Illustrissimo Poeta,
Le vorrei chiedere dopo tutti questi anni, 700 dalla morte, cosa pensa davvero di Dante Alighieri.
Quell'amicizia, quel sodalizio di idee, di intenti, in realtà .... (poi parleremo della Realtà come la vede Lei), non Le fu funesto?
In secondo piano nella storia della letteratura, a scuola troppo spesso spieghiamo gli "stilnovisti" per far capire meglio la poesia della Vita Nova, delle Rime, la stessa Comedìa...
Inoltre quanti stereotipi ...
Credo, però, che queste "beghe" della storia della critica Le interessino poco...
Piuttosto, l'esilio proprio voluto da Dante priore, per i capi delle due parti, guelfi bianchi sostenitori dei Cerchi e neri, dei Donati....Lei vi morì...
L'aspettava l'arca infuocata degli eretici a cui aveva già condannato Suo padre? Come prese questa condanna?
Ma più intimamente... cosa ha significato per Lei avere un amico come Dante?
Un privilegio, una maledizione per la sua gloria letteraria, che ne è stata offuscata?
Come? Non Le interessa più nulla parlare di tutto ciò...
Mi scusi! Dovevo pensarci.
Cosa Le manca? Scrivere poesie.
Non si può... neanche in Paradiso?
Allora è proprio un Inferno!
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