Oggi è il compleanno di mio fratello Fabrizio e faccio un salto indietro negli anni, nell'attesa condivisa con mia mamma: avevo quasi dodici anni in più e forse l'ho sentito più come il mio primo figlio, un quasi figlio, che un fratello.
Quando sono andata a trovarlo in clinica S. Giuseppe ad Asti (in realtà i bambini non erano ammessi come portatori di malattie dell'infanzia, morbillo, varicella...) nell'entusiasmo della sua nascita, per poco non mettevo a repentaglio la sua vita, perché dopo qualche giorno mi ammalai di scarlattina, malattia letale se si ammala un neonato, infatti fui isolata... sperando di non averlo contagiato... e iniziai a sentirmi di nuovo la causa della morte di un altro fratello.... una disgrazia nella vita delle persone a me care.
Oggi sono isolata per Covid19, ma non sarebbe così grave per lui ammalarsi, ma meglio non festeggiare insieme.
Gli sono stata vicina fino ai sei anni, poi mi sono allontanata con l'Università, ma non ho mai capito che lui poteva avere bisogno di una sorella alla pari e non di un'altra autorità: a me non chiedeva di greco e di latino, preferiva chiedere ad altri, non accettava il mio aiuto.
Ho sbagliato a duplicare il ruolo di chi dà consigli, può fare meglio perché ha più esperienza e lui è cresciuto con tre figure di autorità e di emulazione: i genitori e me. Un discorso alla pari mai, anche perché poi i problemi della mia vita mi hanno travolta e allontanata, ma il mare riporta sempre a riva levigati gli oggetti che ha rubato, persino i corpi....
Ecco io mi sento a cinquant'anni in questo riflusso del mare che porta a riva disarticolati, levigati, modificati non solo pezzi della mia vita, ma me stessa: una sorella che ha capito di essere stata più la sorella del bambino morto a sei giorni, perché le era quasi gemello, con solo un anno di diversità, che del fratello con dodici anni in meno, la madre che deve ripensare a tutto e ripartire da capo per un viaggio non solo interiore, ma di umile accettazione di sbagli, anche in buona fede...ma sempre sbaglia sono!
Chiedo a mio figlio che non perda il contatto vero con i fratelli, che poi lo accompagneranno tutta la vita, che hanno i ricordi, i suoi stessi primi ricordi, che hanno avuto le stesse possibilità e difficoltà, ma in anni diversi, anche lui ne ha a distanza di otto, undici anni.
Essere fratelli e sorelle, quest'anima sororale che c'è in me è stata troppo rivolta al piccolo perduto dopo sei giorni, al senso di colpa per essere stata io a togliere energia a mia madre in quella gravidanza, io che mi sento in colpa di esistere al posto di chi avrebbe risolto la vita ai miei genitori: un lutto che non avrebbe segnato mia madre, il figlio maschio in un'azienda al momento giusto.
Sono stata troppo presa da questa anima sororale piena di sensi di colpa, di confronto con un angelo perfetto, mentre a me sembra di vivere solo per sbagliare...
Voglio essere d'ora in poi più la sorella di Fabrizio, che la sua "seconda mamma" come mi dicevano di essere appena nato per accudirlo!
Per questo faccio gli auguri a lui di buon compleanno e buon inizio di una vita più sua e a me gli auguri di saper distinguere i ruoli: di madre, di sorella, di figlia!
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