sabato 3 aprile 2021

Citazioni letterarie: L'innesto del vaiolo,1761 G. Parini, Odi.


A 260 anni da questa Ode di G. Parini,  per il vaccino  contro il Vaiolo, tra speranze e sospetti, con lo stile neoclassico e una passione già romantica, questa Ode, del Maestro di Foscolo! 

Da rileggere il Giorno, ora non potremmo più irridere al risveglio del "giovin signore" e alla sua oziosa giornata da cicisbeo... Non sono più i nobili ad essere oggetto di satira poetica... ma ci sono altri "giovin signori", non nobili, neanche nobili d'animo (non sono i "cor gentil" a cui "rempaira sempre amore...da Guinizelli a Dante). Non sono nobili, "gentili"  ossia di nobili origini, il loro non è l'otium latino, tra letture filosofiche, letterarie o scientifiche, in una pausa tra politica e arte militare o altro che faccia parte del "negotium"... ma questa è un'altra rivisitazione, un'altra prova di come gli artisti, i poeti e gli scrittori proprio nell'essere completamente contemporanei siano "classici" ossia parlino di tutti e a tutti....

Questo è il confronto non con una delle tante pandemie della storia (dalla peste nel campo degli Achei, come punizione divina per l'hubris di Agamennone,  che non vuole restituire, neanche a fronte di ricchissimo riscatto, Criseide al sacerdote di Apollo Crise... alla peste di Atene durante la guerra del Peloponneso, attraverso tutte le innumerevoli pandemie dell'antichità, per arrivare al Decameron e ai Promessi Sposi e all'esistenziale Peste di Camus!). Dopo un anno di Covid19, stiamo parlando di vaccini e forse questa Ode di Parini è quanto di più attuale ci sia pur nella sua complessità, proprio nella sua complessità per cui il lettore, non più abituato allo stile letterario del Settecento, deve fermarsi a meditare ogni parola...

Quando la smetteremo di volere solo frasi da slogan pubblicitari? Facili, immediati, che non ci chiedono di pensare per capire? Anche quelli scritti sui muri ... tanti anni fa, incancellabili, erano immediati!

Sforziamoci di capire, se volete, potete anche fraintendere qualche verso di quest'ode... Non dobbiamo sempre pensare che qualcuno ci dia il voto, lasciamo stare tutte le parafrasi su internet... sbagliamo nel capire, pazienza, ma leggiamo!  Ci sono errori intelligenti e risposte giuste da cretini, da burattini, da  pappagalli ammaestrati!  Compiacimenti nel sentirsi ripetere ciò che abbiamo detto...forse meglio sentire un ragionamento fatto sul momento, perché lo studente non ha studiato e in quel suo arrampicarsi sugli specchi almeno usa tutta l'intelligenza che ha e non suggerimenti di varia natura! 

Meglio una domanda intelligente, che una risposta mnemonica (lasciamo stare poi le copiature, i plagi, i suggerimenti in diretta...che la tecnologia permette), meglio una parafrasi sbagliata... ma con quello che si ha nella testa... che una ripetizione di parole... per quel famoso sei.... pietoso! (Lo so queste sono riflessioni da prof... che vorrebbe studenti "critica-mente" attivi! Le illusioni di Leopardi? Oppure no!

Ecco l'Ode

 Al dottore Giammaria Bicetti De’ Buttinoni

 
O Genovese ove ne vai? qual raggio
Brilla di speme su le audaci antenne?
Non temi oimè le penne
Non anco esperte degli ignoti venti?
Qual ti affida coraggio5
All’intentato piano
De lo immenso oceano?
Senti le beffe dell’Europa, senti
Come deride i tuoi sperati eventi.

Ma tu il vulgo dispregia. Erra chi dice,10
Che natura ponesse all’uom confine
Di vaste acque marine,
Se gli diè mente onde lor freno imporre:
E dall’alta pendice
Insegnolli a guidare15
I gran tronchi sul mare,
E in poderoso canape raccorre
I venti, onde su l’acque ardito scorre.

Così l’eroe nocchier pensa, ed abbatte
I paventati d’Ercole pilastri;20
Saluta novelli astri;
E di nuove tempeste ode il ruggito.
Veggon le stupefatte
Genti dell’orbe ascoso
Lo stranier portentoso.25
Ei riede; e mostra i suoi tesori ardito
All’Europa, che il beffa ancor sul lito.

Più dell’oro, bicetti, all’Uomo è cara
Questa del viver suo lunga speranza:
Più dell’oro possanza30
Sopra gli animi umani ha la bellezza.
E pur la turba ignara
Or condanna il cimento,
Or resiste all’evento
Di chi ’l doppio tesor le reca; e sprezza35
I novi mondi al prisco mondo avvezza.

Come biada orgogliosa in campo estivo,
Cresce di santi abbracciamenti il frutto.
Ringiovanisce tutto
Nell’aspetto de’ figli il caro padre;40
E dentro al cor giulivo
Contemplando la speme
De le sue ore estreme,
Già cultori apparecchia artieri e squadre
A la patria d’eroi famosa madre.45

Crescete o pargoletti: un dì sarete
Tu forte appoggio de le patrie mura,
E tu soave cura,
E lusinghevol’ esca ai casti cori.
Ma, oh dio, qual falce miete50
De la ridente messe
Le sì dolci promesse?
O quai d’atroce grandine furori
Ne sfregiano il bel verde e i primi fiori?

Fra le tenere membra orribil siede55
Tacito seme: e d’improvviso il desta
Una furia funesta
De la stirpe degli uomini flagello.
Urta al di dentro, e fiede
Con lièvito mortale;60
E la macchina frale
O al tutto abbatte, o le rapisce il bello,
Quasi a statua d’eroe rival scarpello.

Tutti la furia indomita vorace
Tutti una volta assale ai più verd’anni:65
E le strida e gli affanni
Dai tugurj conduce a’ regj tetti;
E con la man rapace
Ne le tombe condensa
Prole d’uomini immensa.70
Sfugge taluno è vero ai guardi infetti;
Ma palpitando peggior fato aspetti.

Oh miseri! che val di medic’ arte
Nè studj oprar nè farmachi nè mani?
Tutti i sudor son vani75
Quando il morbo nemico è su la porta;
E vigor gli comparte
De la sorpresa salma
La non perfetta calma.
Oh debil’ arte, oh mal secura scorta,80
Che il male attendi, e no ’l previeni accorta!

Già non l’attende in orïente il folto
Popol che noi chiamiam barbaro e rude;
Ma sagace delude
Il fiero inevitabile demòne.85
Poichè il buon punto ha colto
Onde il mostro conquida,
Coraggioso lo sfida;
E lo astrigne ad usar ne la tenzone
L’armi, che ottuse tra le man gli pone.90

Del regnante velen spontaneo elegge
Quel ch’è men tristo; e macolar ne suole
La ben amata prole,
Che non più recidiva in salvo torna.
Però d’umano gregge95
Va Pechino coperto;
E di femmineo merto
Tesoreggia il Circasso, e i chiostri adorna
Ove la Dea di Cipri orba soggiorna.

Montegù, qual peregrina nave,100
Barbare terre misurando e mari,
E di popoli varj
Diseppellendo antiqui regni e vasti,
E a noi tornando grave
Di strana gemma e d’auro,105
Portò sì gran tesauro,
Che a pareggiare non che a vincer basti
Quel, che tu dall’Eussino a noi recasti?

Rise l’Anglia la Francia Italia rise
Al rammentar del favoloso Innesto:110
E il giudizio molesto
De la falsa ragione incontro alzosse.
In van l’effetto arrise
A le imprese tentate;
Chè la falsa pietate115
Contro al suo bene e contro al ver si mosse,
E di lamento femminile armosse.

Ben fur preste a raccor gl’infausti doni
Che, attraversando l’oceàno aprico,
Lor condusse Americo;120
E ad ambe man li trangugiaron pronte.
De’ lacerati troni
Gli avanzi sanguinosi,
E i frutti velenosi
Strinser gioiendo; e da lo stesso fonte125
De la vita succhiar spasimi ed onte.

Tal del folle mortal tale è la sorte:
Contra ragione or di natura abusa;
Or di ragion mal usa
Contra natura che i suoi don gli porge.130
Questa a schifar la morte
Insegnò madre amante
A un popolo ignorante;
E il popol colto, che tropp’alto scorge,
Contro ai consigli di tal madre insorge.135

Sempre il novo, ch’è grande, appar menzogna,
Mio bicetti, al volgar debile ingegno:
Ma imperturbato il regno
De’ saggi dietro all’utile s’ostina.
Minaccia nè vergogna140
No ’l frena, no ’l rimove;
Prove accumula a prove;
Del popolare error l’idol rovina,
E la salute ai posteri destina.

Così l’Anglia la Francia Italia vide145
Drappel di saggi contro al vulgo armarse.
Lor zelo indomit’ arse,
E di popolo in popolo s’accese.
Contro all’armi omicide
Non più debole e nudo;150
Ma sotto a certo scudo
Il tenero garzon cauto discese,
E il fato inesorabile sorprese.

Tu sull’orme di quelli ardito corri
Tu pur, bicetti; e di combatter tenta155
La pietà violenta
Che a le Insubriche madri il core implica.
L’umanità soccorri;
Spregia l’ingiusto soglio
Ove s’arman d’orgoglio160
La superstizïon del ver nemica,
E l’ostinata folle scola antica.

Quanta parte maggior d’almi nipoti
Coltiverà nostri felici campi!
E quanta fia che avvampi165
D’industria in pace o di coraggio in guerra!
Quanta i soavi moti
Propagherà d’amore,
E desterà il languore
Del pigro Imene, che infecondo or erra170
Contro all’util comun di terra in terra!

Le giovinette con le man di rosa
Idalio mirto coglieranno un giorno:
All’alta quercia intorno
I giovinetti fronde coglieranno;175
E a la tua chioma annosa,
Cui per doppio decoro
Già circonda l’alloro,
Intrecceran ghirlande, e canteranno:
Questi a morte ne tolse o a lungo danno.180

Tale il nobile plettro infra le dita
Mi profeteggia armonïoso e dolce,
Nobil plettro che molce
Il duro sasso dell’umana mente;
E da lunge lo invita185
Con lusinghevol suono
Verso il ver, verso il buono;
Nè mai con laude bestemmiò nocente
O il falso in trono o la viltà potente.

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