martedì 20 aprile 2021

Lettera aperta....

 

Mariagrazia Pia






Lettera aperta (di un’insegnante)

ad un Preside”






Collana


“critica-mente”

Premessa


Se “partigiano”, come “poeta” è parola assoluta, senza gradazioni, secondo il professor Cocito, insegnante di Lettere dello scrittore B. Fenoglio (come scrive ne Il partigiano Johnny), lo è anche la parola “insegnante”!

Strano che a scriverlo e a rendersene conto sia un’insegnante di ruolo dal 2000, quale sono io,  arrivata a questa convinzione proprio nell’anno che ha chiesto di aspettativa,  per allontanarsi, se le sarà economicamente possibile, dal mondo dell’insegnamento statale, da quel posto fisso che sembra un sogno per molti e per lei, da subito, una condanna all’ergastolo, sembra senza sconti di pena, perché ha continuato a dire che per lei non era il “locus amoenus” dei laureati, la serenità delle certezze e delle lunghe vacanze!

Parole assolute che non possono tollerare un "ex" davanti a questi termini! 

Partigiano, come poeta, insegnante, come preside, al di là che qual ruolo ufficialmente non lo si ricopra più.

Anche se, con le ultime riforme scolastiche, il termine “Preside” è stato sostituito con “Dirigente scolastico”, (secondo ben l’idea che si tratta di manager e non necessariamente di esperti di didattica, forse neanche di cultura umanistica o scientifica in senso stretto, quanto invece di Diritto e di Economia, qualunque sia la laurea di provenienza), continuerò ad utilizzare il termine "preside"! 

Presidio, aiuto per studenti, docenti, famiglie!  

Molti Dirigenti scolastici, infatti, fortunatamente, si comportano ancora come tali, come presidi,  anche in questo frangente Covid19 lo stanno dimostrando, al di là della declinazione manageriale imposta.

L’homo oeconomicus, (di cui l’attuale presidente del Consiglio Mario Draghi è l’apoteosi e il  rappresentante che ci invidiano in Europa e nel Mondo, come anni fa Silvio Berlusconi era il modello dell'imprenditore anni '90), l'homo oeconomicus appunto, di cui ho già scritto in questo blog,  sta prendendo il sopravvento persino sulle star dello sport, del cinema, della moda, della musica! 

Questi vip devono dimostrare il loro status economico per poter essere credibili nel loro talento!

Non ci sentiamo sicuri del nostro giudizio a dire è bravo o a metter anche il nostro like o ad iscriverci al canale... guardiamo prima quanti iscritti, quanti like, che tenore di vita ostenta sui social... allora vuol dire che non ci siamo sbagliati!  Come scritto ieri, la sindrome del gregge... tutti insieme a fare o anche a disfare la stessa cosa, come una settimana la folla acclamava Gesù, poi con altri sobillatori, gli ha preferito Barabba! Sempre in tanti comunque! 

Prima era "vox populi, vox dei", ma era in uso prima dell'età industriale, prima che la società fosse di massa (anche eserciti di massa, a morire nelle guerre), partiti di massa.... e che i mezzi di comunicazione fossero di massa.

Ora la vox populi... ha dietro una vox dei, ma è un dio absconditus, non si capisce quale dio... stia convincendo le varie masse a favore, come anche contro un'idea, a far sentire la propria voce.


 Quindi anche gli sportivi, gli attori e i registi, i modelli e gli attori, i musicisti e i pittori… insomma tutti per essere credibili e affidabili devono esibire, ostentare ricchezza!

Il mito del bohèmien… dell’artista maledetto, del ragazzino che diventa bravo tra le lamiere delle favelas e delle bidonville… è un mito naïf, un ritratto da pre-raffaelliti.

Invece questa sarà lettera, una lunga lettera ad un preside, come quella di Epicuro a Meneceo Sulla Felicità.

Qui si parlerà della Felicità in ambito scolastico, questo percorso che può essere un tunnel frustrante, umiliante e dispendioso di tempo e di energie per le nuove generazioni.

Esseri umani che come un oggetto sulla catena di montaggio fordista, vengono messi fin dal nido su un rullo dell’Istruzione e/o formazione professionale, per uscire diplomati, addirittura laureati, con master e dottorati… ma il rullo è sempre quello… solo che dal prodotto grezzo si arriva a confezioni sempre più accattivanti di quel contenuto!

Ci sono poi gli operai accanto a questa terribile catena di montaggio… dagli operatori scolastici, personale ATA, ai docenti di ogni ordine e grado, a loro i “presidi” che non sono più lì a presidiare nelle loro sedi di Istituti comprensivi… (nel senso che “comprendono” più istituti accorpati… non che devono comprendere le persone)!

Poi ci sono i genitori – e chi scrive questa lettera ha “quattro geniti”:  primo, secondo, terzo e una quarta! Quindi la mia esperienza è anche quella di "genitrice", oltre che di figlia di una maestra, di sorella di chi ha studiato fino al livello universitario... Ovunque mi giri dai quattro anni, da quando sono entrata come uditrice nella pluriclasse di mia madre... ovunque mi giri non vedo che Pubblica Istruzione, anche Istruzione privata, per soli due anni e mezzo ad inizio carriera, ogni ordine e grado. Credo di parlare... con cognizione di causa e con una prospettiva storica dal 1976 ad oggi.

Scrivo come insegnante al preside,  anche dal punto di vista dei genitori,  che in questi due anni scolastici Covid 19 hanno dovuto affrontare, con i figli,  esperienze nuove, da gestire nell'emergenza e nell'urgenza, cercando di gestire il lavoro, se non lo hanno perso, con gli impegni dei figli, con il loro lavoro, la situazione familiare e oltre che, ovviamente, di emergenza sanitaria ).

Per questo se studente è parola transitoria, non assoluta, come le precedenti, “figlio” è invece assoluta e quest'assolutezza dà una sfumatura particolare al termine "studente"!

Quindi questi studenti (parola non assoluta, ma attributo transitorio), sono anche figli, parola assoluta,  come poeta, partigiano, insegnante, preside, come padre e come madre.  non basta essere stati generati da qualcuno per vantarsi di esserne figli, come non  è il caso di subire questo, come altri, ruoli!

Da tutte queste parole, se non ci stanno più bene, piuttosto che trascinarle nell’ipocrisia e nel reciproco logorio, meglio fare apostasia e pubblica abiura

Si può abiurare  non volendo più essere… il figlio di quella persona, la madre, o il padre, l’insegnante o il preside, come se uno rinnegasse il suo passato politico, la sua fede religiosa e come Galileo per salvarsi dal rogo le proprie scoperte scientifiche… ecco meglio abiurare, fare apostasia, ma prendere sul serio queste parole assolute….)

A volte anche i nonni aspettano che il prodotto (il figlio diplomato, laureato, con master…) esca da questa catena di montaggio: la famiglia ha investito non solo economicamente, ma sentimentalmente, direi filosoficamente!

Alla fine di questo rullo di catena di montaggio, come ben anticipa C. Chaplin in "Tempi moderni"… eccoli lì i possibili datori di lavoro, che ogni tanto fanno visita alla fabbrica, nei vari reparti, per vedere quanti prodotti stavano producendo, adatti ad essere inseriti su quell’altra catena di montaggio… L’attività lavorativa, quella per cui valiamo nel mondo, la nostra vita è valutata dalle assicurazioni per quanto ogni infortunio danneggi le nostre capacità lavorative, in base a statistiche sull’aspettativa di vita, quantificata, senza parametri qualitativi non solo di salute fisica e mentale, ma di livello culturale. Con questo non sto parlando di livello di istruzione, ma di Cultura in senso umanistico e direi "umanitario":  può essere più profonda, creativa nelle nazioni ancora senza la scrittura, poeti per necessità, creatori di mondi, come ce li descriveva G. Vico nella sua Scienza Nuova, credo che la nostra epoca l'avrebbe definita una "barbarie della riflessione"... qui non posso spiegare Vico...

Ecco noi valiamo per le assicurazioni e, a volte,  per i nostri familiari per quanto produciamo in vita e per quanto, per nostra malattia o infortunio, o  dopo la nostra morte, essi potranno ricavare da assicurazioni sanitarie, pensioni reversibili solo per i coniugi, assegni di invalidità e di accompagnamento… se siamo ancora nel mondo da invalidi, (ma forse c’è ancora un guadagno).

Troppo cinica? 

Forse per chi non ha incontrato persone che abbiano fatto maturare tali riflessioni, sì. Sono riflessioni spietate, anche crude e crudeli! 

Visto che questa lunga lettera sarà una lettera vera, non un’opinione, frutto di esperienze del tutto reali, certo non potrà essere condivisibile, perché nasce nell’unicità dell’esistenza di chi la scrive. 

Ci saranno anche i pregiudizi sfatati rispetto ad un intellettualismo socratico, ormai troppo ottimista, ma anche una leopardiana e convinta diffidenza verso le "umane sorti progressive": non possiamo più dire che atrocità è appannaggio di popoli primitivi, senza conoscenze scientifiche e senza tecnologia, ma anche senza una cultura filosofica, letteraria e artistica che li abbia riscattati dalla ferocia. 

Non c'è laurea, Titolo accademico che certifichi eticamente la persona che se ne fregia. C'è uno scollamento, ignoto ai Greci, tra Bello/ Vero/ Buono/ colto & intelligente.

Un sapiente per gli antichi non poteva essere malvagio....ora non possiamo affidarci di chi sa, la prove della fiducia, lasciandoci cadere all'indietro certi che saremo accolti tra le braccia dei Savi... non c'è, anzi se c'è è meglio che venga proprio rimossa.

Indirizzerò questa lunga lettera a quel preside (ossia dirigente scolastico) a cui mi sento di consegnare queste memorie, come ad un esecutore testamentario. 

Le motivazioni di un testamento non si possono contestare, non si può discutere, non solo perché il testamento viene aperto post mortem, ma perché quella volontà espressa non ha intenti politici, propagandistici! 

Con questa mia lettera aperta ad un preside, non intendo convincere nessuno, neanche lui, ma ufficializzare, come in un testamento, i miei lasciti intellettuali, filosofici, poetici, esistenziali e anche sentimentali.

Non si discute un testamento! L'esecutore testamentario è il preside e gli eredi… potranno rifiutare l’eredità, ma non potranno  fare altro, al limite,  che maledire colei che ha redatto tali volontà.

Perché passare dall’ambito scolastico a quello familiare? 

Perché la scuola assorbe, non so in quale percentuale emotiva, affettiva oltre che economica, l’energia di tutto il contesto familiare: per un bambino all’asilo nido, poi alla scuola dell’Infanzia, alle Scuola Primaria, Secondaria inferiore, Secondaria Superiore, Università, Dottorati e Master, ci sono genitori, nonni, zii, fratelli che sono in palpitante attesa di risultati… dai quattro mesi al nido fino ai venticinque di uno studente in corso, ai trenta di un Dottore di ricerca! Dimenticavo fidanzati e famiglie di fidanzati…

Quindi il peso sentimentale, esistenziale, psicologico, oltre che economico di un singolo individuo è sproporzionato all’esperienza- si tratta di studiare e non di andare al fronte- e qualunque risultato brillante si ottenga, il bilancio è quasi sempre negativo di tale coinvolgimento (solo nelle ultime due generazioni e sempre più con l’obbligo/dovere scolastico fino ai sedici anni). 

Se anche è positivo in termini economici per lo studente brillante, dagli altri punti di vista (esistenziale, sentimentale, psicologico…) è esorbitantemente caro non solo per lui, ma per tutte le persone citate in famiglia a cui sia aggiungono docenti, presidi, personale scolastico!

Sarà una lettera aperta al preside che riceverà questo scritto sulla Felicità scolastica e, ovviamente sull’infelicità di tutti i soggetti citati (lo studente con la sua famiglia d’origine, via via anche quella di amici, fidanzati/ e in competizione, invidia, apprensione e ovviamente,  con tutto il personale scolastico che vive con angoscia e frustrazione il fallimento degli studenti, ma non sempre si vede riconosciuto un qualche merito… per una “operazione riuscita”!)

Cosa farà il Preside in questa lettera? Ascolterà, forse protocollerà e metterà agli atti, nel fascicolo del docente, vedendo come fargli capire che forse non è “idoneo” all’insegnamento e magari lo aiuta a trovare altra via!

Oppure il preside prenderà atto e archivierà senza commenti.

Diciamo che ne ho scelto uno, tra i diversi Dirigenti scolastici, uomini e donne, nella mia carriera, che credo farà lo sforzo di leggere, senza pregiudizi, senza sentirsi personalmente accusato o lodato, senza pensare che ci sia una posizione politica dietro a questo scritto.

Questa lettera aperta ad un preside, come Lettera ad una professoressa, ricordando don Bruno Valente che al Ginnasio parlò a noi giovani studenti di don Milani, di una scuola di Barbiana, che non ha più nulla a che fare con la nostra. 

Quindi se quegli studenti ebbero il coraggio di scrivere una lettera aperta ad una professoressa, una professoressa deve avere il coraggio di scriverne una ad un preside.


20/04/2021

P. S Buon compleanno alla mia maestra elementare, Mondo Delfina, ricordando quel tipo di scuola, la pluriclasse di S. Stefano di Montegrosso d’Asti anni 1976/1980.

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