sabato 25 dicembre 2021

Scrivere è un vizio.... assurdo ?La gallina dalle uova d'oro della memoria. "Da Storie monferrine"

 A volte me lo chiedo, perché tante volte, come per l'ultima sigaretta, mi sono imposta l'ultima pagina, l'ultima poesia, l'ultimo racconto e non mantenuto la promessa. 

Eppure  ecco arriva un personaggio, come Ines e il suo vaso di Pandora di uova, alcune ancora calde di nido e mi fa ricominciare.

Ines non chiedeva nulla, se non il poco che le davamo per uova che ora nel mio ricordo  sono più preziose che se fossero della gallina dalle uova d'oro!

Certo perché Ines e il suo vaso di Pandora mi ha fatto capire che i ricordi, quelli buoni, sono come uova d'oro e ci sono anche loro dietro a tanti rimorsi, dolori e traumi. 

Cercherò le uova di questa gallina dalle uova d'oro che è la mia memoria e vedo il volto di 
Ines illuminarsi come se fosse qui ora ... e li chiamavo... "cocchi"... con il mio modo bambino o Ines e suo marito Valentino lo facevano per me, per rendermeli più speciali. 

Mi ricordo che mi divertivo a osservare i vari colori dei gusci: una volta ne ammirai uno che era sottile come un velo.... e scrissi anni dopo una poesia per quel guscio così poco calcareo da non saper proteggere.... come alcuni di noi non sanno proteggersi e da fuori si vede tutto, il tuorlo, l'albume, persino se un uovo già fecondato da qualche verità o da una tremenda bugia.

Mi ricordo il cortile, che è rimasto lo stesso negli anni di case una vicina all'altra, perché il cortile era di case che si erano divisi fratelli e nipoti, non cortili condominiali di città, ma le case che appartenute tutte ad uno stesso antenato e forse dividerle è l'unico modo per non farle poi comprare da qualche estraneo di città e straniero, dividerle e sapere che quel poco è sempre stato tutto e dei tuoi nonni....

Ma divago, mentre entro nella cucina buia e freschissima anche d'estate, con le persiane di legno chiuse e Ines con un foulard  a fiori, in testa, sempre, di quelli per andare nella vigna, per estremo rispetto e pudore se arrivava qualcuno, mi portava quel vaso bianco e dentro le uova, potevo anche scegliere, qualche uova di gallina americana, piccole, mi piacevano e forse me le regalava....A volte c'era la sorpresa di uova gemelle!

La sua cucina sapeva di fresco e quando uscivamo subito strizzavamo gli occhi a quel sole troppo forte, anche io ero abituata a stare in casa con mia nonna e le persiane chiese in estate per il caldo.

Donne e bimbe di casa, senza marciapiedi per raggiungere dalla mia cascina il centro abitato, ma camminavo attenta quasi nel fosso se arrivava un'auto. Sono sempre stata troppo spaventata dagli avvertimenti dei miei o forse non abbastanza nei casi necessari.... ma questo non entra nel mio racconto di uova d'oro.

Ma le uova non le potevo rompere e i ricordi della galline dalle uova d'oro delle mia memoria ci sono e ora ringrazio Ines, ma poi tornerò, perché suo marito lo vedo ancora nella navata dedicata agli uomini, proprio vicino al pulpito del prete, appoggiati ai banchi, spesso addormentati, la predica proprio non la reggevano, se non a fare qualche battuta, ma si faceva peccato. Valentino con il suo bastone sarebbe stato un uomo che a parte l'Albania avrebbe potuto raccontare altre avventure di guerre anche d'amore, ma come si dice da noi in genere... tanto fumo e niente arrosto.... a parte il pollo arrosto della sua Ines dagli occhi di cielo grigi come quelli di mia nonna sia cucina, ma certo più felici.


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