lunedì 8 febbraio 2021

Insegnare... imprimere segni?

 Tra l'idea che il termine" insegnante" significhi imprimere segni nella mente, (come se l'insegnamento fosse di per sé una scrittura, una riscrittura)  e la "maieutica socratica" o la "reminiscenza" platonica, per cui sapere è ricordare le Idee contemplate nell'Iperuranio,  c'è una grande differenza!

Lasciare una traccia nella mente degli allievi, degli studenti può essere invasivo, quasi violento, anche se si tratta di conoscenze!

Se abbiamo un foglio bianco, molto più appassionante è osservare la mano dello studente che disegna, dipinge, fa i suoi esercizi, scrive la sua composizione, prova a riassumere. 

Chi imprime segni è lui, ma sotto lo sguardo, contemplativo  e allo stesso tempo di guida, dell'insegnante, che deve provare un'emozione, anche sorridere per un errore che, se non è il solito ripetuto e copiato, è un segno, una traccia da seguire di un pensiero! 

Rispetto ad uno statico mondo delle idee (da contemplare e da riprodurre, aiutati con l'arte maieutica del far nascere la verità, come un parto... ) ecco che partire, non con un nozionistico test d'ingresso, ma da una curiosità sincera può essere una via non violenta, non impositiva, per scrivere insieme: se alle conoscenze vien meno la curiosità e la freschezza di un entusiasmo anche ingenuo, sono lettera morta, se non ci sono le profonde conoscenze dell'insegnante, si rischia di essere superficiali, dispersivi, senza radici.

I. Kant scriveva nella Critica della Ragion Pura che le categorie logiche senza l'esperienza  empirica, i dati dei sensi, sono vuote, le esperienze senza la categorie logiche, sono cieche.

Potremmo dire che, al posto delle categorie logiche da parte degli insegnanti,  c'è  la conoscenza, non solo delle singole discipline, ma di tutto un contesto storico- culturale, senza queste "categorie"  le conoscenze degli studenti sono cieche, brancolano senza una guida, ma anche le conoscenze- degli insegnanti- senza la freschezza della sensibilità degli studenti, del loro essere essi stessi organi di senso della cultura- sono vuote!

Vuotezza dell'insegnamento e cecità di molte preparazioni degli studenti sono intrecciate!

Ci vorrebbe una Critica della Ragion Pura non come testo pedagogico, ma filosofico, come  era  l'impostazione dell'insegnamento per Socrate, per l'Accademia di Platone, il Liceo di Aristotele, la Stoà, il Portico degli Stoici.

Perché non è sapendo tutti leggere e scrivere che diventiamo più colti delle generazioni di analfabeti,  dipende da quel che poi scriviamo e leggiamo, degli spettacoli a cui prendiamo parte. Nell'antica Grecia, anche gli schiavi assistevano alle tragedie di Eschilo, Sofocle ed Euripide, anche i lavoratori più umili, in appositi orari,  nell'Inghilterra del XVI - XVII secolo alle opere teatrali  di Shakespeare!

Di per sé saper leggere e scrivere (più o meno correttamente) non è indice di cultura. Addirittura la cultura a livelli alti non è una garanzia di autonomia di giudizio, pensiero creativo e libero. Anche la conoscenza, se diventa erudizione, può essere una servitù, una gabbia.

Può essere una falsa sicurezza di poter essere critici e autonomi, quando non è così.

Non sono i "saperi" ad essere "inutili"... siamo noi che li rendiamo tali e anche gli studenti se ne accorgono.

Nessun commento:

Posta un commento