Il cappotto
Eccolo lì, sembra appena stato giustiziato da una raffica di fucile, un'esecuzione di stato, gli onori delle armi! Si è accasciato sulla sedia, una manica non si vede, l'altra è un braccio che non può più prendere nulla dalla vita! La fodera nera come forse la sua anima! Marrone-verde, come gli occhi di chi decise la sua morte.
Non ha preso la forma dell'anima che lo indossava, ma ora della sedia, che ne deforma le linee e ad indossarlo sembrerà che la proprietaria avesse le scapole alate... difetto dei ragazzi di un tempo...
I bottoni sarebbe bello che fossero d'osso, come quelli di un cappotto anni sessanta incontrato un tempo nell'armadio dell'altra casa della sua padrona...
Invece sono bottoni di plastica, che stranamente lei non ha strappato ogni volta che cerca di abbottonarlo e non sempre con l'ordine giusto...
Ma chi le ha insegnato è lasciare così l'anima sulla sedia, deformata dallo schienale?
Nessuno le ha detto che anche gli abiti soffrono? Cosa ci vuole a fare di meglio?
Se non fosse una protesta la sua, direi che è crudele.
Lo so perché non appende i cappotti, non li spazzola, non si lucida le scarpe, non va dalla parrucchiera...
Il cappello lo mette come se non fosse suo...
Dove è andata?
Sta correndo scalza in un prato!
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