La Distanza è un concetto filosofico: è un trait d'union tra lo Spazio e il Tempo, tra la Teoretica e la Morale, tra l'Ottica e la Dinamica, l'Estetica e la Geografia, sociologico e antropologico.
Non è uno scherzo, ma come la "durata" è un concetto filosofico che ritroviamo in molti filosofi, così anche la "distanza" . Dopo un anno di lock down, di restrizioni, diventa anche un problema sanitario, ma anche psicologico!
Quale è la giusta distanza da tenere nei rapporti umani ( tra genitori e figli, tra coniugi, fidanzati, tra amici, colleghi, vicini di casa... tra esseri umani?)
Quando la distanza troppo ridotta diventa promiscuità, rischio non solo di intimità fisica, ma psicologica, emotiva, spirituale? Quando a non mantenere la distanza si rischia di essere invadenti e quando ad esasperarla si rischia invece di essere anafettivi, scostanti, anti-patici?
Non si tratta di educazione, di sensibilità, ma di stabilire filosoficamente, eticamente e anche metafisicamente, mi correggo, a livello ontologico, i "paletti" della distanza tra esseri umani, nazioni, idee, discipline artistiche, scienze!
La terra di nessuno che ci deve essere per non sovrapporsi, non confondersi, rimanendo distinti e vicini, ma sempre con un'identità.
(prima riflessione)
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