Capita di essere inseguiti da un personaggio, come in un incubo, che non riesci ad identificare, ti cerca, prende varie forme, ti tenta e ti spaventa, ma questa volta non ci stai.
Il romanzo con lui e per lui non lo vuoi scrivere!
Basta!
Le storie vere sono troppo intime, incoerenti: la mia verità è un romanzo che non sta in piedi, troppi personaggi, altro che unità di tempo, luogo e azione delle tragedie, ma anche la mescolanza di verità e rielaborazione dei miei precedenti romanzi mi ha stancata.
Solo che io non credo nel romanzo di formazione, non credo nell'evolversi di una trama: per me è già tutto successo e la vita è solo capire chi sei, non cambiare, non lasciarti modificare dagli eventi, neppure dagli incontri più apparentemente sconvolgenti.
Non credo nel mutamento, ma in una coerenza che non si contraddice neppure nelle più evidenti scelte di vita: neppure negli abbandoni e nell'accoglienza.
Eppure ho scritto romanzi, come una sfida, ma il personaggio che mi tormenta e che vuole qualcosa da me non è certo uno dei personaggi in cerca d'autore di Pirandello: coerenti con una storia ben chiara da raccontare, più vera di quelle delle persone in carne ed ossa.
Il personaggio che mi tormenta è .... uno sconosciuto che con un aspetto curato, un comportamento impeccabile, nel quartiere gira con una birra e uno sguardo assorto, come se dovesse risolvere un problema scientifico. Lo so che ormai sa qual'è la mia auto, che ho dei figli, che a volte ho la sua stessa concentrazione su un dolore che non ha voce.
La sua storia ecco vorrei raccontare, come quella di Roberta, la ragazza incontrata più di due anni fa sotto i portici in piazza duomo a Milano, sdraiata per terra, come un dannato di Dante, che mi ha parlato, ci siamo presentate e strette la mano... poi ha abbassato la testa ed è tornata al suo dolore che mi ha detto non saper raccontare.
Che differenza c'è tra me e loro?
Che io potrei scrivere le loro vite, ma loro non me le racconteranno mai e hanno ragione!
La verità, come la felicità, non si racconta, la si vive!
La verità ti taglia in due e non esce il sangue!
La verità è dolce e amara!
Il realismo e i romanzi realistici sono un inganno, più della fantascienza e del fantasy, delle fiabe e delle favole... la verità si tace, perché è incoerente, a volte così banale, respingente. Non è la verità del gossip, delle vicende strappa lacrime, del sociale o della politica.
E' la verità di un signore distinto, con una bottiglia di birra, uno sguardo più assorto del pensatore e una dignità che lo potrebbe far apparire un primario d'ospedale, non certo un disperato.
Questo sarebbe il mio personaggio, come Roberta a Milano, come la signora che cerca nei rifiuti, ma non è così povera, l'uomo che chiede i soldi per una sigaretta o una birra, la donna che cammina e attraversa Verbania perché in casa non resiste...
Ma sono storie che nessuno vuole sentire e nessuno osa chiedere a loro cosa è la verità, il bello, l'odio e l'amore, la pace e la guerra, il giusto e l'utile... a questi vorrei fare domande esistenziali, filosofiche, ultime, di estetica e di etica, ma anche di teologia e di storia... ma chi l'ha detto che la storia insegna ad evitare gli errori? Ricordiamo il passato e non vediamo il presente!
Credo proprio che non scriverò più storie se non riuscirò a immaginare le loro storie!
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