Il Ballo dell'uva
La
dolcezza deve essere spremuta
sotto
i piedi
sanguina
per diventare vino
per
diventare
dignità.
I
raspi devono essere allontanati
rotolano
come perle
gli
acini dei pensieri
le
emozioni sono arrossite:
quando
i raspi rosseggiano
l’uva
è matura
il
volto cambia colore
l’amore
è maturo
Il
ballo dell’uva
finisce
con il vino
il
ballo di un amore
non
finisce in un letto
(lo
credono gli idioti)
il
ballo di un amore
inizia
con uno sguardo
e
continua
sempre
sotto con lo stesso sguardo.
La
nebbia nell’anima
febbraio1932
I
La
nebbia
Chi
non ha vissuto sulle colline e tra le dolci valli, aperte tra un
crinale e l’altro, non può sapere cos’è la lattiginosa coltre,
che sembra proteggere, a volte soffocare. Con la testa fuori da un
mare paludoso, si intravedono le isole madreperlacee delle alture,
come per un naufrago, sembrano un miraggio di salvezza.
Non
è la nebbia delle pianure, lenta, pesante, come la scia di una
lumaca, che invischia al terreno: questa non sottrae ai contadini del
Monferrato la voglia di uscire a zappare, di potare a gennaio e a
febbraio, ogni mattino, riprendono coraggio e vanno. Iniziano a
vedere, poco per volta, la realtà, il campo umido, a sentire accanto
il fiato del bue, che pare aggiungere foschia alla nebbia, aiuta
solleva, fa compagnia. (...)
Florinda,
invece, è uscita di nascosto, la nebbia protegge il suo segreto
amore, corre avanti, precede gli uomini, va a cercare il suo amore.
Non ha bisogno di pali segnati, sembra un levriero, segugio di piste.
Lo vuole raggiungere prima che il sole dissolva quella copertura,
meraviglioso nascondiglio voluto dagli dei per confondersi agli umani
e lasciare che si amino. Per lei sola la nebbia è un’amica da
trattenere il più a lungo possibile, il tempo di un incontro rapido,
rubato ai raggi implacabili del sole o a uomini che, al lavoro,
andranno a zappare proprio vicino al loro casotto di mattoni, un po’
cadente, con le nicchie in cui nascondere qualche bottiglia di vino e
un po’ di pane.
Appena
ci stanno sdraiati, si sentono al sicuro come a casa, lo spazio
basta. Un fico, ancora spoglio, ombreggia ugualmente e copre.
D’estate Florinda e Armando, sazi di baci, mangiano pesche e fichi
maturi, devono semplicemente sporgere il braccio fuori.
La
nebbia sparisce solo in piena estate, ma a settembre eccola già lì,
a ritmare il passo dei contadini, ad abituarli alla vista della vita,
che è tutta lavoro, la possono sopportare poco per volta, ma è
anche la complice dei due amanti e per questo si sente buona, non
maledetta.
Anche
la nebbia tra le colline del Monferrato è un essere vivo, da non
offendere, da respirare, non è una nemica, se non vuoi andare oltre,
a tutti i costi, come nella vita, se accetti gli ostacoli, acconsenti
ad essere fermato e questo non è sempre un male.
Quando
Florinda si avvicina al casotto dei loro incontri, come un’immagine
che affiori da uno stagno, per una corrente che la spinge in
superficie, tra la nebbia, appaiono ad Armando prima i neri capelli
lunghi, ricciuti, legati con forcine e nastri, che lui subito slega.
A bucare la nebbia, poi, gli occhi di un azzurro intenso, come se
qualche altro elemento affiorasse dall’acquitrino, si ricomponesse
in un volto, forse solo sognato. Le labbra, rosse, sottili, strette
per la fatica della corsa, per la paura di non trovare l’amato,
sono chiuse su un segreto, che neppure la nebbia può conservare.
Alla fine eccola tutta: il grande corpo, sembra di una statua,
sfuggita ad un piedistallo crollato tra le braccia di lui, senza più
fiato, ma con un sorriso negli occhi, che vuole dire che tutta quella
corsa, quella nebbia mangiata e sputata con il proprio fiato, vale la
pena.
Armando
la riceve così, spera la nebbia duri fino alla fine di aprile e
riprenda presto a settembre. Il peggio è l’estate- senza
protezione- e l’inverno, carico di neve per imprudenti impronte tra
filari, che non si devono percorrere, non si può andarvi a lavorare
e non c’è motivo di vagabondare.
La
stagione della nebbia in collina, da settembre a dicembre, da
febbraio ad aprile, quando sono era fortunati, è il momento del loro
amore.
Anche
per lui quel comparire a poco a poco di Florinda è, come per i
contadini, il disegnarsi a poco a poco la giornata di lavoro: solo
che lì è la bellezza a dover rendersi sopportabile, non la giornata
di fatica. Amare Florinda è proprio così: abituarsi a vederla poco
per volta, accoglierla e ammirarla non tutta insieme, ma
nell’affiorare fiducioso di quell’amore che sarebbe arrivato, ma
che bisogna attendere.
La
nebbia ha un profumo: non è assenza di odore, ma effluvio di tutto
ciò che è attorno, bagnato da una fastidiosa rugiada. Florinda e
Armando nella nebbia si amano ed estraggono l’essenza, l’uno dal
profumo dell’altro, lo sentono addosso per tutto il giorno.
Armando,
invece, è la nebbia stessa per Florinda, nell’anima di lei, che
arriva trafelata, è qualcosa di incontrollabile, dentro e fuori, che
nasconde i pericoli ed è pericolo lui stesso, che si specchia nel
diffuso azzurro negli occhi di lei, che già fa vacillare la ragione,
è il panico, il dio Pan dei boschi, il Tutto, senza di lui, il
Niente.
La
sensazione che dà la nebbia ad attraversarla in quei versanti di
collina, è la sensazione che provoca Armando in Florinda: lei non sa
mai se ne è più libera la cima della collina o la valle, se tra le
sue braccia o subito dopo.
Si
amano nella nebbia, a volte temono che i loro sentimenti svaniscano
al sole e non si vedano più, un sollievo forse, come per la nebbia.
Eppure il loro amore a volte ritorna, a banchi, improvviso,
impenetrabile, come la nebbia in certi fondali di valli: non sospetti
che ci sia e rischi il peggio, lo scontro contro qualche albero o di
capovolgere il carro ad una curva non vista, per rovesciarti nel
fossato.
Altre
volte, come la nebbia leggera, che vedi scendere sempre più giù dal
primo pomeriggio, scende nei loro cuori la nostalgia della passione o
anche la nostalgia di uno sguardo libero da sentimenti.
Florinda
è, come si dice in paese, una ragazza da marito, ma con poca dote,
Armando, invece, è ricco, senza voglia di lavorare: può, però,
avere ricche ragazze con dote e la bellezza da giovani serve o dalla
stessa Florinda, umilmente maritata.
Con
la nebbia, quella fuori, non sai cosa può capitare: forse ne hai
troppa paura, oppure, abituato, la sfidi e la sottovaluti … Con la
nebbia nell’anima, quando ti assale a banchi, non conosci neppure
più tu cosa voleva il tuo cuore il giorno prima o cosa vorrà il
giorno dopo, ti affidi allo spazio, che sembra libero dal quella
fuliggine biancastra e ti pare la salvezza, la verità, la libertà.
Quando
la nebbia dentro ha gli stessi movimenti della nebbia fuori, a banchi
o, diffusa e costante, ma sopportabile, vivi una vita a singhiozzi.
Così
Florinda toglie dai capelli quelle goccioline, che ad un occhio
inesperto sembrano rugiada mattutina, ma non ingannano né i suoi
genitori, né le sorelle, silenziose, senza una parola sulle sue
fughe, che segretamente invidiano, certo non rimproveravano.
Forse,
per tutte, Armando vale la pena, la pena anche del disonore.
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