Prima impertinenza
Perché sono nato?
Entra in cucina, proprio mentre la mamma sta preparando cena, è tardi e qualcosa è andato storto, la torta non è lievitata, si è bruciato l’arrosto, forse manca il vino…
Entra il nostro bambino, per chiedere cosa si mangia e già che c’è, lo dice tutto d’un fiato… “mamma, perché sono nato?”
Ecco che ora tutto dipende dalla mamma. Per un attimo, immaginate che il tempo si fermi: l’arrosto, anche a duecento gradi, non scuote e neppure brucia, la pizza smette di lievitare e rimane lì con i suoi fermenti di birra nella pancia, indigeribili…
La mamma non ha il grembiule da cucina, neppure il guanto da forno, si brucia, prendendo, a mani nude, le griglie sul fuoco, appena un segno di fastidio, come se non fosse la sua pelle.
Il bambino sorride divertito, la mamma è davvero buffa!
Aspetta, qualcosa deve rispondere…
In cucina tutto tace, potrebbe rimanere, come per incantesimo, ad aspettare la risposta, la verità.
In italiano, perché il nostro bambino e anche la sua mamma sono italiani, “perché” ha due significati: causale e finale. Per quale causa e per quale scopo, sta traducendo la mamma… e almeno ad uno dei due perché deve rispondere…
Il bambino non ha fretta: ormai è nato e questo gli basta a consolarlo, qualunque spiegazione lei gli dia!
Solo che vede che lei non ha il coraggio di parlare e in forno l’arrosto è rosso fuoco per la vergogna e la pasta della pizza… gonfia d’impazienza!
La mamma guarda il bambino impertinente: è coraggiosa, cerca di nascondere le lacrime, tagliando senza motivo, una cipolla!
“Vuoi la verità?”
“ No, dimmi una bugia, ma bella, sei brava, tu sai scrivere, ci devo credere!”
La mamma lo guarda, di colpo la sua mente è vuota, non trova una parola, un racconto.
Lo abbraccia forte e gli dice:
“Amore mio, non lo so davvero! Però ti voglio bene e perché tu ci fossi io ho fatto follie! Non me lo sono chiesta, quando ho detto … sì, lo voglio, non ho chiesto di sapere se eri sano oppure no. Ho detto solo di sì!”
Non c’è causa e non c’è fine…per me così è stato!
Eppure per me sei necessità pura: ora che ci sei, non so come potrei immaginare il mondo senza.”
Il bambino impertinente lascia la presa.
Le sorride e capisce che per lei il discorso si fa difficile, lui voleva solo che gli dicesse…
Senza di te, ormai, io non ho senso e non vorrei vivere.
Eppure potevi non esserci e questo mi sembra ora incomprensibile.
Lei lo dice!
Il bambino impertinente l’abbraccia e le dice: mamma sei la migliore...che poi di mamma ci sia solo lei… non è una questione di logica o di grammatica.
In amore, solo in amore, per qualunque amore, la logica non conta, come il tempo che si curva, che sparisce.
In Amore esiste solo l’Amore.
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