperta... a Gemma Donati, moglie di Dante Alighieri

 Illustrissima 

mi rivolgo a Lei non in quanto moglie di Dante Alighieri, ma in quanto Donati, figlia e sorella della parte avversa a Dante! Guelfi di parte nera...

Ciò che, per il drammaturgo inglese Shakespeare, divise a Verona a Romeo e Giulietta, Capuleti e Montecchi tanto da rendere quel matrimonio un segreto e poi un lutto per tuttala città, per Lei fu invece il motivo del matrimonio: un odio per unire, come quello tra Lancaster e York per mettere fine alla guerra della due rose in Inghilterra...

Matrimoni politici per mettere fine all'odio e alle guerre, alle lotte tra fazioni... oppure matrimoni impossibili per le stesse ragioni.

Non le chiedo come fu il suo matrimonio, per motivi politici, con Dante, che certo le diede fama imperitura. Riuscì questa fama, questo prestigio di cui anche in vita era consapevole, a darle qualche gioia? 

Parlo di quando Dante era a Firenze! Dopo l'esilio la lontananza cosa significò per lei? Sapere che i figli erano stati come lui condannati all'esilio, come madre riuscì a perdonarlo?

Immagino lo abbia odiato come donna per aver elogiato Beatrice anche dopo che morì... Addirittura  scrivere per lei un'opera mai scritta per alcuna donna...Almeno fosse stata la sua amante, lo avrebbe capito, invece no, solo un'esaltazione spirituale, di una bellezza che lo avrebbe rapito fin da bambino.

Come madre lo odiò forse ancor di più... l'esilio per lui e per i figli maschi!

Ebbe delle figlie femmine? Non ricordo...Me lo dica lei, figlie che le stettero accanto...

Come Donati, appartenente alla famiglia avversa, fu intimamente contenta di quella sentenza in contumacia? 

Mi dica se fu per tutta la vita... Gemma Donati o diventò mai Gemma Alighieri!

Non lo volle lui... o non glielo permise Lei? 

Scrivere di Beatrice fu una rivalsa del Poeta o un'ostinazione per un amore giovanile, preservato da ogni quotidiano gesto che lo potesse rendere meno poetico e perfetto come solo l'immaginazione (e che immaginazione quella !) sa fare?

Da donna a donna, non lo dirò a nessuno.

Mi aspetto Sue risposte... anche in latino... non sa scrivere? 

Ora ci sono le dettature vocali... mi arriverà la Sua risposta... in volgare fiorentino... 

Sarebbe davvero importante per me.

Con affetto e senza invidia... 

P. S. Mia figlia si chiama Gemma... come mia nonna paterna, ma a scuola un mio studente... mi chiese se era per ricordare la moglie di Dante!

Lettera aperta... A Beatrice

 Illustrissima Beatrice,

dopo settecento anni dalla morte del Poeta si parla ancora di Lei, che certo dà "lustro" a tutte le donne per le lodi che ha meritato. 

Mi rivolgo a Lei da donna a donna...

Una tale apoteosi della Sua figura non l'ha imbarazzata in vita e anche oltre? 

Noi sappiamo dell'Amore del Poeta, ma dei sentimenti di una donna troppo poco sappiamo e questo ci ha abituato a sperare di essere al Suo posto, nel nostro piccolo, ad essere un po' un'ispirazione, una guida, un amore che vada oltre le passioni terrene, che sia ... immortale. Abbiamo sognato, da ragazze, leggendo Tanto gentile e tanto onesta pare... di avere quell'incedere, quel portamento che tacita i cuori e le menti, abbiamo di far sospirare, senza accendere desideri... che sembrassero i ... soliti desideri.

Ci siamo sbagliate!

Non possiamo smaterializzarci! Non possiamo e non dovevamo rinunciare ad essere terrene per essere amate, non dovevamo credere che l'alternativa, nella nobiltà d'animo, fosse lei... Francesca da Rimini, come poi altre eroine infelici della letteratura e della vita.

Mi dica se non avrebbe preferito essere al posto di Francesca unita da una tempesta infernale con Dante, avendolo amato ed essendone stata amata... avendo sottomesso la ragione al "talento", al piacere, come i lussuriosi... piuttosto che averne lo sguardo estasiato in paradiso?

Lo so che non mi può rispondere, mi sembra una blasfemia porLe questa domanda, mi creda! Me ne scuso. Ma se mi risponde, non lo dirò a nessuno! 

In me troverà un'amica fidata, come donne che hanno intelletto d'amore, con cui si confidava il Poeta!

Ho cinquant'anni e dovrei spiegare qualcosa sull'Amore a mia figlia! Lei ha avuto una figlia? 

In più di settecento anni ha capito qualcosa sull'Amore, non degli uomini, del Poeta, ma l'Amore... dal punto di vista di una donna! Non è la stessa cosa e non è quello che da secoli o millenni hanno voluto loro farci credere che sia! 

Non mi parli dell'amore... che ha provato lui, il sommo Poeta per Lei, Beatrice, ma di quello che ha provato Lei per lui o per un altro, se lo ha provato... Dante è riuscito a farla innamorare?

Davvero? E le è bastato quel suo Amore? Credo che dopo più di Settecento anni abbia il diritto di confidarsi an che Lei....

Con affetto sincero e nessuna invidia!



Messaggio in bottiglia: E' possibile cambiare lavoro per cambiare vita a cinquant'anni?

 Una domanda ricorrente che forse può sembrare ridicola, la lascio come un messaggio nella bottiglia.

Con il lavoro ci identifichiamo sempre di più, non è solo una necessità economica, di sussistenza per noi e per le persone che dipendono da noi, di benessere, addirittura, per alcuni. Anche per chi rappresenta una ragione di sussistenza e non di realizzazione personale, un lusso ormai, che il lavoro sia un castigo divino come racconta il libro della Genesi o un modo per appropriarsi del mondo esterno, per governarlo per quel poco che ci riusciamo, che sia un diritto costituzionale o un dovere, secondo le capacità di ciascuno, da sempre l'uomo si è misurato con esso. Che sia negotium (lavoro pratico e attività politica contrapposto all'otium, l'attività superiore, contemplativa e speculativa, culturale) lo strumento in cui si esprime lo spirito del capitalismo, un modo in cui dimostrare se siamo eletti e prescelti o il motivo per cui vergognarci di essere dannati a prescindere dalla nostra buona volontà, è sempre stato in ogni epoca non solo motore di economia, ma segno di distinzione sociale, da quando nel Neolitico iniziò la divisione del lavoro con la proprietà privata e secondo il filosofo J.J. Rousseau, l'origine della diseguaglianza, come spiegò nell'omonimo e breve saggio.

Avere la possibilità di non lavorare, faticosamente, manualmente, ma anche intellettualmente se alle dipendenze altrui, è comunque segno di una "benedizione" superiore. Perfino gli obblighi come nobile feudale pesavano al tragediografo e poeta V. Alfieri che preferì spiemontesizzarsi, lasciare l'eredità feudale alla sorella e vivere di rendita viaggiando per l'Europa e dedicarsi alla Poesia.

Altro è poter coltivare la propria passione potendo vivere di questa o di qualcosa che non sia il rinnegarla tutti i giorni.

Con il lavoro e la professione ci si identifica terribilmente e la domanda è se si vuole cambiare vita per cambiare lavoro o se si vuole cambiare lavoro per cambiare vita, cambiare pelle, clima emotivo e culturale?

Si può cambiare vita e lavoro a cinquant'anni, ben al di là del mezzo del cammin di nostra vita?

Possibilità o follia?

Una domanda a cui vorrei che qualcuno mi aiutasse a rispondere...

Film: la Ragazza del treno

 Un film  tratto dal romanzo di Paula Hawkins

La componente psicologica, che sembrerebbe dominante, in realtà è un elemento che sapientemente può depistare. Le tre figure femminili che si sovrappongono, quasi ad essere la stessa donna, tre possibilità della medesima, sono intense e vere, nonostante l'apparente inverosimiglianza della vicenda.

Stare a guardare dal finestrino di un treno non la vita di una persona qualunque, ma di chi ci avvicina, pericolosamente, non solo a chi amavamo, ma alla persona che potevamo essere.

Una curiosità apparentemente artistica e letteraria dell'osservatrice, diventa invece pieno coinvolgimento nella vita altrui, quando, in realtà la donna non riesce che a vedere se stessa.

Alla fine riesce davvero a guardare dal finestrino del treno... non la solita immagine specchiata che siamo... ma altro da sé! 

Diventa una donna adulta e non più... la ragazza di prima!

Politica-mente: democrazia diretta e televoto

 La democrazia diretta delle poleis greche, di Ginevra calvinista potrebbe essere una realtà: non solo per sondaggi, primarie di partiti, ma veramente un sistema di coinvolgimento attivo: non un televoto per cantanti e Grande Fratello, ma una partecipazione per le decisioni  politiche, dalle amministrative comunali alle regionali e anche alle politiche.  

La priorità una accessibilità della rete, certo, una gratuità che permetta anche a senza tetto, senza casa di esprimere il loro voto in aree free per wifi. 

Sarebbe possibile, realizzabile, proprio grazie alle tecnologie.

Inoltre se ci ispirassimo all'antica Grecia e ancor più all'antica Roma Repubblicana, le cariche erano collegiali e di durata annuale, non ripetibile!

Solo in casi di emergenza il dictator per motivi di emergenza militare per un massimo di sei mesi, come il podestà medievale, prima che prendessero piede le Signorie e poi i Principati, in cui ex podestà aveva abusato della loro carica.

Certo che c'era un cursus honorum nell'antica Roma, ma la stessa carica non doveva essere mantenuta per più di un anno: i consoli davano nome all'anno, erano "eponimi", ma allo stesso tempo ciò non ne limitava l'importanza, anzi! Il loro operato rimaneva negli Annali, in un anno decidevano la loro permanenza nella Storia per sempre.

Ecco che la collegialità della carica, la costituzione mista, chiave del successo politico di Roma, secondo lo storico greco Plutarco... "la costituzione mista" monarchica, aristocratica e popolare allo stesso tempo, potrebbe essere una formula ripetibile: i consoli due al posto di un re, il Senato come espressione dell'aristocrazia, dei mores maiorum, i costumi e le tradizioni, i Comizi, il Tribunato della plebe come espressione del popolo, dei cavalieri imprenditori e commercianti...

Sfruttare tutti i mezzi tecnologici per una vera democrazia diretta, la collegialità delle cariche, la durata annuale invece che pensare che solo con la continuità quadriennale si possa fare qualcosa di importante, la presenza di tutti i livelli della popolazione. In vece che un limite di continuità chiamato crisi di governo, caduta di governo, instabilità politica, una regola, un avvicendamento necessario perché governare dovrebbe essere un onere, una fatica e una responsabilità che è giusto non cada sulle stesse persone, ma ci sia un giusto avvicendamento, prestabilito.

In Grecia c'era come indennizzo la paga giornaliera di un lavoratore, in modo che tutti potessero partecipare, non solo i ricchi, ma era un indennizzo per far partecipare tutti, non un modo per diventare ricchi o far pensare a chi era escluso che questa fosse la vera motivazione.  

Se possono votare gli Italiani all'estero, possono votare anche gli Italiani in Italia con aggiornamenti per le decisioni importanti che poi se sbagliate non possono essere attribuite a pochi, ma ai più.

Invece che deleganti, dovremmo finalmente essere  responsabilizzati.

Chissà se la democrazia diretta è ancora un'Utopia?

 Pensiamo ad abitare Marte, ma abbiamo paura che a decidere della scuola siano più gli studenti, le famiglie, il personale docente e non docente che i grandi Esperti.

Quelli ci saranno comunque... per un anno! Come se a decidere quale casa comprare fosse il nostro architetto, a chi lasciare i nostri beni fosse il notaio, chi amare fosse chi celebra il matrimonio civile o legale... Gli esperti ci devono dire la procedura, il modo migliore per ottenere ciò che vogliamo, ma ogni cittadino deve poter esprimere ciò che vuole, se non sa non si esprime, ma se sa, lo fa direttamente ogni volta e non delegando una volta ogni quattro anni... chi poi non si sa in quale schieramento andrà a finire.

Forse non solo per concorsi di bellezza, premiazioni e nomination si potrebbe ricorrere al televoto: invece che per un gioco o per intrattenimento, potrebbe essere finalmente una vera democrazia diretta, con cariche collegiali e annuali.

Utopisticamente parlando?


Poetica-mente... si vive

 Poeticamente si vive in altro modo, con altri tempi e bisogni.

Poeticamente un gesto ha un significato e non è mai un incidente, un caso, viene ripreso, raccolto e riposto, come un orecchino perduto, un fazzoletto senza ricamo che nessun nobile raccoglierà...

Poeticamente il respiro è una pronuncia abituata ai versi, anche versi sciolti o liberi, ma sempre musicali e se la vita è prosa, ecco che questa vita non piace, non si riesce a ricordare la propria parte...

Poeticamente si ama e si smette di amare, quando non c'è più poesia.

Mai parafrasare la vita poetica, risulta più banale di una vita subito scritta in prosa!

Bisogna decidere subito ... in corsa non si può cambiare, senza il rischio di essere ridicoli e sempre fuori luogo, troppo poetici per la prosa, emotivi, difficili... per le anastrofi e le sineddochi, gli ossimori e le allitterazioni... troppo prosastici e prosaici per la poesia per cui il ritmo è tutto: di un pensiero, di un amore, anche di un odio intenso come nero di seppia!

domenica 14 febbraio 2021

Filosofica-mente

Ci sono frasi fatte, luoghi comuni... come "prendere la vita con filosofia" : sappiamo tutti che vorrebbe dire accettare gli eventi Fata nolentes trahunt, volentes ducunt! Il fato trascina coloro che non vogliono e guida coloro che vogliono ... la sua guida! Tanto vale farsi guidare!
Se prendere la vita con Filosofia può indicare un sapiente distacco dai beni terreni, da passioni, invidie e gelosie, risentimenti e odi, il filosofo dovrebbe essere un asceta, un saggio orientale, un distaccato anacoreta  anche tra la folla! Stoico, contemplativo, certo ai margini della società, non certo una guida come tanti filosofi hanno pensato.
Shopenhauer indicò questa via nella Noluntas, sospensione della Volontà di vivere che è essenzialmente  dolore, tra noia e dolore, questo implacabile pendolo... un attimo di piacere! 
Per Leopardi... molto vicino al filosofo tedesco... "piacer figlio d'affanno, unico diletto uscir di pena". 
L'amore... solo una beffa di questo noumeno, finalmente conosciuto, che vuole che continuiamo la specie, a volere tramite altri esseri volenti...senza finalità! 
Eppure la Filosofia è stata anche vista e intesa come ricerca della Felicità e non  di un sapere teorico e teoretico, anzi questo sapere è il mezzo e non il fine, il fine, la felicità del filosofo, non turbata da affanni e falsi piacere, ma certo felicità e non assenza di dolore...
Allora in questo senso... prendiamo la vita con Filosofia e cerchiamo la Felicità del sapiente, ma cerchiamola.

Lettera aperta a .... Dante Alighieri

 Illustrissimo Poeta, 

dopo Settecento anni siamo ancora qui a chiederci se l'Amore possa essere un destino, una "mirabile visione", se l'amore terreno, per restare nei nostri cuori, debba essere risparmiato, come il Suo per Beatrice, da ogni contatto fisico, oppure, se vissuto, possa essere ancora l'unico motivo per cui valga la pena vivere! (tra parentesi oggi 14 febbraio si festeggia S. Valentino per tutti gli innamorati, chi non lo è o è da solo non so a che santo si raccomanda).

Lo sguardo che trafigge, che non dà scampo, deve restare solo sguardo oppure può entrare nelle case, nella vita quotidiana?

Come fu il suo matrimonio con Gemma Donati? Non ci parla mai di lei, non fu neanche una donna dello "schermo". Come poté sopportarlo? Dico lei, come poté non aver nessuno spazio nella Sua opera, chissà come avrà odiato Beatrice? Si parlano ora oppure ancora no?

Lei non ebbe figlie, o mi sbaglio? 

A parte Beatrice, Lei si rivolse alle "donne che hanno intelligenza d'Amore", eppure poi incontrò all'Inferno Francesca, tra i peccatori carnali che la" ragion sommettono al talento", la ragione  e l'intelletto al piacere? Un "cor gentile" eppure all'Inferno!

Ne è ancora sicuro, dopo secoli?

Se Lei fosse qui nella nostra contemporaneità... come riscriverebbe la sua Comédia?

Lo so, cambierebbe genere, forse sarebbe un romanziere o un drammaturgo, oppure un regista o un attore! Cercherebbe l'espressione più congeniale in un'epoca laica e tecnocratica!

Sarebbe uno scienziato? Oppure un politico? 

P. S Secondo la  Sua profezia sul veltro, il cane da caccia, che allontana la lupa, la cupidigia, era prossimo...ma no, non è ancora arrivato. La sua profezia ... è scaduta! 

Attendo una Sua risposta sincera alle mie domande.

I miei omaggi.

M. P.



Leggendo John Fante "Chiedi alla polvere"

 Non vuol essere una recensione, una critica letteraria, un'analisi del testo scolastica, ma l'indicazione di un incontro...

Dopo aver letto anni fa ... Un anno terribile avevo dimenticato lo scrittore, per ritornarci per altre vie con Chiedi alla polvere!

Realistico e intimo, mai psicologico o introspettivo come la letteratura del XX secolo ci ha abituati, vero e per questo anche psicologico e introspettivo, ma come un confronto con la realtà che significa ogni giorno sopravvivere allo stesso tempo con quel romanzo in testa, con la scrittura come se fosse naturale come respirare... per uno scrittore!

Così lo propongo... come un incontro...

Rac-contando: cassapanca

 La cassapanca

Le piacerebbe pensare di custodire un tesoro... il suo tesoro sarebbero lettere, scritte con il pennino e l'inchiostro, un po' macchiate, ingiallite, anche rosicchiate da un topolino o dal criceto di casa! 

Sparito!  Forse un lettore... insaziabile di quelle lettere, rimasto prigioniero nel suo caveau!

Lettere chiuse in buste mai aperte, perché aprirle sarebbe stato troppo doloroso, oppure sarebbe stato leggere parole di un amore che non si sarebbe potuto seguire!

Anche lettere politicamente compromettenti: il padrone di quella cassapanca... magari aveva conservato, nascosto e non distrutto le lettere della donna di cui si era innamorato... che lasciò il suo ultimo sorriso per lui sull'asfalto, in una sparatoria tra terroristi e polizia... lui avrebbe voluto conservare i bossoli di quell'amore!

La cassa panca si accontenta di conservare i quaderni di ricette, scritti già con una biro, rigorosamente nera, con la grafia di chi aveva imparato a scrivere negli anni Trenta e Quaranta... la bella scrittura! Faceva perdere in riconoscibilità, era quasi un lento ricamo, come quello delle camicie da notte mai indossate!

La cassapanca sogna, cartoline con scritte di viaggi che sembravano lontanissimi da casa, in Liguria rispetto al Piemonte o che arrivavano dall'Argentina: una promessa di matrimonio... la zia Maria aveva accettato a sposare... lo zio Angelo, già ottantenne!

La cassapanca sogna, desidera, è stata fatta per conservare cose inutili ed essenziali... come i ricordi.


sabato 13 febbraio 2021

Filosofica-mente o Economica-mente

 Un tempo non c'era distinzione di sorte tra poeticamente, filosoficamente, economicamente!

L'età dell'oro della nostra civiltà greco-latina, rinata nell'Umanesimo e nel Rinascimento, epoche in cui l'Italia era un faro artistico e culturale per l'Europa, nonostante le fragilità politiche ed economiche del XV- XVI secolo, non c'era distinzione tra i saperi espressi sia in prosa, certamente, ma anche in versi.

(L'astronomia del greco Arato come quella del latino Lucrezio, l'economia agricola- ovviamente siamo nell'età pre-industriale- di Esiodo e di Virgilio...)

Si parla di quella Sapienza Poetica di cui il filosofo napoletano G. Vico sosteneva essere sapienti i popoli, non i singoli: non un popolo per tutti (si oppose all'idea di una sapienza "riposta", di un sapere esoterico (che fosse degli Egizi, degli Sciti o degli Ebrei, dei Greci o dei Cinesi!) che da un popolo, per conquista militare o culturale, venisse poi comunicato agli altri! Così come, diversamente dall'amico G.V. Gravina, con cui condivise temi filosofici, di poetica e giuridici,  era contrario alla teoria degli "Illuminati", di singolo (filosofi, poeti, legislatori oggi diremmo scienziati) che scoprissero per tutti, che legiferassero in nome di un popolo) ! Non era per lo Spirito del Tempo a cavallo, di un singolo uomo che esprime il volere della Storia come sarà Hegel vedendo Napoleone! Per Vico il reale non è sempre razionale! Ci sono le età della barbarie (età poetica, immaginifica, pre-razionale)  e le età, (come credo definirebbe la nostra) della barbarie della riflessione, in cui l'eccesso di riflessione e di cultura si rovescerà nella fine di quella civiltà (come accadde nell'età alessandrina per il tramonto della civiltà greca a livello politico e per l'età del tardo antico latino con l'invasione barbarica). Prima delle invasioni "barbariche" una barbarie della riflessione, fatta di sofismi, di discorsi sull'Etica quando non c'è più, sulla pedagogia quando è impossibile insegnare, ma anche imparare un pensiero critico autonomo.

Filosoficamente- non solo filologicamente- Vico sostenne che Omero... era non un singolo poeta, ma  il popolo greco nell'età eroica, popolo poeta per natura nell'età in cui gli uomini" avvertono con animo perturbato e commosso" come i giovani, nei loro turbamenti sentimentali, emotivi, esistenziali... quelli che ora... tecnicamente e brutalmente chiamiamo "Tempesta ormonale" ( per giustificare qualsiasi intemperanza).

Così le leggi delle XII Tavole, il primo diritto scritto dei Romani era un "serioso poema", comprendendo che il popolo romano aveva una mentalità originariamente giuridica, più che filosofica e poetica- tanto derivò dai Greci, tutti i generi, a parte la "satira" che proclamavano con orgoglio "tota nostra est".

Quando non c'era quindi distinzione per una Sapienza poetica tra Filosofia, Poesia, Economia, Morale... poetiche... ecco che in versi esametri il greco Esiodo scrisse le Opere e i giorni, ripresi poi dal latino Virgilio nelle Georgiche... al posto di tecnici manuali di agronomia, l'opera di L. Alberti umanista  (architetto, scrittore, matematico, crittografo, linguista, filosofo, musicista e archeologo ) proprio per trattare di economia- dell'oikos, la gestione della casa del pater familias, dell'imprenditore dell'Umanesimo scrisse... De Familia, in fiorentino, in forma dialogica secondo lo stile platonico.

Gli intellettuali geniali erano matematici e filosofi, musicisti e alchimisti, scrittori e artisti, il sapere non era parcellizzato e specialistico, la visione olistica dominava, non solo come metodo orientale di cura delle malattie, ma anche come unico modo per portare avanti la conoscenza e pronunciarsi sull'umanità e per l'umanità.  Il fatto che poi dal XIX secolo l'impulso scientifico non permetta più un sapere del genere, non significa pensare che sia dilettantesco, ingenuo, anacronistico un tale approccio ai problemi e alle soluzioni di questi problemi.

Siamo davvero più felici da quando la Psichiatria e la Psicologia sono scienze a sé, con esperti del settore? L'umanità e non solo una minoranza del pianeta ha migliorato significativamente le proprie condizioni di vita, le aspettative di vita e di qualità di questa vita da quando l'Economia è una Scienza?

Siamo tutti più felici, è davvero democratica questa impostazione del pensiero, della vita, dell'economia?

L'economia senza umanesimo porta alla felicità?

Perché se la Costituzione degli Stati Uniti fu fondata sulla ricerca della Felicità( e non una Nazione di primitivi animisti, ma gli Stati Uniti d'America... nel XVIII secolo),  grazie all'elaborazione degli  Illuministi o da questi ispirati, forse vale la pena di pensarci e che questa felicità dovrebbe essere, a distanza di secoli, non un'utopia, ma ricercata per il genere umano!

Non dovremmo "morire d'invidia" per chi ha di più di noi.... ma "morire di dolore e di vergogna" per tutti coloro che hanno di meno! 


Spoon River del Monferrato....: Adamo Pozzoli un "filosofo analfabeta"

 14 febbraio 2021


Con gli auguri a tutti gli innamorati, faccio anche gli auguri a tutti gli innamorati... del sapere i "filosofi" non per forza accademici, universitari, in cattedra, ma nell'animo.

Ne conobbi uno "il filosofo analfabeta" come lo chiamavano i suoi amici, che incontrando sul treno B.Croce ebbe il coraggio di parlargli, di esporre le sue idee e questi disse che gli aveva insegnato qualcosa... certo, perché aveva un pensiero "pulito", certamente originale, diceva " la scienza non accetta i miei paragoni", quindi sapeva di non avere il linguaggio per esprimere le sue idee che si perdevano in racconti di episodi di una vita!   Sono certa che B. Croce non gli rispose così per educazione! 

Lo ascoltavo per ore... quando tutti in casa se ne erano andati per non "perdere tempo"... Il filosofo analfabeta! 

Chissà quanti ce ne sono di questi innamorati della conoscenza, che non hanno le parole neanche per fare una domanda, ma le trovano per raccontare un'idea!

Lui si chiamava Adamo Pozzoli, originario della Brianza, un tapezziere, imbottiva sedie con velluti, sete, broccati..., poltrone, divani, preparava tendaggi e la moglie cuciva a casa per aiutarlo... un artista del suo mestiere, che cambiava sempre "bottega" perché voleva imparare da un'altra"!

Un uomo che  nuotava nel Lambro contro corrente in inverno, tutta la vita nuotò contro corrente! Che andava in bicicletta a livello agonistico e per questo abbandonò il nuoto... mi diceva che sono movimenti non compatibili se fatti a livello agonistico entrambi... lui il nuoto lo praticava come una gara di resistenza con se stesso.

La scuola dovette lasciarla perché in terza elementare aveva detto al prete del paese che " faceva l'amore con la maestra"... lo avevano espulso e senza quelle parole imparate a scuola... nessuno lo stava veramente a sentire! Per me fu il primo filosofo che incontrai, prima di studiare filosofia a scuola!

Mi lasciò la certezza che un pensiero filosofico, un autentico amore per il sapere, sia innato in certe persone, che nuotano contro corrente in un fiume d'inverno.

Lui aveva una sua Metafisica, un'Etica, un suo pensiero critico sulla storia che aveva vissuto, combattendo come fante nella seconda guerra mondiale! 

Fu sempre... povero e per questo la gente non lo ascoltava, non aveva da insegnare a nessuno come diventare ricchi! questa è l'unica cosa che oggi interessa ascoltare, l'ammirazione è per chi è ricco e per il modo con cui lo è diventato... certo legale. Tra morale e legale c'è una bella differenza!

Perse l'unica figlia poco più che ventenne in un incidente d'auto, travolta da un ubriaco, aveva sostituito un'amica malata al lavoro... non volle risarcimento alcuno dal tribunale, sua figlia non aveva prezzo, non volle neanche vendetta... Lei non c'era più! Il resto non contava, come avrebbero trascorso il resto della loro vita lui e la moglie... non contava!

Meriterebbe di essere nell'Antologia di Spoon River... di Lee Master... , ma ha conosciuto me, cercherò di fare del mio meglio per ricostruire la sua filosofia, la sua storia!

Rac-contanto La sedia

 La sedia

Quante persone hanno posato... la parte meno nobile su di lei, uomini, donne, bambini che si arrampicano, scivolano, la scalano!  Donne che si siedono accavallando le gambe con charme o ragazze che le attorcigliano per proteggersi, con un doppio giro...uomini che non riescono a stare fermi sulla sedia, altri che femminilmente abbracciano le ginocchiaia e si ascoltano parlare.

Sedersi per ascoltare, per pranzare, per chiacchierare...

La sedia percepisce le emozioni, l'ansia, la noia, il nervosismo, se potesse parlare direbbe la verità, oppure mentirebbe ancora!

Con le gambe sotto il tavolo della vita... appoggiati allo schinale di un sogno o di un ricordo...continuiamo a far finta che nulla sia capitato, che i commensali siano gli ospiti più graditi, coloro che avevamo invitato e che aspettavamo... non coloro che ci siamo trovati alla porta... e abbiamo fatto entrare per cortesia.

Sotto la sedia si è acquattato il gatto che non aspetta nulla dal tavolo, non si ciba di alimenti umani...resta lì perché davvero aspetta che noi abbiamo finito con gli altri umani... 


Poeticamente: poesie per S. Valentino ... con Saffo e Catullo

 Credo che una delle più belle poesie d'amore sia la poesia che una donna, Saffo(VII- VI a. C), scrisse per un'altra donna e tale la potenza che Catullo (I a. C.)  praticamente la tradusse in latino: la passione d'amore, il turbamento e la confusione di sé nell'altro non hanno "genere": che sia un uomo o una donna ad esprimerla per un'altra donna la potenza è la stessa!

Saffo e Catullo e tutti i poeti che hanno insistito sulla felicità, ma anche sulla sofferenza per un amore non corrisposto o contrastato dalla sorte... un amore non spiritualizzato o angelicato, un amore senza lieto fine, come invece la ricorrenza di domani... impone di desiderare, di avere, di augurarsi.

Lo scrittore delle Langhe albesi B. Fenoglio, ormai tradotto in tutte le lingue, diceva che la felicità non fa romanzo... lui uno scrittore di prosa... ma credo che non faccia neppure poesia... Anche l'amore per Beatrice era un amore non vissuto, non infelice perché talmente spiritualizzato da farne un angelo... ma erano... altri tempi, la mentalità religiosa era più forte anche del genio di Dante, gli diede una direzione in amore, mentre non piegò il politico, che non esistava a condannare e a destinare all'Inferno anche i papi, a salvare chi la Chiesa aveva condannato, come Manfredi!

I versi di Saffo e di Catullo... a tutti gli innamorati, di tutte le età....

"A me pare uguale agli dei/chi a te vicino così dolce/suono ascolta mentre tu parli// e ridi amorosamente. Subito a me /il cuore si agita nel petto/solo che appena di veda, e la voce/si perde sulla lingua inerte./Un fuoco sottile affiora rapido alla pelle, /e ho buio negli occhi e il rombo/del sangue alle orecchie//. E tutta in sudore e tremante/come erba patits scoloro:/ e morte non pare lontana/ a me rapita di mente. " (Saffo, Liriche e frammenti, tr. S. Quasimodo e E. Savino, Feltrinelli


Ille mi par deo esse videtur, 

ille, si fas, superare divos, 

qui sedens adversus identidem te

spectat et audit

dulce ridentem, misero quod omnis

eripit sensus mihi: nam simul te, 

Lesbia, axpexi, nihil est super mi

------

lingua sed torpet, tenuis sub artus

flamma demanat, sonitu suopte

tintinnant aures gemina, teguntur

lumina nocte.

otium, Catulle, tibi molestum est: 

otio exsultas nimiumque gestis:

otium et reges prius et beatas 

perdit urbes.

(Catullo, Carmina, 51)


Ugiale a un dio mi pare o superiore

alla divinità perfino, se è ammesso,

chi ti siede di fronte e di continuo

ti guarda e sente

che ridi dolcemente, mentre a me

vien meno la ragione; infatti, appena, 

Lesbia, ti vedo niente mi rimane

......

ma la lingua si lega, una sottile

fiamma percorre il corpo, un falso suono

rimboma nelle orecchie, gli occhi notte

duplice copre.

L'ozio per te, Catullo, non è buono;

nell'ozio smani e ti scalmani; l'ozio

già ha mandato in rovina re e fortune

di città intere.

Tr. Nicola Gardini, Feltrinelli 


venerdì 12 febbraio 2021

Politica-mente o economica-mente? L'homo oeconomicus

 13 febbraio 2021  Credo che resterà una data significativa: i nomi dei Ministri del nuovo governo  Draghi,  ancora in stato di emergenza Covid19. Esattamente da un anno dal lock down, siamo ancora al divieto di spostamenti tra le Regioni oltre ad altre limitazioni importanti sia per i risvolti economici che per quelli culturali, affettivi, psicologici.

Scorrendo la lista dei ministri mi permetto due sole osservazioni da persona comune, certo non da politologa! Manifesto una mia impressione per quel che vale un voto... se lo si potesse esprimere in votazioni e se poi i risultati delle votazioni, per quanto controversi data la molteplicità di partiti che dividono i voti in partenza (quindi è già una scelta dei Politici non convergere in poche coalizioni, per poi sorprendersi di non ottenere una maggioranza tale da poter governare politicamente il paese senza aiuto di "tecnici)".

Quindi, per quel che può valre la mia opinione (un voto se ci fossero le votazioni e se l'esito avesse una qualche importanza) riporto un'impressione: la predominanza dei curricola dei ministri di alto livello in Economia e in Giurisprudenza, scientifici anche al ministero dell'Istruzione. Capisco che un filosofo spaventi al Ministero, ricordando che alla base dell'impostazione scolastica, nonostante le varie riforme, c'è ancora il metodo del filosofo G. Gentile, neo -hegeliano. Diversamente dall'altro neo-hegeliano B.Croce acerrimo antifascista e promotore del Manifesto contro il Fascismo firmato dagli intellettuali dai poeti italiani, Gentile fu ministro aderente al Fascismo, per questo ucciso.

Ma come c'era il fascista Gentile, c'era l'antifascista Croce e quanti filosofi come P. Chiodi, ci furono letterati, intellettuali antifascisti e scrittori. Quindi non credo che questo ricordo possa ancora terrorizzare ad indicare al Ministero dell'Istruzione e della cultura uno Scrittore, un Filosofo, un Umanista!

I cultori delle humanae litterae, gli Umanisti di oggi non sono assolutamente rappresentati, non dico i filosofi solo, alla Platone. Sono davvero passati i tempi in cui a Dante, a Machiavelli, ad  Ariosto, per indicare nomi celebri... si affidavano incarichi diplomatici, di amministrazione della giustizia in territori difficili!

Ora sono gli Economisti il faro della politica e della cultura, poi certo i Giuristi, gli Scienziati.

Nessun membro dei Lincei, ugualmente docenti universitari di prestigio, non l'ombra di un Filosofo, di uno storico e di un Critico d'Arte in Paese che ha un patrimonio artistico e di artisti viventi come il nostro! 

Altra considerazione: le donne al governo... le Donne in Parlamento di Aristofane, era una commedia dell'antica Grecia, Commedia antica, che derideva questa possibilità.... sono passati più di due millenni, le cose dovrebbero essere cambiate non solo nella forma.  Dire che ce ne sono otto sembra già un successo, una pari opportunità, anche se non si sa perché non si pensa ad un governo di donne con una quota azzurra di uomini (invece che quote rosa di donne). Non ci siamo ancora ribellate ad essere... una minoranza rappresentata quando ormai non ci sono distinzioni di incarichi  e di studi. Ci basta avere "la quota rosa"!

I ministeri poi sono quelli che ancora rientrano nelle "tradizionali" prerogative femminili: perché non un ministero agli Esteri- quando sappiamo che tante donne si occupano di rapporti diplomatici, di missioni umanitarie-, Agli interni, alla Giustizia (la Giustizia è donna! così era rappresentata)!

Come donna, come intellettuale di discipline umanistiche (letterarie e filosofiche), come insegnante, anche come "madre di famiglia" non mi sento rappresentata da un governo di Tecnici, di Tecnocrati, di Economisti. Sinceramente non sono filosoficamente d'accordo con la critica marxista della letteratura per cui il sistema economico determina i valori, i generi letterari, nel rapporto struttura e sovrastruttura! 

Acnhe se questa interpretazione del mondo anche per chi in economia e in filosofia si dichiara lontano dal marxismo, è risultata vincente. Chi sopravvive nella lotta per la vita è l'homo oeconomicus.  Sembra avere le caratteristiche per vivere in questo mondo dominato dall'economia e dalla tecnologia. Chi non ha valori dominati dall'economia, dall'economicità delle scelte anche esistenziali in un giousto rapporto spesa qualità, durata, efficienza, è marginale... in estinzione...

Non mi sento rappresentata da quello che Hegel potrebbe vedere come lo Spirito del tempo a cavallo, come interpretò  Napoleone! 

Non mi sento di dire che: "il reale è razionale e che il razionale è reale" come il Filosofo della Fenomenologia dello Spirito... 

Forse il reale è più irrazionale degli incubi. Gli incubi ci appartengono, misteriosi avremmo la chiave di lettura e più sono misteriosi più sono solo nostri.  La realtà è più irrazionale!

Per quel che vale la mia opinione, il mio voto in un Paese in cui non si vota o se si vota... non è importante...


Filosofica-mente: Coronavirus un anno dopo. Secondo Carnevale... con Coronavirus!

 Iniziò proprio un anno fa in Italia il lock down: gli studenti non tornarono a scuola dopo le vacanze di Carnevale... come oggi è l'ultimo giorno di scuola prima di cinque giorni di vacanza (compreso il fine settimana) .

Vero è che " a Carnevale ogni scherzo vale" in Italia (la patria di Pulcinella e Arlecchino, Pantalone e Colombina, della commedia dell'arte, erede di Fescennini e Atellane, della satira "satura tota nostra est" dicevano i Latini, rivendicando questo genere poetico come originale rispetto alla tragedia e alla commedia, alla poesia lirica e epica... greche!)

Non era uno scherzo, neppure una notizia piacevole per gli studenti.

Un  anno di pandemia, di lockdown e "mascherine" come un lugubre Carnevale! 

Se il significato del termine... è "addio - vale! alla carne" per la crisi economica è un addio che per troppe persone dura da un anno! 

Non ride nessuno!

Alla maschera ci siamo abituati a forza, di tutte le forme e anche se alcuni indossano mascherine di stoffa, alla moda, fatte in casa... il messaggio di paura, di sospetto è triste sempre e comunque.

Ecco che questo secondo carnevale... non fa venir voglia a nessuno di indossare maschere!

Una frase che mi ritorna dall'infanzia... "ti conosco mascherina!!... Lo si diceva ai bambini quando credevano di averla fatta franca... insomma erano stati scoperti a mangiare la marmellata, che era ancora un lusso, le caramelle che la nonna nascondeva...

Le bugie dei bambini sono zucchero filato rispetto all'ipocrisia e alle strategie degli adulti! Lasciamo ai bambini le loro birichinate! Non facciamoli diventare astuti e strategici come gli adulti!

Ecco che dietro alla maschera non c'è un sogno... Doppio sogno di Snitzler!

C'è un incubo, neanche nostro e individuale, un incubo che non sappiamo - ciascuno di noi non sa- per cosa vuole ammonirci, quale desiderio inconfessabile voglia per metterci di esprimere.

Ricette senza ricettario : le "Bugie" di Carnevale di Zia Piera. Un manoscritto

Ci sono manoscritti custoditi alle Biblioteche nazionali, come le Correzioni alla Scienza Nuova del 1730 che a Napoli ebbi la fortuna di poter sfogliare e trascrivere per l'edizione critica e ci sono manoscritti ancor più preziosi, perché sono delle persone care che ci sono state vicine.

Le "bugie" sono un dolce di Carnevale, che ormai troviamo confezionato nei supermercati o nelle pasticcerie.
Vi trascrivo la ricetta di mia zia Piera, da un foglio manoscritto da lei, che mia madre mi ha dato, trovandolo tra i suoi ricettari:

" Farina, uova, moscato, vanillina, poco sale.
Impastare il tutto non troppo molle
(le uova togliere metà gli albumi) Sbattere gli albumi a neve.
Ricetta della nonna"

La nonna... ossia mia nonna materna, sua madre.
Ecco che le ricette della nonna non avevano quantità... non c'erano per quantità per famiglia pesi e misurini... A occhio oppure l'unico strumento un quartino di acciaio, che poteva anche essere un pentolino da mettere sul fuoco...
Ecco che capisco perché le mie ricette sono "a occhio", come quelle di mia nonna e di mia zia, solo gli ingredienti e quelle indicazioni minime!
Per chi voglia provare questa ricetta del Monferrato astigiano posso solo dire che la sfoglia deve essere sottilissima, certo saranno molto friabili.... non vendibili! 
Il moscato ... tanto quando ne sta nel guscio di metà uovo... per quante uova uno decide di usare... la farina... si capisce quando è un impasto ben amalgamato...
Buona festa di carnevale! 


Film ... da vedere.La leggenda del santo bevitore di E. Olmi

Leggendo e commentando le opere di Roberto Sironi, Visions alcoliques  mi è venuto in mente il racconto lungo  o romanzo breve di P. Roth La leggenda del santo bevitore, poi film di E. Olmi, (1988)  Leone d'oro a Venezia 1988 e David Donatello 1989.

L'intensità della vita, di cui si conoscono tutte le trappole, ma anche gli inaspettati incontri tra le vie e i ponti della Senna è affascinante, come può essere una leggenda contemporanea, con eroi dal nome ignoto e dal destino eroico, quanto sconosciuto.

S'intreccia con la Parigi di G. Simenon.

Il protagonista decide che il giovedì in cui il senza tetto che ha ricevuto un'insperata donazione sia il giorno del suo compleanno fa capire che lunga storia abbia la povertà e quali agguati possa tendere.

Anche amare può essere fatale, come lo fu per il protagonista del racconto.

Un racconto da leggere certamente e un film da vedere predisponendosi alla leggenda, a credere alla vita e all'arte, alla letteratura.

Politica-mente o Economica- mente?

 Riflettendo sul presente, a livello mondiale, non solo locale e nazionale, ci si può chiedere se è stato giusto bandire le utopie politiche e rappresentare a livello letterario,  cinematografico, teatrale piuttosto le distopie, per scongiurare l'avvento degli eventi descritti.

Dalla Repubblica di Platone a Utopia di Tommaso Moro, dalla Città del Sole di Campanella alla Nuova Atlantide di Bacone, siamo passati a classici di distopie come 1984 di Orwell, per citare un classico! I filosofi utopisti come Fourier vennero criticati dall'economista hegeliano Marx.

Eppure non è necessaria, non dico utile, ma proprio necessaria, una visione utopistica, un'idea regolativa per la Ragione, come indicava I. Kant (Critica della Ragion Pura e Critica della Ragion Pratica)?

Un'utopia del tutto terrena, non un paradiso terrestre perduto o un Paradiso celeste, un'utopia conquistata dall'umanità, da un popolo, non donato da un Legislatore, dio, Profeta, Filosofo.

Davvero è così difficile seguire quei principi di Legge Naturale che per i Giusnaturalisti del XVII secolo erano base di ogni diritto positivo?

Perché per affermare il Contrattualismo, dobbiamo ipotizzarlo come atto fondante, quando non poteva esserci nei tempi antichi preistorici una tale consapevolezza?

L'ontologia sociale, indirizzo della filosofia contemporanea,  si occupa anche di queste categorie, di contratto e di utopia.

Perché gli essenziali principi del Bene devono essere Utopia, oppure Contratto fondante, non possono essere realtà, con cinquemila anni di storia dell'umanità alle spalle?

Non è banale che saremmo tutti più felici se le persone tutte fossero per lo meno serene, non sopraffatte o non tormentate dall'ansia di sopraffare altri per non essere tra i "sommersiù2 di domani?

Da leggere: Saggio sull'ineguaglianza di J. J. Rousseau. Molto breve, ma sempre illuminante e attuale.

Dovremmo tornare al secolo dei Lumi, quando si credeva alla luce della Ragione, i philosophes erano parte attiva della società e del suo cambiamento. L'Enciclopedia delle arti, delle scienze, delle tecniche e dei mestieri  eliminava la gerarchia tra le arti liberali e  le  arti meccaniche, pratiche, ma certo non si sarebbero augurati i Philosophes un'era tecnologica alla luce dell'Economia non tanto come scienza "regionale" tra le altre, ma al posto che occupò fino alla prima metà del XX secolo la Filosofia, ancora con Husserl.

Se prima la Filosofia dava un metodo, studiava l'epistemologia delle varie scienze regionali, i fini e i mezzi, ora è l'Economia ha dettare gli obiettivi, dire "economico" o anche "antieconomico" è come un tempo dire giusto o sbagliato, utile, inutile, dannoso, vero o falso, buono o cattivo, bello o brutto.

Se la Metafisica (vero o falso), l'Ontologia ( Essere e non Essere, divenire), l'Etica (Buono, Malvagio, utile, dannoso ), l'Estetica (Bello, brutto) ci sembrarono tanto dogmatiche, violente da doverle abbandonare, l'Economia può sostituire tali scienze e dare giudizi di valore al posto delle precedenti discipline?

Ci si può regolare nella vita sempre con i parametri prezzo- qualità, tempo per ottenere un determinato risultato, efficienza?

Economia: da oikos, in greco significa casa, la scienza di come ben amministrare una casa, ora globale, il pianeta.

Davvero ci sentiamo a casa in questo pianeta, in questa Europa, noi Europei, nella nostra nazione, regione, città, o paese, addirittura ci sentiamo a casa ... a casa nostra o sono altri a dirci cosa fare, cosa comprare, perché studiare o andare a cercare un lavoro...

Sono domande forse senza risposta, oppure domande retoriche che ne hanno già una ben precisa.


giovedì 11 febbraio 2021

Ricettario... senza ricette

 Lo so, sembra strano, ma ripetere una ricetta mi sembra inutile, noioso, per la mente e per il palato. Per l'olfatto e per la vista, per il tatto, quando il cibo può essere toccato, manipolato, come fanno i bambini che si sporcano, ma capiscono bene la consistenza!

Tornando un po' bambini, che si spalmano il cibo sulla faccia- anche fette di salame o la crema del dolce"- vedendo nel cibo un momento sensuale, perché tutti i sensi sono all'erta, ecco che questa rubrica non sarà tanto proporre una singola ricetta, quanto proporre l'idea di un gusto che non cerchi l'identico anche nell'ottimo, la ripetizione del kairos, l'attimo perfetto: fosse anche un cattivo infinito, mai raggiungibile come Hegel criticava l'infinito degli altri idealisti, in particolare quello di Fichte, direi che l'ingrediente segreto è all'interno di una ricetta tradizionale variare in quantità e ingredienti, in cottura e lievitazione,  in spezie o in  zucchero e miele, ciò che è stabile e tradizionale non solo per una ricetta regionale, ma anche una familiare.

La tentazione di cambiare qualcosa alla ricetta di mia madre o di mia nonna, ma anche a ogni mia ricetta. 

Non ci si bagna mia due volte nello stesso fiume e in realtà non assaggiamo mai lo stesso piatto, perché anche il più stabilizzato panino del Mac Donald viene consumato da persone diverse e ciascuna di essere è sempre diversa.

Rendere il piacere gastronomico legato a sensazioni riconoscibili, familiari, omologate e ripetitive è creare una grande illusione.

Certo il solito panino del Mac Donald sarà anche sempre lo stesso, ma non lo è colui che se ne ciba, pur volendo sempre lo stesso cibo. Si illude di assaggiare lo stesso hamburger, ma non è così perché lui è cambiato. Quanto più la richiesta di stabilità è forte, tanto meno stabile è la persona che ne fa richiesta e ha paura dei propri fisiologici, psicologici, esistenziali mutamenti.

I bambini, i ragazzi, quindi gli individui che sono in trasformazione ogni giorno spesso rifiutano di sperimentare, di provare... sono loro stessi in continuo cambiamento: lo stesso panino è una garanzia di ritrovare se stessi identici in quel sapore!

Se capisco i bambini e i ragazzi, ai più stabili, purtroppo spesso immodificabili adulti, posso permettermi di suggerire ricette... di una cucina senza ricettario, sapendo che è un dogma mai assaggiare due volte lo stesso cibo!

Politica-mente non sempre economica-mente: aspettando ...il deus ex machina

Siamo al Teatro della storia, la Commedia ci ha inizialmente preoccupato e anche fatto piangere, più della Tragedia, perché i personaggi sono gente come noi,  non i nobili e gli eroi, i semidei toccati dal destino avverso della Tragedia, puntiti per l'arroganza propria o dei loro avi come Edipo o Agamennone!

Ecco che in questo Teatro aspettiamo il deus ex machina che risolva la situazione. Sembra che sia arrivato....

Anche oggi, nei tempi del Covid 19 e di una crisi economica che è iniziata dal 2008 e poi è stata inglobata nella crisi della pandemia, siamo in attesa dello scioglimento di questa tragicommedia decennale ormai, come se nulla dipendesse da noi, dai nostri voti, dalle nostre decisioni. Infatti ci troviamo governati da tecnici, mentre siamo chiamati a votare politici, a cui abbiamo delegato (i contrattualisti lo sanno , la nostra libertà in cambio di sicurezza, noi impegnati in altre faccende... al lavoro o in cerca di lavoro!

Politica-mente viene sostituito da Economica-mente!

Anche questa volta è sceso dall' Olimpo, dal cielo degli Economisti, perché ora è l'Economia, non partitocratica, ma super partes, come la vogliono presentare, ad essere il faro culturale, addirittura spirituale, oltre che morale di questo pianeta globalizzato in nome dell'Economia. L'Economia sostituisce ogni  ideologia quando ormai non solo Dio è morto, ma tutte le  varie ideologie frutto della Metafisica accusata di essere violenta e causa dei Totalitarismi. Dire che un pensiero, una scelta sono ideologici è formulare una grave accusa, mentre fare scelte a carattere economico è segno di sano pragmatismo e di lungimiranza, addirittura di tolleranza e di inclusione, come se fossero sparite, non aumentate, le differenze economiche, non ci fossero più ingiustizie sociali morte le ideologie, viva l'economia di un mondo globalizzato, che parla un'unica lingua quella del commercio e degli affari, dell'alta finanza, delle Borse, quando la nostra, della spesa, sempre più a fatica si riempie o di buoni e sani prodotti. 

Quando il valore era nell'arte militare, per il mondo antico, medievale fin alla modernità, erano i generali a diventare imperatori, guide politiche ( da Alessandro Magno a Cesare e a gli imperatori nominati dall'esercito o adottati come i migliori), dai carolingi ad Ottone I che sconfiggendo gli Ungari a Lechfeld 955 divenne imperatore di quel sacro Romanzo impero germanico che cessò  nel 1805 con un altro imperatore, nel Napoleone, un generale  che si distinse su un fronte secondario per  la Francia rivoluzionaria, l'Italia. 

Se i philosophes dell'Illuminismo possono aver ispirato la Rivoluzione francese (Fraternité, liberté, égalité) e prima ancora l'indipendenza delle Colonie inglesi e la Costituzione americana, certo non seguirono il corso e gli esiti del Terrore o dell'Impero napoleonico. 

Hegel riconobbe lo Spirito del tempo a cavallo, nonostante Napoleone fosse un nemico!

Per Hegel, infatti,  la filosofia è la "nottola di Minerva" esce la sera , come la civetta, quando tutto è già avvenuto per giudicarlo, non per proporre! Per Hegel il "reale è razionale e il razionale è reale", in effetti è una filosofia reazionaria, della conservazione e legittimazione dell'esistente.

 E' strano che dalla sinistra hegeliana sia nato un pensiero, come quello marxista, letto poi come rivoluzionario, invece che descrittivo, predittivo, ma non certo ribelle rispetto all'esistente, come interpretò Lenin, forzando la mano allo stadio economico in cui era la Russia zarista. 

Del tutto anti-platonico per quel che riguarda la politica, perché il filosofo greco sottolineava l'importanza dei filosofi a guida della polis, come aiuto per i tiranni- in altro senso rispetto all'accezione moderna- come Dionigi di Siracusa; Aristotele e Seneca ci provarono ad indirizzare il pensiero, rispettivamente di Alessandro Magno e di Nerone, Marco Aurelio fu imperatore filosofo.  Durante l'assolutismo illuminato imperatori e sovrani dell'ancien Régime chiamavano a corte i filosofi (da Cartesio per la regina Cristina di Svezia nel Seicento, al nostro Cesare Beccaria autore del saggio "Dei delitti e delle pene".)

Oggi quale filosofo o quale filosofia accompagna i nostri politici e il nuovo deus ex machina?

I filosofi veri non sono parolai! 

Marx, oltre ad economista, fu filosofo, solo che ora di quel tipo di studi si ricorda solo più l'economista e non il filosofo.

Quando furono importanti le ideologie e il consenso  nella neonata società di massa e dei nuovi mezzi di comunicazione, furono gli oratori, i carismatici  a prendere il potere, poi ancora i generali in quelle nazioni ancora legate al carisma militare, oppure le guide religiose come gli ayhatollah là dove ci sono governi teocratico.

Pensare è un'attività... anti-economica? Sembra che alla gente comune, ai non addetti ai lavori, sia risparmiata questa fatica immane, come se potessimo sostituire il nostro pensiero a quello altrui, come affidiamo alla lavatrice, alla lavastoviglie, all'aspirapolvere pratiche manuali un tempo, che ci liberano di... tanto tempo... emancipano da lavori per destinarci ad altri lavori.

Secolarizzare le aspettative messianiche, non serve a diventare davvero laici. Attendere il salvatore della patria è pericoloso, a priori, come atteggiamento, non perché la persona in questione non sia all'altezza di affrontare la situazione ormai drammatica!

Forse, ormai, bisogna pensare solo economica-mente e non politica- mente nel senso proprio del termine, filosofico, aristotelico... uomo come animale sociale, politico?

Questo non è pensiero debole...


mercoledì 10 febbraio 2021

Poetica-mente

 Cerchiamo i sinonimi di "poetico" non in senso tecnico, ma in senso lato, metaforico. 

Se diciamo che  un'espressione  è "poetica" vogliamo dire che quel termine o quella frase, anche se in prosa, hanno un fascino particolare, tanto che gli studenti sono abituati a individuare sequenze "lirico- espressive".  Definire e analizzare .... non è poetico, perché non è intuitivo, non è una visione d'insieme, né un'emozione.

Cercare le "sequenze lirico-espressive" è ucciderle, cancellarle dalla memoria.

Probabilmente sono una nostalgica, laudator temporis acti, ma preferisco la lettura della poesia e della prosa letteraria degli studenti di trent'anni fa... senza analisi del testo, ma con una comprensione appunto intuitiva, intellettuale ed emotiva, culturale  che affidava allo studente, certo appassionato, l'esperienza poetica e letteraria, proprio come un'esperienza sua ( con l'aiuto di conoscenze storico-filosofiche, letterarie e linguistiche certo, ma molto più della sensibilità e  dell'intelligenza). Le figure retoriche, la metrica... erano immediatamente un tutt'uno con il commento, nel caso aiutasse l'emozione.

Essere una "persona poetica" è, nella considerazione comune,  essere una persona più emotiva e sentimentale che razionale e pratica, sognatrice e non pianificatrice.

La poesia è improvvisa consapevolezza della bellezza (intuita in un luogo, in una persona o in un'opera letteraria e artistica) manifestata con l' espressione linguistica (orale o scritta) di questa intuizione (percezione sensibile unita alla sua interiorizzazione mentale, con rielaborazione culturale). 

La poesia è una sospensione della realtà intesa come momenti quantitativamente enumerabili e rintracciabili nella memoria. sospensione di uno spazio tridimensionale.

La poesia se è vera poesia- in ogni genere si manifesti- è sospensione degli apriori della sensibilità secondo I. Kant,  spazio e tempo.

La Poetica di Aristotele individuava,  nell'unità di tempo e di luogo ,una delle ragioni della  grande poesia dei tragediografi  Eschilo, Sofocle ed Euripide, l'unità di tempo e di luogo. Questa unità inverosimile per la vita reale, può, dopo due millenni, essere indicata come la sospensione di spazio e tempo come entità quantitativamente misurabili e discrete, (1, 2, 3) mentre la linea di punti non ha questa caratteristica, di avere un successivo... quando siamo in poesia siamo, sia per lo spazio che per il tempo, in un ordine di numeri non discreti che misurano la durata (delle azioni, dei ricordi, dei sogni e delle speranze dei progetti)  e la distanza (emotiva non solo fisica) tra i vari personaggi, tra i personaggi e il poeta o lo scrittore in certe sequenze particolari,  i personaggi e il lettore, i lettori... fra loro!


Filosofica-ménte

 Ci sono giochi di parole che sono intraducibili in altre lingue perché l'omografia o l'omofonia non sono ripetibili.

Se prendiamo il sostantivo "ménte" e il verbo "mènte" (egli mènte, indicativo presente terza singolare) potremmo, componendo versi poetici, creare una paronomasia, far rimare parole identiche, ma di diverso significato. Se la dizione fosse perfetta, la "e" aperta o chiusa farebbe la differenza.

La Ménte mènte! 

La lettura mentale... non ha accento, il pensiero non ha accento e scambia la Ménte per un... essere che "mènte".

Sappiamo pronunciare la Verità, questa parola tronca in italiano e nelle altre lingue? 

Non si può fare a meno, per iniziare un discorso filosofico, che iniziare dalla Verità e dal suo contrario- la menzogna, l'astuto paralogismo, con la Mente, la voce che pronuncia e il pensiero che può fare a meno della voce.

Il pensiero prima è silenzioso, poi è dialogico ( il pensiero del dialogo socratico e platonico) addirittura cantato ( nei componimenti epici della tradizione orale). Poi la parola- silenziosa nella mente, pronunciata nei dialoghi, diventa scritta con regole di trascrizione, di accenti e di spiriti per il greco, non così per il latino, per le lingue romanze e le lingue germaniche... orientali.

La Verità ha un accento? Conosce l'API, l'Alfabeto fonetico internazionale, si può traslitterare, tradurre?

Ha senso parlare di Verità nella babele linguistica? Per questo si è sempre imposta una lingua di cultura dominante ( greco, latino, francese, inglese)?

Ci sono parole intraducibili, sfumature di metafore e di analogie che si perdono.

Allora la Verità pensata in quella lingua, pronunciata, scritta nella lingua madre e poi magari tradotta o fatta tradurre per poter raggiungere un numero maggiore di persone impallidisce, si affievolisce...è sempre lei, si riconosce oppure... la parola scritta mènte mentre la parola pensata nella ménte... no?


Rac-contando

 Il ferro da stiro



Eccolo lì, appoggiato al pavimento, con un becco che guarda ad un cielo bianco come un lenzuolo, perfettamente stirato!

Aspetta di poter cancellare le pieghe di un'anima stropicciata, dai desideri e dalle paure, strattonata dalla realtà che non capisce. Dopo la centrifuga ad ottocento giri, certo asciutta di bagnati desideri, ma ancora umida del sogno di quei desideri.

Un ferro a vapore, certo! Ormai il calcare della sua esperienza lo rende meno entusiasta, ma vale ancora il prezzo pagato.

Gli piacerebbe sfilare su un bell'asse da stiro, con quei bei panni ad elastico che le vere donne di casa sanno apprezzare!

Non vuole essere dimenticato a bruciare abiti o lenzuola che non conoscono l'amore...

Spera che un giorno lei lo dimentichi perché alla porta ha suonato qualcuno per cui vale la pena dimenticare il ferro da stiro anche sulla camicia più bella.

Cercherà di spegnersi da solo e di non fare danni...anche lei si merita un po' di felicità.

Dopo, sarà lui a far scomparire le pieghe della sua anima stropicciata d'amore.

martedì 9 febbraio 2021

Rac-contando

 10 febbraio 2021


La borsa

Dicono che la sua pelle migliori con il tempo, certo con lei, la sua padrona, il tempo passa più in fretta... non ne ha cura, eppure non se ne separa...

Per dispetto sembra quasi che  la borsa ingoi tutto ciò che lei ripone! A volte trangugia a forza, vomita oggetti, fogli, biro che macchiano, blister di medicine che non servono, pastiglie che vagano con qualche moneta uscita dal portafogli!

Un bel tipo anche quello! A cosa servono gli scomparti! A volte ad ingurgitare il cellulare, dato per disperso!

Una borsa bulimica se fosse lo stomaco della sua vita, diresti che non sa quel che dice, se parla come mangia!

Ormai anche la chiusura calamitata non è più un ostacolo per i borseggiatori, che certamente non oserebbero, loro conoscono le borse, le donne!

Ne è appena passato uno, ci sarebbe voluto un attimo a rubarle il portafogli! L'ha urtata, chiesto scusa, il tempo di fare tutto e lei non se ne sarebbe accorta.

Ha avuto il tempo di vedere i suoi occhi tristi, ma non arresi... non ha voluto intrufolarsi in quella vita, dove sembra che non ci sia più nulla da prendere! Forse non rubare è un'offesa alla povertà! Un giudizio di disprezzo. 

Non vuole offenderla... la segue, ruba un fiore di camelia da una siepe, glielo lascia nella borsa, come il biglietto da visita di un ladro gentiluomo...


Ospiti.... attesi

Prima di presentare i miei ospiti, vorrei riflettere non sull'idea di ospitalità, sacra per i popoli, ma sui concetti di spazio e di distanza che entrano in gioco nell'ospitalità.

Chiunque sia il nostro ospite, sperimenteremo una distanza che è fatta di dislocazioni spaziali e anche temporali: ci saranno spazi per l'ospite che non saranno più i nostri spazi e spazi che sentiremo più nostri di prima, perché nel preservare la riservatezza altrui, capiamo meglio anche la nostra!

Chiediamoci quali stanze concediamo, quali ripiani, quali poltrone... nell'assegnare agli altri, come un privilegio, forse prendiamo per noi qualcosa, che prima non ci curavamo di proteggere, di riservare al nostro esclusivo uso.

Pensare ad un ospite è anche pensare che siamo anche noi ospiti, che lo siamo stati o lo saremo, che ci fa piacere essere attesi da qualcuno, accolti, risparmiati da certe pratiche quotidiane, privilegiati per un po'...

Attendere un ospite è prepararsi a cedere spazi domestici per entrare nello spazio ben più grande della vita altrui, di chi ci farà visitare di sé quanto riterrà giusto.


Rac-contando!

 Il cappotto


Eccolo lì, sembra appena stato giustiziato da una raffica di fucile, un'esecuzione di stato, gli onori delle armi! Si è accasciato sulla sedia, una manica non si vede, l'altra è un braccio che non può più prendere nulla dalla vita! La fodera nera come forse la sua anima! Marrone-verde, come gli occhi di chi decise la sua morte.

Non ha preso la forma dell'anima che lo indossava, ma ora della sedia, che ne deforma le linee e ad indossarlo sembrerà che la proprietaria avesse le scapole alate... difetto dei ragazzi di un tempo...

I bottoni sarebbe bello che fossero d'osso, come quelli di un cappotto anni sessanta incontrato un tempo nell'armadio dell'altra casa della sua padrona...

Invece sono bottoni di plastica, che stranamente lei non ha strappato ogni volta che cerca di abbottonarlo e non sempre con l'ordine giusto...

Ma chi le ha insegnato è lasciare così l'anima sulla sedia, deformata dallo schienale? 

Nessuno le ha detto che anche gli abiti soffrono? Cosa ci vuole a fare di meglio? 

Se non fosse una protesta la sua, direi che è crudele. 

Lo so perché non appende i cappotti, non li spazzola, non si lucida le scarpe, non va dalla parrucchiera... 

Il cappello lo mette come se non fosse suo... 

Dove è andata? 

Sta correndo scalza in un prato!

Filosofica-mente

 Si può avere una Mente filosofica e  anche una Mente poetica?

La Filosofia nasce in territorio ellenico (dalle coste ionie al sud Italia della Magna Grecia, nelle colonie fondate da ecisti,  prima che nella madre patria, prima che Atene diventasse il faro intellettuale del mondo ellenico e poi occidentale), quando il logos, il discorso razionale si emancipò dal mythos, il discorso poetico e immaginifico, dalla Teogonie, dalle Opere e i Giorni di Esiodo, come dagli eroi e dagli dei dell'Iliade e dell'Odissea.  Il logos, come figliol prodigo, forse dovrebbe ritornare a casa, dopo secoli e millenni, non per pentimento, come l'ultimo dei servi, ma certo come figlio atteso, onorato e festeggiato.

Dovrebbe tornare, invece che allontanarsi ancor di più, seguendo un logos tecnologico, (neppure scientifico, perché lo spirito degli scienziati greci era speculativo, senza l'ansia delle immediate applicazioni tecniche)!

Archimede, il matematico, costruì macchine a difesa di Siracusa, ma Socrate si lasciò uccidere dalla cicuta!

Galileo abiurò alle tesi dimostrate e difese, per non essere bruciato al rogo come il filosofo Giordano Bruno che vedeva l'infinito spazio- non lo dimostrava-, grazie agli eroici furori, non solo filosofici, ma anche poetici. Un altro filosofo, T. Campanella, che condivise la cella con G. Bruno, certo si finse pazzo, ma per continuare a scrivere quella filosofia che solo lui poteva scrivere, mentre il sistema copernicano  altri avrebbero potuto dimostrarlo. 

Il rispetto per artisti scrittori e poeti, filosofi dovrebbe anche essere quello che si ha di fronte all'insostituibile loro lavoro: non lo possono delegare, nemmeno maestranze di caraveggeschi furono Caravaggio!

Quel pensiero, quella poesia, quell'opera d'arte non sono ripetibili, anche se negli anni e nei secoli sono cresciuti nugoli di esperti.

Platone ... non sarebbe stato un filosofo platonico né delle varie Accademie greche e latine, né di quelle medievali e moderne. Così Aristotele non sarebbe stato un convinto aristotelico, Hegel un hegeliano, Manzoni un manzoniano... Sarebbero andati continuamente oltre se stessi, vivendo nei secoli e nei millenni, mettendo in discussione il loro stesso sapere, l'arte, la poesia la filosofia da loro stessi pensata.

Le nove Muse, figlie di Zeus e di Mnemosune, della Memoria, ispirano gli artisti, ma per renderli unici, li ispirano direttamente! Invece che trovare ispirazione da una delle Muse protettrici delle arti, molti si richiamano a grandi in ogni arte, anche in Filosofia. Questa mediazione tra loro e la musa,( eroico furore senza mediazioni  e senza compromessi), è la diversità tra artisti, filosofi poeti e scrittori,  da una parte e scienziati delle scienze sperimentali, dall'altra.

Il metodo galileiano, le sensate esperienze, la matematica, l'esperimento condivisibile e ripetibili  sono le basi della comunità scientifica internazionale dal Seicento ad oggi, con la globalizzazione e internet.

Non vale per le humanae litterae e per le arti.

Che dire?

Una mente filosofica può certo anche essere scientifica - come insegnano i filosofi da Talete a Pitagora, da Cartesio, Pascal,  Leibniz..in poi, ma se torna a casa, al mythos, al  racconto poetico sa che diventerà unico e insostituibile, anche se forse non apprezzato e capito come se assecondasse la propria inclinazione e intelligenza scientifica.

Il desiderio di comunicare di un artista è come quello di un poeta e di uno scrittore: non si aspettano che si dia loro ragione, ma amore per l'opera che hanno creato. 

Il filosofo, invece, è più simile allo scienziato: vuole aver ragione, la sua deve essere la corretta interpretazione del mondo.

Il poeta, lo scrittore, l'artista creano, il filosofo interpreta, lo scienziato dimostra!

I primi cercano l'amore per l'opera che creano, gli altri la ragione.

Si può essere amati senza aver ragione, ma non si può aver ragione... essendo nell'errore.

Si sceglie per indole, si spera in amori ragionevoli e in amorevoli ragioni, ma non sempre è possibile. 

La bellezza è sempre vera e buona (kalos kai agathos era l'eroe greco, bello e buono), ma la verità può non essere bella e il buono neppure.  

Per le opere della Natura, dell'arte, della letteratura si dice... "che bello"... per un discorso filosofico e scientifico... "è vero"!  C'è chi si fa commuovere dal bello, chi dal vero, certo tutti apprezziamo entrambi, ma ci innamoriamo davvero solo dell'uno o dell'altro.





Poetica-mente!

 Poetica-mente! Avere una mente poetica!  come gli antichi, come i bambini e i giovani!

Secondo G. Vico,  in tutta la sua Scienza Nuova (del 1725/1730/1744, in realtà tre opere distinte,  anche se con lo stesso titolo! Un po' come le tra versioni dei Promessi Sposi dal Fermo e Lucia all'edizione del 1840 passando per quella del 1727), in particolare nella "Sapienza Poetica" , la poesia è il fare più proprio dell'umanità nell'età eroica, ricca di passioni e di immaginazione... l'età che corrisponde alla giovinezza...Superata la fase in cui "gli uomini sentono senza avvertire" ,con un chiaro e dichiarato parallelismo con i bambini di pochi anni (vico ebbe otto figli e scriveva in casa la sua opera, quindi avendo ben presenti le fasi della crescita ), gli uomini "Sentono con animo perturbato e commosso" . Questa è la giovinezza per gli uomini, poetica non in senso tecnico, anche se solo in questa fase può nascere la vera poesia, in questa età eroica (che fu per la Grecia il periodo chiamato Secoli bui, Medioevo ellenico, X-IX secolo a. C,)  il nostro medioevo, in particolare l'alto Medioevo, dalla cui fervida immaginazione attinse Dante per la sua Comedìa.

Solo in una terza età, l'età degli uomini - non più l'età degli dei e degli eroi- essi "riflettono con mente pura": l'età adulta, filosofica della scrittura in prosa!

Quando si dice che la Filosofia non si può insegnare prima dei quindici anni, è perché l'età evolutiva prescrive un pensiero astratto, speculativo in un momento più avanzato della crescita.

Prima dell'astrazione concettuale, c'è un'astrazione poetica, Vico chiama i suoi risultati "universali poetici" o "Caratteri poetici": ossia la figura dell'Antonomasia regna sovrana, come la metafora e la similitudine. Achille è l'eroe... per antonomasia, per eccellenza, ossia è il concetto poetico (per vico l'universale fantastico o carattere poetico- per indicare invincibili eroi... fino all'Uomo Ragno o Iron Man!

Questa mentalità può continuare anche nelle epoche riflessive come la nostra (dall'età moderna alla contemporanea)? Può scongiurare la "barbarie della riflessione" segno di decadenza di una civiltà per una palingenesi in una nuova barbarie eroica che riattivi immaginazione e sensi?

La Sapienza Poetica, di cui parla Vico, non ha in realtà molto a che fare con i trattati di Poetica, nemmeno con la Ragion Poetica dell'amico G. Gravina, mentore del poeta Metastasio.

Se il Filosofo Heidegger in Sentieri interrotti scriveva un saggio "Perché i poeti nel tempo della povertà"? potremmo provare a far dialogare il filosofo tedesco e Vico.

Ci possono essere poeti- vichianamente intesi, poeti teologi come Omero, come il toscano Omero Dante- nel tempo della povertà? Anche se non di pari grandezza, di natura almeno simile, che "ragionano" con universali poetici e non con universali astratti, che usino la Logica poetica, la Metafisica Poetica, la Geografia Poetica, l'immaginazione e le passioni, più che la ragione?

Se esistono o se esistessero potrebbero scongiurare la "povertà" ?

Cercheremo di scoprirlo....


lunedì 8 febbraio 2021

Insegnare... imprimere segni?

 Tra l'idea che il termine" insegnante" significhi imprimere segni nella mente, (come se l'insegnamento fosse di per sé una scrittura, una riscrittura)  e la "maieutica socratica" o la "reminiscenza" platonica, per cui sapere è ricordare le Idee contemplate nell'Iperuranio,  c'è una grande differenza!

Lasciare una traccia nella mente degli allievi, degli studenti può essere invasivo, quasi violento, anche se si tratta di conoscenze!

Se abbiamo un foglio bianco, molto più appassionante è osservare la mano dello studente che disegna, dipinge, fa i suoi esercizi, scrive la sua composizione, prova a riassumere. 

Chi imprime segni è lui, ma sotto lo sguardo, contemplativo  e allo stesso tempo di guida, dell'insegnante, che deve provare un'emozione, anche sorridere per un errore che, se non è il solito ripetuto e copiato, è un segno, una traccia da seguire di un pensiero! 

Rispetto ad uno statico mondo delle idee (da contemplare e da riprodurre, aiutati con l'arte maieutica del far nascere la verità, come un parto... ) ecco che partire, non con un nozionistico test d'ingresso, ma da una curiosità sincera può essere una via non violenta, non impositiva, per scrivere insieme: se alle conoscenze vien meno la curiosità e la freschezza di un entusiasmo anche ingenuo, sono lettera morta, se non ci sono le profonde conoscenze dell'insegnante, si rischia di essere superficiali, dispersivi, senza radici.

I. Kant scriveva nella Critica della Ragion Pura che le categorie logiche senza l'esperienza  empirica, i dati dei sensi, sono vuote, le esperienze senza la categorie logiche, sono cieche.

Potremmo dire che, al posto delle categorie logiche da parte degli insegnanti,  c'è  la conoscenza, non solo delle singole discipline, ma di tutto un contesto storico- culturale, senza queste "categorie"  le conoscenze degli studenti sono cieche, brancolano senza una guida, ma anche le conoscenze- degli insegnanti- senza la freschezza della sensibilità degli studenti, del loro essere essi stessi organi di senso della cultura- sono vuote!

Vuotezza dell'insegnamento e cecità di molte preparazioni degli studenti sono intrecciate!

Ci vorrebbe una Critica della Ragion Pura non come testo pedagogico, ma filosofico, come  era  l'impostazione dell'insegnamento per Socrate, per l'Accademia di Platone, il Liceo di Aristotele, la Stoà, il Portico degli Stoici.

Perché non è sapendo tutti leggere e scrivere che diventiamo più colti delle generazioni di analfabeti,  dipende da quel che poi scriviamo e leggiamo, degli spettacoli a cui prendiamo parte. Nell'antica Grecia, anche gli schiavi assistevano alle tragedie di Eschilo, Sofocle ed Euripide, anche i lavoratori più umili, in appositi orari,  nell'Inghilterra del XVI - XVII secolo alle opere teatrali  di Shakespeare!

Di per sé saper leggere e scrivere (più o meno correttamente) non è indice di cultura. Addirittura la cultura a livelli alti non è una garanzia di autonomia di giudizio, pensiero creativo e libero. Anche la conoscenza, se diventa erudizione, può essere una servitù, una gabbia.

Può essere una falsa sicurezza di poter essere critici e autonomi, quando non è così.

Non sono i "saperi" ad essere "inutili"... siamo noi che li rendiamo tali e anche gli studenti se ne accorgono.