giovedì 11 febbraio 2021

Politica-mente non sempre economica-mente: aspettando ...il deus ex machina

Siamo al Teatro della storia, la Commedia ci ha inizialmente preoccupato e anche fatto piangere, più della Tragedia, perché i personaggi sono gente come noi,  non i nobili e gli eroi, i semidei toccati dal destino avverso della Tragedia, puntiti per l'arroganza propria o dei loro avi come Edipo o Agamennone!

Ecco che in questo Teatro aspettiamo il deus ex machina che risolva la situazione. Sembra che sia arrivato....

Anche oggi, nei tempi del Covid 19 e di una crisi economica che è iniziata dal 2008 e poi è stata inglobata nella crisi della pandemia, siamo in attesa dello scioglimento di questa tragicommedia decennale ormai, come se nulla dipendesse da noi, dai nostri voti, dalle nostre decisioni. Infatti ci troviamo governati da tecnici, mentre siamo chiamati a votare politici, a cui abbiamo delegato (i contrattualisti lo sanno , la nostra libertà in cambio di sicurezza, noi impegnati in altre faccende... al lavoro o in cerca di lavoro!

Politica-mente viene sostituito da Economica-mente!

Anche questa volta è sceso dall' Olimpo, dal cielo degli Economisti, perché ora è l'Economia, non partitocratica, ma super partes, come la vogliono presentare, ad essere il faro culturale, addirittura spirituale, oltre che morale di questo pianeta globalizzato in nome dell'Economia. L'Economia sostituisce ogni  ideologia quando ormai non solo Dio è morto, ma tutte le  varie ideologie frutto della Metafisica accusata di essere violenta e causa dei Totalitarismi. Dire che un pensiero, una scelta sono ideologici è formulare una grave accusa, mentre fare scelte a carattere economico è segno di sano pragmatismo e di lungimiranza, addirittura di tolleranza e di inclusione, come se fossero sparite, non aumentate, le differenze economiche, non ci fossero più ingiustizie sociali morte le ideologie, viva l'economia di un mondo globalizzato, che parla un'unica lingua quella del commercio e degli affari, dell'alta finanza, delle Borse, quando la nostra, della spesa, sempre più a fatica si riempie o di buoni e sani prodotti. 

Quando il valore era nell'arte militare, per il mondo antico, medievale fin alla modernità, erano i generali a diventare imperatori, guide politiche ( da Alessandro Magno a Cesare e a gli imperatori nominati dall'esercito o adottati come i migliori), dai carolingi ad Ottone I che sconfiggendo gli Ungari a Lechfeld 955 divenne imperatore di quel sacro Romanzo impero germanico che cessò  nel 1805 con un altro imperatore, nel Napoleone, un generale  che si distinse su un fronte secondario per  la Francia rivoluzionaria, l'Italia. 

Se i philosophes dell'Illuminismo possono aver ispirato la Rivoluzione francese (Fraternité, liberté, égalité) e prima ancora l'indipendenza delle Colonie inglesi e la Costituzione americana, certo non seguirono il corso e gli esiti del Terrore o dell'Impero napoleonico. 

Hegel riconobbe lo Spirito del tempo a cavallo, nonostante Napoleone fosse un nemico!

Per Hegel, infatti,  la filosofia è la "nottola di Minerva" esce la sera , come la civetta, quando tutto è già avvenuto per giudicarlo, non per proporre! Per Hegel il "reale è razionale e il razionale è reale", in effetti è una filosofia reazionaria, della conservazione e legittimazione dell'esistente.

 E' strano che dalla sinistra hegeliana sia nato un pensiero, come quello marxista, letto poi come rivoluzionario, invece che descrittivo, predittivo, ma non certo ribelle rispetto all'esistente, come interpretò Lenin, forzando la mano allo stadio economico in cui era la Russia zarista. 

Del tutto anti-platonico per quel che riguarda la politica, perché il filosofo greco sottolineava l'importanza dei filosofi a guida della polis, come aiuto per i tiranni- in altro senso rispetto all'accezione moderna- come Dionigi di Siracusa; Aristotele e Seneca ci provarono ad indirizzare il pensiero, rispettivamente di Alessandro Magno e di Nerone, Marco Aurelio fu imperatore filosofo.  Durante l'assolutismo illuminato imperatori e sovrani dell'ancien Régime chiamavano a corte i filosofi (da Cartesio per la regina Cristina di Svezia nel Seicento, al nostro Cesare Beccaria autore del saggio "Dei delitti e delle pene".)

Oggi quale filosofo o quale filosofia accompagna i nostri politici e il nuovo deus ex machina?

I filosofi veri non sono parolai! 

Marx, oltre ad economista, fu filosofo, solo che ora di quel tipo di studi si ricorda solo più l'economista e non il filosofo.

Quando furono importanti le ideologie e il consenso  nella neonata società di massa e dei nuovi mezzi di comunicazione, furono gli oratori, i carismatici  a prendere il potere, poi ancora i generali in quelle nazioni ancora legate al carisma militare, oppure le guide religiose come gli ayhatollah là dove ci sono governi teocratico.

Pensare è un'attività... anti-economica? Sembra che alla gente comune, ai non addetti ai lavori, sia risparmiata questa fatica immane, come se potessimo sostituire il nostro pensiero a quello altrui, come affidiamo alla lavatrice, alla lavastoviglie, all'aspirapolvere pratiche manuali un tempo, che ci liberano di... tanto tempo... emancipano da lavori per destinarci ad altri lavori.

Secolarizzare le aspettative messianiche, non serve a diventare davvero laici. Attendere il salvatore della patria è pericoloso, a priori, come atteggiamento, non perché la persona in questione non sia all'altezza di affrontare la situazione ormai drammatica!

Forse, ormai, bisogna pensare solo economica-mente e non politica- mente nel senso proprio del termine, filosofico, aristotelico... uomo come animale sociale, politico?

Questo non è pensiero debole...


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