lunedì 2 marzo 2020

"Giambelliners "di Roberto Sironi, not just a tribute to Joyce


Giambelliners

Non solo un omaggio a Joyce! (Dubliners)!
L'impresa  di Roberto Sironi è epica come l'Ulysses, ma con una scrittura in questo romanzo realistico, misurata e lirica, mentre in altri testi la sua prosa ricorda l'avventura mentale e intellettuale, letteraria e stilistica, linguistica  dell'Ulysses!
C'è  anche un Dedalus, un ritratto d'artista da giovane  mentre parla di Giambelliners!  Invece che Dublino abbiamo non già Milano, ma un quartiere di Milano, il Giambellino, famoso nel mondo, tristemente famoso, per Roberto Sironi semplicemnte il suo quartiere, quello che lo caratterizza come uomo e come artista.


Roberto Sironi, Gente del Giambellino, Racconti e storie di una periferia del mondo, 2016

Epico e lirico, corale, realistico, un romanzo storico, certamente, di storia contemporanea, passionale e appassionato, malinconico e provocatorio, tragico, mai comico, anche se si potrebbe a volte sorridere, triste, ma mai disperato anche se si potrebbe piangere, ma al Giambellino non si può.

Roberto Sironi scrive “Gente del Giambellino” e ancora nessuno si è accorto di cosa ha fatto con il primo di questo trittico!
Normale!
La sua prosa è lirica e filosofica anche quando descrive e quando narra, certo non si pone problemi di poetica… vera.
L’autore ci avverte di quanto sia vera la storia “I nomi dei personaggi contenuti nel libro sono stati volutamente cambiati”. Quindi nulla è frutto di fantasia, solo c’è tanta discrezione quella dell’autore. Noi che non li conosciamo… non potremo andare a suonare al loro campanello e fare delle domande a loro su Roberto Sironi e su questo libro, che non leggeranno a meno che non lo vedano straricco in limousine, allora sì, andranno fieri di essere in quel libro e proprio con il loro nome, quasi che lui avesse rubato le idee alla Vita!

Il romanzo è scritto in prima persona, non per vezzo, scelta stilistica, ma perché è la verità, l’autore parla di se stesso, come uno dei tanti del Giambellino/Lorenteggio, non si nasconde dietro ad un alter-ego letterario, dice … “io” ecco è proprio lui, ma non tutto lui, perché “Gente del Giambellino” non è un diario, un’autobiografia, ma per parlare della Gente del Giambellino non ci si può certo vergognare di esserne parte o fingere di esserlo, ostentarlo per posa!

Ecco che tra la gente del Giambellino troviamo lui, i suoi genitori, gli amici, i nemici… insomma tutto il quartiere!

Caro Lettore… Mi permetto con un po’ di eleganza popolare e canagliesca sciccheria di darti del tu, spero non offenda la tua sensibilità, ma la storia che ti appresti a leggere non è un racconto per intellettuali, non è una favola, ma un viaggio primitivo per lettori appassionati di una letteratura da marciapiede, quella che non offende mai l’anima, ma spacca il cuore.
Non ci saranno sconti per nessuno, soprattutto per me.
E’ una di quelle storie che non vuole insegnare niente, solamente creare un’occasione per mettere insieme brandelli, ritagli e schegge di vita che si sono incrociate, come del resto accade sempre, con la fatalità o con il destino!Sarai tu a scegliere se con una o con l’altro. Saranno la tua cultura e la tua coscienza ad avere occhi per seguire e inseguire le parole di questa storia, io non posso fare altro che proportela così come è stata. Probabilmente ti farai molte domande e molte di queste non troveranno mai una risposta! Per quanto mi riguarda, io personalmente ho voluto rispondere ad una sola domanda: scrivere o non scrivere questo libro.
Come vedi l’ho fatto e l’ho fatto spinto da una sola ed esclusiva ragione: riordinare in maniera assolutamente distaccata, ma sincera una storia che aveva bisogno definitivamente di essere non solo raccontata ma anche spiegata, definita, mostrata al mondo senza nessun bagarinaggio politico, requisitorie retoriche ed enfatiche e intellettuali magniloquenze sociologiche.1
Ecco sappiamo che questo romanzo non ha pretese di denuncia sociale, non è una presa di posizione politica, neanche vuole inaugurare una nuova poetica verista, naturalista, tornando dalla Francia e riprendendo cento cinquant’anni dopo il ciclo dei Rougon -Maquart di Zola o la Commedie Humaine di Balzac, finalmente riportando il naturalismo in città, tirando la barca, la “Provvidenza” dei Malavoglia, sul marciapiede, invece che a riva, tra Milanesi operai e non tra pescatori siciliani, tra la rotaia di un tram e un semaforo.
Non è Naturalismo, non è Verismo… è Naturale, è Vero, non è impersonale, ma personalissimo nell’oggettività ed impersonale nella soggettività del narratore e autore, è politico nel senso greco della parola, riguarda la polis, i cittadini, di un quartiere!
Lo stile è elevato, anche se chiaro e semplice, sta attento ad ogni parola, più che negli altri scritti “Visioni alcoliche”, “Ritratti su bicicletta”, “La macchina del tempo non ha motore” e diversi altri, pieni di energia e vitalità, irriverenti, provocatori, visionari.
La prosa del romanzo “Gente del Giambellino” è misurata, parola per parola, perché tra le regole del Giambellino c’è il rispetto della parola data, i conti si pagano e per una parola detta al momento sbagliato e alla persona sbagliata si può anche morire. Non è paura, è sapere che le parole vanno rispettate, si rispettano così anche le persone a cui sono rivolte, le parole sono gesti, hanno un peso.
Ha scritto con la tensione di chi sa che per una parola sbagliata si può morire e l’attenzione e la serietà si sentono tutte, è un romanzo che ha tutta la serietà della vita e della morte.
1
R. Sironi, Gente, del Giambellino, Storie e racconti di una periferia del mondo, 2016, Il mio libro, pp.208.

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