Mi rendo conto che la mia generazione nata negli anni '70 aveva paura della terza guerra mondiale e ad ogni crisi mediorientale si temeva la deflagrazione finale.
Con Cernobyl anche il nucleare ad usi civili ci fece sentire esposti a poteri incontrollabili.
Erano gli anni di Piombo, del terrorismo, gli anni dei sequestri di persona, della lotta alla criminalità organizzata e gli attentati ai magistrati, anni delle guerre nel Golfo e delle guerre nei Balcani, per poi iniziare il nuovo millennio con il terrorismo dell'attacco alle torre gemelle addirittura negli Usa e nuove guerre. La Seconda repubblica dopo lo scandalo delle tangenti e di "Mani pulite" ....Nuovi dittatori deposti e nuove aree in cui l'Onu interviene per portare pace, democrazia e stabilità, aree petrolifere o aree strategiche, la crisi con la Corea, dal 2008 la crisi finanziaria fino a questa pandemia Covid19 che però entra nelle vite di tutti, come un nuovo totalitarismo.
Strappare momenti di serenità ai bambini e anche ai ragazzi a scuola è sempre più difficile: per noi nati negli anni '70 i problemi erano comunque "alibi", altrove, li sentivamo, potevamo anche schierarci politicamente, perché c'era ancora fin dal liceo un coinvolgimento politico, ma erano essenzialmente le guerre degli altri, dalla Palestina all'Iran, ai Balcani etc...
Ora tutti ci sentiamo fragili a qualunque età dai bambini da vaccinare con mascherine, con la paura che i nonni, i proprio cari si ammalino: ogni azione è gestita da un protocollo: non solo a scuola, ma dal prendere l'autobus, al sedersi al tavolino per un cappuccino, ad un semplice kebab, per andare a musei o fare una festa tra amici sicuri che non ci siano positivi anche tra i vaccinati.
Parlare di serenità per chi non l'ha quasi mai provata a livello psicologico o esistenziale come me è difficile, ma non per questo non ne vedo maggiormente l'urgenza soprattutto per bambini e giovani spaventati, che poi certo si rifugiano in un mondo virtuale asettico e glielo rimproveriamo anche.
Questa generazione di bambini e di studenti, che hanno vissuto la pandemia, la stanno ancora vivendo, oltre al dolore per le perdite e le malattie reali in famiglia o tra conoscenti, non saranno neanche come la generazione che aveva paura dell'AIDS.
La serenità è un lusso, un punto di arrivo, almeno per ora, non di partenza, al di là di chi sia geneticamente e psicologicamente portato ad essere poco sereno, per tutti è qualcosa da costruire.
La priorità è poter fare le cose normali tutti i giorni: andare a scuola per i piccoli, al lavoro, stare in casa alle proprie faccende, poter uscire per le solite spese, per sport.... ritornare alla vita di prima, ma con la consapevolezza che nulla è scontato. Questa è una guerra psicologica e soprattutto i più piccoli e i più giovani la stanno subendo, anche perché, per loro fortuna, non hanno ancora affrontato altre difficoltà.
Poi certo noi siamo ancora i privilegiati rispetto ai popoli in stato di guerra endemica, di fame, di sfruttamento, noi siamo ancora, nonostante tutto, dalla parte degli "oppressori" come scriveva Manzoni nella tragedia L'Adelchi:(di chi muore per fame e per guerra non ci danno i numeri ogni giorno da paragonare ai decessi Covid). I Longobardi soccombono ai Franchi e solo questa è la loro "provida sventura" di passare anche loro dalla parte degli oppressi, quando il principe Adelchi consola il padre , fortunato di non essere più re. L'alternativa è "far torto o partirlo". Adelchi che sta morendo ha questa lucidità al padre che gli sopravvive: ricorderai come felici i giorni in cui non sei stato re e chiede per lui una mite prigionia al cognato traditore Carlo.
Dopo alcuni secoli riusciamo a trovare un'alternativa, anche laica, al "far torto o partirlo" sia a livello personale, familiare, delle piccole comunità lavorative o abitative sia che mondiale?
Serenità sarebbe trovare questa terza via laica, tra fare il torto o patirlo, la libertà delle scelte e il rispetto di quelle altrui, senza più usare la Paura che tutti i poteri hanno sempre fatto agire, anche familiari, soprattutto familiari, a volte anche scolastici e allora se agisci per paura e non per passione, per interesse, per un tuo progetto finisci con obbedire sempre in casa, a scuola, sul lavoro, nel condominio con i vicini.
Serenità sarebbe anche riuscire finalmente dopo secoli, che siamo tutti più colti a livello di massa e non solo di élite a ragionare con la nostra mente, anche se poi dobbiamo obbedire pubblicamente, stabilire una nostra gravità dei problemi economici, sanitari, anche se poi dobbiamo subire le scelte politiche.
Serenità è una resistenza filosofica, che non deve essere confusa con il terribile termine di "resilienza" che odio, una serenità diciamo riflessiva, a quanto ci capita, nel dare priorità anche se poi obbediamo a quelle che ci impongono per leggi, ma non aderire con il cuore e con la mente se non ce la sentiamo e non trasmettere alle nuove generazioni in ogni contesto il vecchio sistema della Paura o del Premio per il servilismo.
Il bastone non si deve usare neanche con gli animali.... le carote.... sono un cibo per i conigli e non metodi pedagogici, la Paura e il Premio, l'aiuto o il clientelismo per placare gli animi.
Non vogliamo "Panem et circenses" come nell'antica Roma il popolo stanco di lotte civili.
La serenità ce la dobbiamo conquistare e chi non è per nulla predisposto psicologicamente come me.... credo che a maggior ragione abbia il diritto di volerla per chi non ha ancora la vita e l'animo così compromesso dell'ansia e dalla Paura.
Come se ci fosse un coniglio che fa forza ad un leoncino... non deridetelo: non vuole che il leoncino da grande diventi un coniglio enorme in uno zoo, ma viva da leone nella sua foresta.
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