Sentiamo parlare di ecosostenibilità, di crescita economica ecosostenibile- come si dovrebbe parlare anche di "decrescita" ecosostenibile, perché in periodi di gravi crisi è difficile pensare al futuro, quando già il presente spaventa...-ma non sappiamo tante volte sostenere lo sguardo di un'altra persona o non riusciamo a cercarlo...
Siamo spesso troppo legati al nostro piccolo gruppo familiare e sociale, al nostro ambiente di lavoro, in cui siamo riconoscibili e dove ci sentiamo protetti, anche se non sempre ci sentiamo a nostro agio. Come faremmo a sentirci "cittadini del mondo"?
Non è un problema linguistico: non conoscere la lingua dell'altra persona! Per questo avere una lingua comune può essere utile, certo...l'Inglese, come un tempo il Francese, il Latino, il Greco.
Ma gli sguardi sono ancora universali... dal momento che il gesto ( stringere la mano, abbracciare) in tempi di pandemia potrebbe quasi essere un reato.
Uno sguardo di dolore è molto riconoscibile e non ha bisogno di parole!
Come lo sguardo di una persona felice, innamorata, contenta del proprio lavoro o felice di avere accanto figli che non lo siano solo biologicamente!
Avere il coraggio di crescere i figli altrui, come se fossero i nostri figli senza attaccamenti morbosi, aspettative assurde, essere figli, genitori, fratelli e sorelle, amici di chi vuole essere il corrispettivo del sentimento che proviamo.... potrebbe anche portarci a confermare ciò che è ora ufficialmente certificato, ma anche no e non in tutti i casi. Perché non essere cittadini di un luogo, seguendo quelle poche regole del diritto naturale, comuni a tutti i popoli... sapendo che in casa nostra ospiteremmo chiunque... ne abbia bisogno e si senta bene con noi e sapendo che accetteremmo l'ospitalità di chi ce la sapesse offrire con il cuore, senza chiederci nulla se non la serenità finalmente conquistata...?
Non ci vorrebbe molto ad essere "madri " e "padri" di chi sente di aver bisogno di noi... Non sempre sono i nostri figli i veri figli che possiamo "riconoscere" emotivamente, esistenzialmente, psicologicamente! Così come la città in cui viviamo non è detto che sia la nostra solo perché è il nostro luogo di residenza.
Poter scegliere l'epoca in cui ci si sente "contemporanei, per stili di vita, abbigliamento, arte, letteratura e modi di vita... poter scegliere, senza sentirci in colpa, le persone che sentiamo nostri familiari, di una famiglia più grande di quella biologica, come abitanti forse non del mondo, ma di qualunque parte del mondo che ci faccia sentire a casa e non è detto che sia la nazione, la città, in cui siamo nati e cresciuti, in cui viviamo e lavoriamo..
Abitare... diversamente il mondo: vivere con le persone scegliendole e venendone scelti senza a priori di parentele, contesto culturale, linguistico, religioso, culturale...
Cercare... più che la vita su Marte, l'amore dove esiste davvero e smettere di accanirci a riconoscere e a farci riconoscere per ciò che c'è scritto su una carta di identità o uno stato di famiglia, una parentela...
Fino a che questi legami (cittadinanza, residenza, stato di famiglia, luogo di nascita, di lavoro, lingua madre, parentele) hanno la priorità nell'identificarci... il mondo, il nostro mondo, da abitare come cosmopoliti, sarà sempre lontano come Marte, e i sondaggi... per cercare tracce di vita ci deluderanno sempre, perché a parte la ricerca scientifica di legami, la desolazione, paesaggio sublime certamente come il suolo marziano, ci terrà schiacciati al suolo del nostro piccolo spazio abitato... da marziani travestiti da umani...
La nostra carta di identità, il nostro stato di famiglia, il nostro lavoro corrispondono a ciò che siamo?
Non è forse che abbiamo letto con troppo pessimismo... Il fu Mattia Pascal di Pirandello? Senza documenti non c'è identità, che pure è una "maschera" , ma una maschera necessaria per vivere in società, avere una vita, essere rispettati...
Residenza... il mondo
professione.... essere umano
stato civile.... innamorato
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