Continuo a pensare che l'ospitalità sia un concetto filosofico, in senso letterale e in senso metaforico!
Un senso letterale del termine "ospite" e una riflessione sull'uso direi curioso per cui "ospite" è sia chi è accolto che colui che accoglie. Il mio ospite... colui che io ospito in casa mia!
La reciprocità è vera e reale e se ne accorge chi davvero ospita un amico, una persona cara, si accorge della fiducia che l'ospite gli accorda, l'intimità delle proprie cose portate a casa d'altri, le abitudini condivise...
Chi ospita si accorge della ricchezza di un atto che è senza eguali e per questo gli antichi lo consideravano sacro. C'è qualcosa di trascendente nell'atto e nella situazione, c'è un invito accettato e così pochi lo accettano! Si fidano. Come pochi si fidano ad ospitare, non meno le persone si fidano ad essere ospitate, temono una richiesta, in un prossimo futuro, di una reciprocità che non si sentono di voler concedere.
Chi ospita si accorge che in casa propria entra un mondo, che non conosceva, una storia, una vita! Ospitare senza avere qualcosa in cambio o scambiandosi quel che ciascuno ha di bello e di gratuito, senza imbarazzi, senza giudizi.
Un tema etico, ma anche teoretico, linguistico e poetico: l'oikos diventa più grande e non più piccola con l'ospite, si elimina il superfluo, ci si accorge che c'è molto più spazio in casa e nel cuore.
Ospitare è la situazione più... economica (economia deriva da oikos, casa....) che ci sia: la casa si ristruttura senza architetti e muratori! Avere una casa è anche la gioia di poter accogliere e di essere accolti in una casa più grande, invisibile, senza un tempo preciso e uno spazio misurabile: la vita dell'altro.
Nessun commento:
Posta un commento