Un tempo non c'era distinzione di sorte tra poeticamente, filosoficamente, economicamente!
L'età dell'oro della nostra civiltà greco-latina, rinata nell'Umanesimo e nel Rinascimento, epoche in cui l'Italia era un faro artistico e culturale per l'Europa, nonostante le fragilità politiche ed economiche del XV- XVI secolo, non c'era distinzione tra i saperi espressi sia in prosa, certamente, ma anche in versi.
(L'astronomia del greco Arato come quella del latino Lucrezio, l'economia agricola- ovviamente siamo nell'età pre-industriale- di Esiodo e di Virgilio...)
Si parla di quella Sapienza Poetica di cui il filosofo napoletano G. Vico sosteneva essere sapienti i popoli, non i singoli: non un popolo per tutti (si oppose all'idea di una sapienza "riposta", di un sapere esoterico (che fosse degli Egizi, degli Sciti o degli Ebrei, dei Greci o dei Cinesi!) che da un popolo, per conquista militare o culturale, venisse poi comunicato agli altri! Così come, diversamente dall'amico G.V. Gravina, con cui condivise temi filosofici, di poetica e giuridici, era contrario alla teoria degli "Illuminati", di singolo (filosofi, poeti, legislatori oggi diremmo scienziati) che scoprissero per tutti, che legiferassero in nome di un popolo) ! Non era per lo Spirito del Tempo a cavallo, di un singolo uomo che esprime il volere della Storia come sarà Hegel vedendo Napoleone! Per Vico il reale non è sempre razionale! Ci sono le età della barbarie (età poetica, immaginifica, pre-razionale) e le età, (come credo definirebbe la nostra) della barbarie della riflessione, in cui l'eccesso di riflessione e di cultura si rovescerà nella fine di quella civiltà (come accadde nell'età alessandrina per il tramonto della civiltà greca a livello politico e per l'età del tardo antico latino con l'invasione barbarica). Prima delle invasioni "barbariche" una barbarie della riflessione, fatta di sofismi, di discorsi sull'Etica quando non c'è più, sulla pedagogia quando è impossibile insegnare, ma anche imparare un pensiero critico autonomo.
Filosoficamente- non solo filologicamente- Vico sostenne che Omero... era non un singolo poeta, ma il popolo greco nell'età eroica, popolo poeta per natura nell'età in cui gli uomini" avvertono con animo perturbato e commosso" come i giovani, nei loro turbamenti sentimentali, emotivi, esistenziali... quelli che ora... tecnicamente e brutalmente chiamiamo "Tempesta ormonale" ( per giustificare qualsiasi intemperanza).
Così le leggi delle XII Tavole, il primo diritto scritto dei Romani era un "serioso poema", comprendendo che il popolo romano aveva una mentalità originariamente giuridica, più che filosofica e poetica- tanto derivò dai Greci, tutti i generi, a parte la "satira" che proclamavano con orgoglio "tota nostra est".
Quando non c'era quindi distinzione per una Sapienza poetica tra Filosofia, Poesia, Economia, Morale... poetiche... ecco che in versi esametri il greco Esiodo scrisse le Opere e i giorni, ripresi poi dal latino Virgilio nelle Georgiche... al posto di tecnici manuali di agronomia, l'opera di L. Alberti umanista (architetto, scrittore, matematico, crittografo, linguista, filosofo, musicista e archeologo ) proprio per trattare di economia- dell'oikos, la gestione della casa del pater familias, dell'imprenditore dell'Umanesimo scrisse... De Familia, in fiorentino, in forma dialogica secondo lo stile platonico.
Gli intellettuali geniali erano matematici e filosofi, musicisti e alchimisti, scrittori e artisti, il sapere non era parcellizzato e specialistico, la visione olistica dominava, non solo come metodo orientale di cura delle malattie, ma anche come unico modo per portare avanti la conoscenza e pronunciarsi sull'umanità e per l'umanità. Il fatto che poi dal XIX secolo l'impulso scientifico non permetta più un sapere del genere, non significa pensare che sia dilettantesco, ingenuo, anacronistico un tale approccio ai problemi e alle soluzioni di questi problemi.
Siamo davvero più felici da quando la Psichiatria e la Psicologia sono scienze a sé, con esperti del settore? L'umanità e non solo una minoranza del pianeta ha migliorato significativamente le proprie condizioni di vita, le aspettative di vita e di qualità di questa vita da quando l'Economia è una Scienza?
Siamo tutti più felici, è davvero democratica questa impostazione del pensiero, della vita, dell'economia?
L'economia senza umanesimo porta alla felicità?
Perché se la Costituzione degli Stati Uniti fu fondata sulla ricerca della Felicità( e non una Nazione di primitivi animisti, ma gli Stati Uniti d'America... nel XVIII secolo), grazie all'elaborazione degli Illuministi o da questi ispirati, forse vale la pena di pensarci e che questa felicità dovrebbe essere, a distanza di secoli, non un'utopia, ma ricercata per il genere umano!
Non dovremmo "morire d'invidia" per chi ha di più di noi.... ma "morire di dolore e di vergogna" per tutti coloro che hanno di meno!
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