martedì 16 febbraio 2021

Filosofica -mente: oggetti filosofici... lapidazioni esistenziali (Capitolo I)

 Oggetto... Gegenstand... Obiectum, gettato contro il soggetto! 

La storia della filosofia è una storia del rapporto oggetto, soggetto, l'uno non esiste senza l'altro!

Essere "obiettivi" diventa il sinonimo di veritieri, non di parte, rispettosi della verità!  Così anche le verifiche a risposta chiusa ... i test sarebbero valutazione più obiettiva rispetto alle risposte aperte, ai temi! Certamente la somma del punteggio che determina il voto- la misurazione, non la valutazione, certo da contestualizzare- la compilazione di una griglia dettagliata, sempre più articolata- è la ricerca di un'obiettività di giudizio che non dia adito ad interpretazioni, crudeltà o inconsapevoli simpatie, anticipazioni predittive del voto di quel candidato o studente.

L'esempio della mia esperienza scolastica, che è comunque l'esperienza che tutti condividono come allievi ed ex allievi, come genitori e nonni, fratelli di allievi e studenti, se non studenti essi stessi, è un modo per creare una questione non certo di docimologia, di deontologia, ma una questione filosofica sugli oggetti e sul nostro rapporto su tutto ciò che ... ci vien gettato contro: sia una persona che incontriamo, uno scritto, un oggetto inanimato, un elemento naturale paesaggistico, un animale, un'opera d'arte, addirittura un sogno o un incubo.

Tutto è oggetto... nel senso che tutto ( esseri animati e inanimati, concreti, ma anche astratti, artistici o naturali bidimensionali o tridimensionali... ) ci viene gettato contro e in questo nostro essere lapidati... cerchiamo come soggetti di difenderci salvo poi vendicarci scagliandoci anche noi come oggetti, spesso UFO oggetti non identificati nella vita degli altri!

Non è una reificazione degradante... direi che l'etimologia di oggetto dal latino e dal tedesco, oltre e certo in altre lingue ci dà questo senso di ostilità che non è dell'inanimato, ma ci ciò che è animato o che è mosso da altro, ma certo dietro ad un oggetto lanciato, c'è chi nasconde la mano....

Non pretendo di essere stata chiara... ma questa reciprocità che sperimentiamo nell'essere noi "la pietra dello scandalo" nella vita altrui e nel ricevere altre pietre... lanciate contro di noi in egual misura, non ha a che fare con l'ontologia sociale di M. Ferraris.

No credo di no.

Inoltre invece che risalire alla "scritturalità" di Derrida, cerco piuttosto di tornare alla voce ( come ricordava G. Vico... gli uomini  cantando esprimevano le loro passioni! Voce, musica, prima che immagine! Quindi i miei oggetti (animati e inanimati) colpiscono il soggetto prima con la voce, con la musica, anche solo con la musicalità del canto prima che con l'immagine di una pittura rupestre o di una scrittura!  

La vocalità, come il vocalizzo apparentemente senza senso dei bambini, la prova di uno strumento per nominare oggetti necessari e come oggetti necessari alla propria sopravvivenza ... mamma e papà! 

Quindi l'oggetto prima è vocalizzato, poi raffigurato in immagini e poi scritto con le più svariate convenzioni...ideogrammi, pittogrammi, geroglifici, grafemi...scrittura sillabica o alfabetica... sui più vari supporti.

L'oggetto: che ci colpisce, con cui colpiamo gli altri, che siamo noi e che sono gli altri... quando non c'è empatia, ma una resistenza materiale di coscienze e di esistenze.

Non è una questione di genere... la donna oggetto... né di epoche o di culture.

Nel nostro lessico, nel nostro vocabolario almeno occidentale... abbiamo l'oggetto come ciò che ci è scagliato contro... dobbiamo difenderci e gli altri si difendono da noi... Gli stessi oggetti possono diventare docili utensili, soprammobili inutili "buone cose di pessimo gusto" secondo Gozzano o di ottimo gusto alla D'Annunzio, luoghi di ricordi, concentrati di magia... non smetteranno mai di affascinare la nostra fantasia creativa, ma anche l'indagine filosofica


Nessun commento:

Posta un commento