Credo che l'Amore sia la forza più potente e credo di averlo sperimentato nel crogiuolo dei rimorsi, delle discussioni infinite, delle ripicche, degli abbandoni e dei ritorni più accorati della mia famiglia d'origine!
Il legame con i miei genitori, i miei fratelli (uno vissuto solo sei giorni, ma, non per questo, per me di meno una presenza e un confronto: lui la perfezione della purezza, io l'errore quotidiano, l'inadeguatezza, la delusione per le persone che amo e vorrei felici, ma non sono mai bastata....).
Ecco questo legame con i miei antenati, le sorelle di mia nonna, i bisnonni che sono i protagonisti de "Il Ballo dell'uva", tutto ciò mi fa pensare che io sia quasi ossessionata da un Amore atavico per le mie origini, legato ai consanguinei, come nelle tragedie greche: io appartengo ad una stirpe e poi c'è il lato materno oltre a quello paterno. Mi sembra di avere tutti che vivono in me, che mi cercano per dare vita alle loro storie alle loro sofferenze.
L'Amore nella famiglia, è stato e ed è ancora così contrastante, controverso, un "odi et amo" non rivolto all'amante, come Catullo all'infedele Clodia, ma da parte del fratello alla sorella, del padre al figlio, tra sorelle, tra cugini..., madre e figli....
Un amore e una storia che si nutrono nel contrasto eppure non è solo legame, è amore, è appartenenza, è indimenticabile consapevolezza che veniamo da lontano, almeno dall'ultima generazione di cui abbiamo sentito parlare: io sono nata cent'anni dopo la madre di mia nonna paterna... mio figlio cento dopo mio nonno paterno... Non credo per cultura nelle reincarnazioni, ma non le escludo, credo in queste presenze affettive, quelli che erano i Lari e i Penati per i Romani, e che arrivavano ancora più da lontano, dal Troiano Enea.
Credo in un Amore .... che fa soffrire, che allontana in certi momenti, come un taglio di spada e l'ho provato sia con mio padre che con mia madre, l'ho visto tra mio padre e sua sorella...
Le vere storie d'Amore tragiche, passionali le ho vissute o conosciute all'interno della famiglia, con quelle somiglianze che poi portano alla competizione, al confronto, al capire troppo e non va bene, ad un'empatia che distrugge, perché non si regge il dolore che si capisce.
L'altro, il marito, il compagno di vita, la moglie, i cognati, le suocere.... i non consanguinei possono essere di ostacolo o di aiuto, ma non riescono a creare quell'odi et amo....
Forse la mia identità contadina, l'essere cresciuta nella casa che fu dei miei bisnonni e che lasciai solo a 39 anni, l'isolamento in una cascina nel verde, mi ha abituato ad una solitudine in cui la compagnia erano i miei pensieri, i miei giochi, recite in camera, già dai finali tragici....
I bambini con cui giocavo e litigavo i miei cugini, anche al mare, non facevamo amicizia con altri....
Gli altri che sono poi entrati tardi nella mia vita, come compagni di scuola alla medie, (nelle elementari ero sempre per cinque anni la figlia della maestra della classe, protetta.... non me ne accorgevo.), nelle superiori, ma soprattutto dagli anni dell'Università in poi sono stati sempre ...Altri
Le ferite degli altri, gli amori da ragazza sono stati di incontri che potevano essere o non essere.
Necessari, struggenti, passionali i legami con i famigliari, i ricordi ancora brucianti dei miei nonni, dei loro contrasti, e ora con te, il figlio che riassume tutto.
Che riassume tutto l'Amore, che non siamo capaci di gestire.... che non sono capace di gestire e di esprimere.
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