mercoledì 10 febbraio 2021

Filosofica-ménte

 Ci sono giochi di parole che sono intraducibili in altre lingue perché l'omografia o l'omofonia non sono ripetibili.

Se prendiamo il sostantivo "ménte" e il verbo "mènte" (egli mènte, indicativo presente terza singolare) potremmo, componendo versi poetici, creare una paronomasia, far rimare parole identiche, ma di diverso significato. Se la dizione fosse perfetta, la "e" aperta o chiusa farebbe la differenza.

La Ménte mènte! 

La lettura mentale... non ha accento, il pensiero non ha accento e scambia la Ménte per un... essere che "mènte".

Sappiamo pronunciare la Verità, questa parola tronca in italiano e nelle altre lingue? 

Non si può fare a meno, per iniziare un discorso filosofico, che iniziare dalla Verità e dal suo contrario- la menzogna, l'astuto paralogismo, con la Mente, la voce che pronuncia e il pensiero che può fare a meno della voce.

Il pensiero prima è silenzioso, poi è dialogico ( il pensiero del dialogo socratico e platonico) addirittura cantato ( nei componimenti epici della tradizione orale). Poi la parola- silenziosa nella mente, pronunciata nei dialoghi, diventa scritta con regole di trascrizione, di accenti e di spiriti per il greco, non così per il latino, per le lingue romanze e le lingue germaniche... orientali.

La Verità ha un accento? Conosce l'API, l'Alfabeto fonetico internazionale, si può traslitterare, tradurre?

Ha senso parlare di Verità nella babele linguistica? Per questo si è sempre imposta una lingua di cultura dominante ( greco, latino, francese, inglese)?

Ci sono parole intraducibili, sfumature di metafore e di analogie che si perdono.

Allora la Verità pensata in quella lingua, pronunciata, scritta nella lingua madre e poi magari tradotta o fatta tradurre per poter raggiungere un numero maggiore di persone impallidisce, si affievolisce...è sempre lei, si riconosce oppure... la parola scritta mènte mentre la parola pensata nella ménte... no?


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