sabato 29 maggio 2021

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Ginevra a Lancillotto


Sapere che tu eri uno dei suoi cavalieri


mi armò e mi difese allo stesso tempo, fu un baluardo, ma anche la macchina da guerra che vinse la fortificazione. Un vanto per te, per me un divieto.

Quando facemmo l’amore su quella tavola rotonda, a cui tante volte avevate presenziato, fu follia, perversione, non amore. Lo credesti tu e tutti coloro che di noi parlarono come di un grande amore!

Come se io avessi sfidato ogni divieto, ogni sacro giuramento per te!

Non valevi certo così tanto!

Neppure il mio onore di sposa e di regina!

Cosa volli infrangere?

Lui, Artù, il tuo re, mi prese bambina, gli restituii una donna.

Da bambina accondiscesi a tutto, da donna tutto dissacrai, disonorai, me stessa per prima.

Tu fosti solo uno strumento di vendetta, di punizione.

Non sono storie che si possono raccontare.


Meglio fare credere che le donne tutto sacrificano per un uomo, anche se non è il loro!

Meglio credere che tutto facciamo per amore (di un marito, di un amante, di un padre, di un figlio o di un fratello. Ricordano Alceste, come ricordano Didone, Mirra e Fedra, Antigone, follie diverse per amori comunque perversi.)

A volte è per noia, altre volte per vendetta, spesso per indifferenza.

Non si può dire che noi abbiamo guerre segrete, che non dichiariamo; non ci sono tregue, rese, trattati di pace.

Torna dal tuo re, Lancillotto.

La tua regina non vuole nulla da te, né l’ha mai voluto.

Galeotto ora non ha più rivali. Tu lo credesti tuo amico.

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