Eppure le piaceva stare in silenzio e sentire tra i rami gli scoiattoli che la sfuggivano e intanto la guardavano curiosi, i merli e gli usignoli, indifferenti a lei, continuavano a cantare. Forse un furetto le tagliava la strada, senza darle il tempo di capire che animale fosse e il ruscello di montagna continuava a colpire con la sua acqua trasparente le rocce, invitandola a bagnarsi, non sarebbe successo nulla di male...
I compagni li sentiva schiamazzare, si rincorrevano, forse litigavano anche, discutendo su chi fosse arrivato prima in cima alla salita.
Lei non era interessata a quelle corse. Ne voleva altre, con la fantasia, se si sforzava e stava attenta chiudendo gli occhi, andando a fondo di quel buio, lasciando da parte l'ultima immagine che aveva impressa sulla retina, ecco che entrava nel suo mondo, reale come quello in cui camminava, colorato, non era fatto di ombre, i movimenti li poteva controllare lei.
Ecco che quando ci riusciva doveva solo trovare una pozzanghera, osservare la prima che incontrasse, prendere ispirazione... ecco quella che vedeva, ad aprire gli occhi, era limpida, la sua storia quel giorno sarebbe stata serena, comunque a lieto fine!
La bambina è sicura che prima di sera sarebbe riuscita ad immaginarla tutta! Nelle pause tra una lezione e l'altra, tornando a casa da scuola, mentre sembrava riposare....
L'avrebbe poi raccontata all'unica persona che credeva che lei avesse il potere di far muovere, certo di poco, i personaggi in un dipinto, le maniglie delle porte o delle finestre, movimenti minimi, ma reali, come quelli che sanno causare l'amore, l'immaginazione e la felicità.
L'unica persona che credeva ai suoi poteri... la sua mamma.
Per lei avrebbe spostato un po' di più la maniglia e anche la mano di chi nella riproduzione del dipinto, stava distribuendo le carte...
Avrebbe creato, per lei, la storia che la pozzanghera le aveva suggerito quel giorno: le pozzanghere non mentono mai e neanche i bambini.
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