venerdì 31 dicembre 2021

Buon anno ...( almanacchi nuovi....) 2022

 Come non chiudere questi venti mesi di blog, iniziati proprio a febbraio 2020 con lo scoppio della pandemia Covid19, con l'augurio di aver ritrovato la solidarietà che pensavamo dimenticata, il ricordo per il parente lontano o l'amico di cui davamo scontata la salute o la condizione economica, sentimentale.... In questi mesi c'è stata nei cuori, nelle famiglie, nei conti in banca, nelle relazioni personali una vera rivoluzione copernicana e anche se Galileo abiurasse, nulla cambierebbe come nulla è cambiato ....

Certo per una leopardiana, che non crede negli "almanacchi nuovi", delle Operette morali, non ci sarebbe nulla da stupirsi, se i sogni volano lontano, più dei desideri, e le illusioni sfioriscono; Leopardi ci diceva di mantenere vive come unica felicità possibile le illusioni, nell'indefinito, nella "rimembranza", nel ricordo...nell'amore.

In quest'anno tanto si è perso, ma non possiamo dire che non siano rimasti i rapporti che davvero erano basati su affetto e fiducia, magari dopo burrascosi percorsi, ma alla fine l'essenziale per cui erano nati è ritornato.

Io ho la mia personalissima eccezione, ma questa fa parete della realtà: ho fatto molte cose nuove, altre ne ho progettate, mi sono stancata e spesso mi sono delusa per le velleità delle mie idee.

Eppure sono ancora qui a scrivere, su un blog muto, dove nessuno risponde, perché forse non è un blog, è un diario sincero e personale a cui non si può ribattere.

Anche se non arriveranno a lui, al figlio, auguro anche a lui, all'Oreste che non aveva nulla da vendicare.... i migliori auguri di tanta felicità, sicuramente una felicità che non potremmo mai condividere.

Per tutti coloro che gettano uno sguardo su queste pagine, i più sinceri auguri, perché ovunque siate, da qualche parte nel mondo o vicini di casa, vi auguro un 2022 che possa far dimenticare, almeno in parte, tanto dolore, certo, quando non si tratta dei lutti e delle malattie, ma delle conseguenze nella vita quotidiana di tutti.

Buon 2022 a tutto il mondo.

giovedì 30 dicembre 2021

Non tutti uguali sono gli anni, ma alcuni sono sorprendenti "Lettera ad un figlio nato"

Ci sono anni che profumano di lavanda, come il campo in Provenza in cui andammo quando ero incinta di te con amici e credevo di essere felice e che quel profumo, quel colore mi avrebbe sempre attratto.

In effetti anche quando tuo padre tornò nella mia casa appena ristrutturata avevo un fascio di lavanda in un oggetto di rame che forse serviva per dare dare lo zolfo. Questa mia casa monferrina è l'unica che per ora è ancora mia completamente e profuma ancora di lavanda di ventidue anni fa.

Ci sono anni, come agli ultimi due dall'agosto 2019 ad oggi che non hanno profumo: nel mondo la Pandemia, la crisi, le morti e le cure, i farmaci sperimentali, ma non ho ancora trovato uno per non pensarti.

Se fosse scritto per un ex  (marito, amante, compagno), credo che molte donne mi capirebbero: anni senza profumi, anni senza quegli sguardi che trafiggono oppure ti consolano.

Da quando è iniziata questa china di odio nei miei confronti non so....me lo chiedo e non ho risposta.

Sono le domande che le eroine di Ovidio si fanno, abbandonate , tradite.... ma questa è piuttosto un'Orestea: prevale il padre sulla madre e i motivi li sappiamo solo noi tre. Forse io li so meno di tutti.

Scrivo perché sicura che non leggi, che se leggi sorridi beffardo, l'ultime tue parole estorte ad una telefonata, sono state.... io sto bene così, raggiungo i miei obiettivi... (e tu chi sei cosa vuoi...). Certo è rimasto sottinteso perché la telefonata interrotta, non ho avuto il coraggio di continuare....

Ma questo è un post....a cui nessuno risponde, né madri, né figli.... meglio così, sarà solo un problema mio  (neanche tuo)




lunedì 27 dicembre 2021

Lettera ad un figlio nato

 So che citare la Fallaci può essere un ammiccamento di cattivo gusto, quasi commerciale.

Ma un figlio che ti è nato e hai cresciuto per vent'anni con te e dopo lui la maternità è diventa un'altra cosa: non ti interessavano più test per ipoteizzare se c'erano probabilità di down o altre anomalie.... dopo aver sentito battere il suo cuore io sono diventata mamma, prima che donna, non più donna e anche il figlio di una violenza l'avrei accettato: sarebbe stato mio figlio. 

Questo me lo ha fatto scoprire lui alla prima ecografia, al primo battito: ero madre e madre per sempre, per chiunque , non importa se per amore, sbaglio, calcolo o violenza, comunque lo fossi diventata, ero madre, perché lui mi aveva rivelato questa essenza di me che non conoscevo: io scrivevo leggevo, studiavo, la maternità di Mme Bovary o di Anna Karenina, della Longa dei Malavoglia erano maternità lette.... questa mi cambiava.

E dopo lui ce ne furono altri tre e non per questo lui ora sparito dalla mia vita conta meno, anzi.

Solo che i motivi , indicibili, mi lasciano sola: ci sono romanzi che puoi scrivere, storie che non puoi raccontare, neanche in un romanzo.

Fingi di essere la persona normale che tuti vogliono che tu sia ed e+ giusto, perché gli altri non ne hanno colpa.

Di figli non nati ce ne sono a milioni, per svariati motivi.

Di figli nati e persi così forse ce ne sono pochi e neppure un romanzo può raccontare, perché non starebbe in piedi: la realtà è più abile, se la si potesse dire.

La verità della mia vita un romanzo che non sta in piedi, forse per questo scrivo rpmanzi, forzandoli ad una coerenza, che la mia vita non  ha .


sabato 25 dicembre 2021

Scrivere è un vizio.... assurdo ?La gallina dalle uova d'oro della memoria. "Da Storie monferrine"

 A volte me lo chiedo, perché tante volte, come per l'ultima sigaretta, mi sono imposta l'ultima pagina, l'ultima poesia, l'ultimo racconto e non mantenuto la promessa. 

Eppure  ecco arriva un personaggio, come Ines e il suo vaso di Pandora di uova, alcune ancora calde di nido e mi fa ricominciare.

Ines non chiedeva nulla, se non il poco che le davamo per uova che ora nel mio ricordo  sono più preziose che se fossero della gallina dalle uova d'oro!

Certo perché Ines e il suo vaso di Pandora mi ha fatto capire che i ricordi, quelli buoni, sono come uova d'oro e ci sono anche loro dietro a tanti rimorsi, dolori e traumi. 

Cercherò le uova di questa gallina dalle uova d'oro che è la mia memoria e vedo il volto di 
Ines illuminarsi come se fosse qui ora ... e li chiamavo... "cocchi"... con il mio modo bambino o Ines e suo marito Valentino lo facevano per me, per rendermeli più speciali. 

Mi ricordo che mi divertivo a osservare i vari colori dei gusci: una volta ne ammirai uno che era sottile come un velo.... e scrissi anni dopo una poesia per quel guscio così poco calcareo da non saper proteggere.... come alcuni di noi non sanno proteggersi e da fuori si vede tutto, il tuorlo, l'albume, persino se un uovo già fecondato da qualche verità o da una tremenda bugia.

Mi ricordo il cortile, che è rimasto lo stesso negli anni di case una vicina all'altra, perché il cortile era di case che si erano divisi fratelli e nipoti, non cortili condominiali di città, ma le case che appartenute tutte ad uno stesso antenato e forse dividerle è l'unico modo per non farle poi comprare da qualche estraneo di città e straniero, dividerle e sapere che quel poco è sempre stato tutto e dei tuoi nonni....

Ma divago, mentre entro nella cucina buia e freschissima anche d'estate, con le persiane di legno chiuse e Ines con un foulard  a fiori, in testa, sempre, di quelli per andare nella vigna, per estremo rispetto e pudore se arrivava qualcuno, mi portava quel vaso bianco e dentro le uova, potevo anche scegliere, qualche uova di gallina americana, piccole, mi piacevano e forse me le regalava....A volte c'era la sorpresa di uova gemelle!

La sua cucina sapeva di fresco e quando uscivamo subito strizzavamo gli occhi a quel sole troppo forte, anche io ero abituata a stare in casa con mia nonna e le persiane chiese in estate per il caldo.

Donne e bimbe di casa, senza marciapiedi per raggiungere dalla mia cascina il centro abitato, ma camminavo attenta quasi nel fosso se arrivava un'auto. Sono sempre stata troppo spaventata dagli avvertimenti dei miei o forse non abbastanza nei casi necessari.... ma questo non entra nel mio racconto di uova d'oro.

Ma le uova non le potevo rompere e i ricordi della galline dalle uova d'oro delle mia memoria ci sono e ora ringrazio Ines, ma poi tornerò, perché suo marito lo vedo ancora nella navata dedicata agli uomini, proprio vicino al pulpito del prete, appoggiati ai banchi, spesso addormentati, la predica proprio non la reggevano, se non a fare qualche battuta, ma si faceva peccato. Valentino con il suo bastone sarebbe stato un uomo che a parte l'Albania avrebbe potuto raccontare altre avventure di guerre anche d'amore, ma come si dice da noi in genere... tanto fumo e niente arrosto.... a parte il pollo arrosto della sua Ines dagli occhi di cielo grigi come quelli di mia nonna sia cucina, ma certo più felici.


Le uova di Ines: da "Storie di campagna monferrina!"

Come se fosse quello, che poi imparai a conoscere come il vaso di Pandora, il vaso di  Ines, la cugina di mia nonna, che le assomigliava per il volto squadrato e gli occhi grigi, il sorriso di una bambina a cui mancava, come ad ogni bambina un dente .....ecco che da quel bianco vaso si ceramica estraeva con cura le uova che poi mi incartava nelle pagine dei giornali o di Famiglia Cristiana....Quelle uova non hanno nulla a che fare con quelle pulitissime, timbrate e confezionate nei negozi. Erano uova che si sapeva che erano uscite da un luogo poco nobile della gallina, ma certo erano freschissime, di felici galline razzolanti nei cortili tra vermicelli, pastoni fatto di mais cotto prodotto per loro e non è vero che in un pollaio c'era un solo galletto| Anzi c'era una scelta: dal galletto americano piccolo, nero dal piumaggio variopinto, ma molto determinato a sedurre, al gallo più lento nei movimenti, bianco poco seducente, sicuro della sua possanza, come un re sole che  credeva venissero a cercare solo lui, ad altri appena "ringalluzzziti" pronti a gettarsi nella mischia.

Erano uova, non timbrate, poteva esserci a matita il giorno in cui erano state deposte... altre sarebbero schiuse, qualcuna era per un piccola vendita, anzi un regalo per le colazioni con uova zucchero caffè e tanta energia per la scuola. Un privilegio per me, che chiamavano... "la bimba".

Il marito di Ines,  Valentino, con il naso adunco, ricordava il passato in Albania, e diceva che chissà quanti figli aveva lasciato laggiù. La moglie gli sorrideva e non se ne curava. L'importante è che lui fosse tornato da lei, con quel cuore che aveva debole come quello della mia nonna e in vita , davanti ai suoi occhi, dispiaceri non le aveva mai dato.

Per me le uova sono ancora quelle sai colori più vari, dalle misure più diverse, uscite dal vaso di Pandora di Ines, anche se poi c'erano quelle di Elvira, di Giovanna....,ma quelle della cugina Ines per me furono la scoperta di un mondo buono, vario nei colori e nelle forme, buono ... e sapere se era nato l'uovo prima della gallina non  mi è mai importato.... per me era nata prima Ines!

Forse è colpa mia .... rivisto e corretto (da Lettera ad un figlio nato)

 

Forse è colpa mia

Trovo curioso che se si confessa ad amici e parenti che il tuo uomo ti ha lasciata (marito, amante, fidanzato, convivente)... si crea una rete di solidarietà, con tanto di "è capitato anche a me". poi troverai quello giusto", "meglio prima che dopo... con mutui e figli"... "non ha senso soffrire in due .."

Il mondo è ormai pieno di frasi fatte e rifatte per coppie che si lasciano, con o senza figli, con o senza mutui, con o senza tradimenti, con o senza colpe evidenti...

Ma una madre che sia stata lasciata da un figlio e con motivi, che in realtà nessuno dei due può dire, non perché ridicoli, ma perché tagliano e fanno sanguinare... ecco che ancora una volta, quella stessa donna che non poteva raccontare la prima storia.... neppure alle maestre di scuola, non può raccontare il suo dolore, non le importa che le diano la colpa o la confortino, non può dire nulla.

La Ragione, quella pura, la lascio a Kant e ai filosofi.

Io parlo di dolore che non si può raccontare, e per la seconda volta nella mia vita mi sento isolata a vivere un'esperienza solo mia: di abbandono! Quanti ce ne sono, figli che delinquono, drogati, ladri, criminali, persi dietro a qualche attività strana, nulla facenti e mantenuti fino a quarant'anni a godersi la vita....

Il mio è un universitario per bene che vive in collegio! Chapeau!

Non questa è la mia seconda esperienza con questo figlio di cui non posso parlare: nessun tribunale mi ascolta e amici e parenti sanno solo dirmi.... non pensarci, passerà, tornerà....

Se fosse un ex marito, amante fedifrago ci sarebbero le invettive delle amiche, degli amici,non ti meritava, è un cretino, si stancherà dell'altra....ma nel mio caso è mio figlio, la sua condanna, il suo abbandono, la gente si imbarazza, non sa e non vuol sapere i motivi, come la prima volta, ora per la seconda storia. Neppure i miei più stretti parenti capiscono questo mio vuoto. Mio padre, mia madre, mio fratello, i suoi stessi fratelli… lo capirà una lettrice o un letttore?

Sono sola con un vuoto che non può essere riempito da un altro dei miei figli: gli altri tre, loro sono il motivo per cui credo ancora nell'Amore, anche se temo che ci sia la data di scadenza dei vent'anni, come per il primo.

Questo distacco mi ha resa cinica, anche se me lo aspettavo da tempo e ne ho le tracce nei libri che ho scritto nel frattempo, ma credevo ancora fosse mia fantasia....

Mi aspetto che gli estranei mi assalgano come Erinni scatenate dall'Inferno: il patriarcato ha vinto con Oreste sul Matriarcato: il padre non si tocca!

Forse le tragedie greche bisogna leggerle tante volte e non solo una : il figlio che uccide la madre per vendicare il padre viene protetto dalle Eumenidi!

Mai toccare i padri, qualunque cosa facciano!

Nessuno consola un dolore, di cui nessuno ha neppure il coraggio di parlarmi: ma tuo figlio.... e questo silenzio pesa come una condanna su di me, come un pietra tombale.

Non so neppure che effetto farebbe rivederlo dopo quattordici mesi.... Un estraneo, un'estranea io, che mi sento reduce di una guerra, che nessuno forse ha capito che ho combattuto e non sono guerre che lasciano medaglie o neppure disonore. Sono come dopo l'8 settembre, devo essere partigiana o repubblichina o imboscarmi tra i miei pensieri e le mie letture e aspettare che davvero la guerra finisca.

Le guerre finiscono fuori, dentro è molto più difficile.

Sono guerre da reduci, “ridotte al silenzio dagli stessi reduci” prima che dopo i casi del Vietnam dagli Usa si parlasse di stress post traumatico di guerra…. Ma tutti i nostri reduci del 15-18, del 40-45…. che vite hanno vissuto?

Almeno loro avevano nemici dichIrati!

Sono le guerre di chi, come un mio prozio, è tornato dalla Russia con i capelli completamente bianchi, irriconoscibile, persino alla madre e la stessa madre lo aveva spinto ad andare mentre si teneva al cancello, altrimenti lo fucilavano sul posto. Poi si sposò, ebbe un figlio professore universitario: ma chissà se farsi fucilare sul posto non lo avrebbe salvato da anni di orrore che non poté raccontare, non solo perché non era uno scrittore.

Il dolore vero si tace e si raccontano le briciole cadute come se si potesse capire com'era fatto quel cibo di dolore!

Ma le briciole non sono il morso di dolore, di amore, di felicità che anche la persona che ti ha abbondonato ti ha dato e quella felicità, quell'amore, che hai vissuto e a cui hai creduto, fa più male del dolore che potresti perdonare....Lo hai già perdonato.

Ma ti manca l’Amore, la vicinanza, l’amore che davi e non chiedevi altro che darlo.




Certo è colpa mia.... da "Lettera ad un figlio nato"

 Trovo curioso che se si confessa ad amici e parenti che il tuo uomo ti ha lasciata (marito, amante, fidanzato, convivente)... si crea un a rete di solidarietà, con tanto di "è capitato anche  a me" poi troverai quello giusto", "meglio prima che dopo... con mutui e figli"... "non ha senso soffrire in due .." 

Il mondo è ormai pieno di frasi fatte e rifatte per coppie che si lasciano, con o senza figli, con o senza mutui, con o senza tradimenti, con o senza colpe evidenti...

Ma una madre che sia stata lasciata da un figlio e con motivi che in realtà nessuno dei due può dire, non perché ridicoli, ma perché tagliano e fanno sanguinare... ecco che ancora una volta, quella stessa donna che non poteva raccontare la prima storia.... neppure alle maestre di scuola, non può raccontare il suo dolore, non le importa che le diano la colpa o la confortino, non può dire nulla.

La Ragione, quella pura, la lascio a Kant e ai filosofi.

Io parlo di dolore che non si può raccontare, e per la seconda volta nella mia vita mi sento isolata a vivere un'esperienza solo mia: di abbandono, quante ce ne sono, figli che delinquono, drogati, persi dietro a qualche attività strana, nulla facenti e mantenuti fino a quarant'anni a godersi la vita....

Il mio è un universitario per bene che vive in collegio! Chapeau!

Non questa è la mia seconda esperienza con questo figlio di cui non posso parlare: nessun tribunale mi ascolta e amici e parenti sanno solo dirmi.... non pensarci, passerà, tornerà....

Se fosse un ex marito, amante  fedifrago ci sarebbero le invettive delle amiche, degli amici, non ti meritava, è un cretino, si stancherà dell'altra.... ma nel mio caso è mio figlio, la sua condanna, il suo abbandono, la gente si imbarazza, non sa e non vuol sapere i motivi, come la prima volta, ora per la seconda storia.

Sono sola con un vuoto che non può essere riempito da un altro dei miei figli: loro sono il motivo per cui credo ancora nell'Amore, anche se temo che ci sia la data di scadenza dei vent'anni, come per il primo.

Questo distacco mi ha resa cinica, anche se me lo aspettavo da tempo e ne ho le tracce nei libri che ho scritto nel frattempo, ma credevo ancora fosse mia fantasia....

Mi aspetto che gli estranei mi assalgano come Erinni scatenate dall'Inferno: il patriarcato ha vinto con Oreste sul Matriarcato: il padre non si tocca!

Forse le tragedie greche bisogna leggerle tante volte e non solo una : il figlio che uccide la madre per vendicare il padre  viene protetto dalle Eumenidi!

Mai toccare i padri, qualunque cosa facciano!

Nessuno consola un dolore, di cui nessuno ha neppure il coraggio di parlarmi: ma tuo figlio.... e questo silenzio pesa come una condanna su di me, come un pietra tombale.

Non so neppure che effetto farebbe rivederlo dopo quattordici mesi.... Un estraneo, un'estranea io, che mi sento reduce di una guerra, che nessuno forse ha capito che ho combattuto e non sono guerre che lasciano medaglie o neppure disonore. Sono come dopo l'8 settembre, devo essere partigiana o repubblichina o imboscarmi tra i miei pensieri e le mie letture e aspettare che davvero la guerra finisca.

La le guerre finiscono fuori, dentro è molto più difficile.

Sono guerre da reduci che non hanno ragione di esistere, perché gli altri non vedono i tuoi nemici.

Sono le guerre di chi come un mio prozio è tornato dalla Russia con i capelli completamente bianchi, irriconoscibile, persino alla madre e la stessa madre lo aveva spinto ad andare mentre si teneva al cancello, altrimenti lo fucilavano sul posto.  Poi si sposò , ebbe un figlio professore universitario: ma chissà se farsi fucilare sul posto non lo avrebbe salvato da anni di orrore che non poté raccontare, non solo perché non era uno scrittore.

Il dolore vero si tace e si raccontano le briciole cadute come se si potesse capire com'era fatto quel cibo di dolore!

Ma le briciole non sono il morso di dolore, di amore, di felicità che anche la persona che ti ha abbondonato ti ha dato e quella felicità, quell'amore, che hai vissuto e a cui hai creduto, fa più male del dolore che potresti perdonare....



Secondo natale senza te: da "Lettera ad un figlio nato"

 Eppure è sempre Natale, ma i primi doni furono per te,  di pochi mesi, che non capivi se non colori rosso e giallo e luci e personaggi di un presepe che forse non hai mai creduto a tanta bontà di poveri che danno tutto, Danno Amore senza chiedere nulla in cambio.

Il secondo Natale senza te, la colpa sarebbe ancora mia, ma non importa di chi sia la colpa, io quel primo natale me lo ricordo e devo andare avanti.... Con altre persone si rimedia, si concilia, con te è stata la fine.

Una testimone non può esistere, resistere nella vita di nessuno. Per te sono morta e forse è meglio per te, per la tua vita, non esisto e con me tutto il male del mondo lo porto come il sacco della befana, via lontano dal tuo cielo, ti lascio la luna, da guardare luminosa con la tua ragazza e i vostri sogni.

Ma sì io sono la masca, la strega che porta via in quel sacco tutti i brutti ricordi, le cattive parole, i sospetti e i rimpianti.

Io per per non esisto più, tu per me esisti forse più di prima perché nell'assenza il dolore squarcia, non ci sono ferite.

Ma nel sacco di carbone, te lo assicuro, almeno questo faccio per te: non ti porto doni, ma porto via tutti i brutti ricordi, le sgridate, i rimpianti.

Sii Felice. Come lo sai essere tu, senza quel peso, che di carbone ti porta via una masca, befana, con il naso adunco e le braccia di una madre.

Buon Natale, per te che non leggi, che mai leggerai una mia parola.

Forse per questo posso scrivere liberamente la verità. Tu non leggerai  mai