mercoledì 11 agosto 2021

Il bambino impertinente.

 

Prima impertinenza


Perché sono nato?



Entra in cucina, proprio mentre la mamma sta preparando cena, è tardi e qualcosa è andato storto, la torta non è lievitata, si è bruciato l’arrosto, forse manca il vino…

Entra il nostro bambino, per chiedere cosa si mangia e già che c’è, lo dice tutto d’un fiato… “mamma, perché sono nato?”

Ecco che ora tutto dipende dalla mamma. Per un attimo, immaginate che il tempo si fermi: l’arrosto, anche a duecento gradi, non scuote e neppure brucia, la pizza smette di lievitare e rimane lì con i suoi fermenti di birra nella pancia, indigeribili…

La mamma non ha il grembiule da cucina, neppure il guanto da forno, si brucia, prendendo, a mani nude, le griglie sul fuoco, appena un segno di fastidio, come se non fosse la sua pelle.


Il bambino sorride divertito, la mamma è davvero buffa!

Aspetta, qualcosa deve rispondere…


In cucina tutto tace, potrebbe rimanere, come per incantesimo, ad aspettare la risposta, la verità.


In italiano, perché il nostro bambino e anche la sua mamma sono italiani, “perché” ha due significati: causale e finale. Per quale causa e per quale scopo, sta traducendo la mamma… e almeno ad uno dei due perché deve rispondere…


Il bambino non ha fretta: ormai è nato e questo gli basta a consolarlo, qualunque spiegazione lei gli dia!


Solo che vede che lei non ha il coraggio di parlare e in forno l’arrosto è rosso fuoco per la vergogna e la pasta della pizza… gonfia d’impazienza!


La mamma guarda il bambino impertinente: è coraggiosa, cerca di nascondere le lacrime, tagliando senza motivo, una cipolla!


Vuoi la verità?”

No, dimmi una bugia, ma bella, sei brava, tu sai scrivere, ci devo credere!”


La mamma lo guarda, di colpo la sua mente è vuota, non trova una parola, un racconto.


Lo abbraccia forte e gli dice:

Amore mio, non lo so davvero! Però ti voglio bene e perché tu ci fossi io ho fatto follie! Non me lo sono chiesta, quando ho detto … sì, lo voglio, non ho chiesto di sapere se eri sano oppure no. Ho detto solo di sì!”


Non c’è causa e non c’è fine…per me così è stato!

Eppure per me sei necessità pura: ora che ci sei, non so come potrei immaginare il mondo senza.”


Il bambino impertinente lascia la presa.

Le sorride e capisce che per lei il discorso si fa difficile, lui voleva solo che gli dicesse…

Senza di te, ormai, io non ho senso e non vorrei vivere.


Eppure potevi non esserci e questo mi sembra ora incomprensibile.


Lei lo dice!


Il bambino impertinente l’abbraccia e le dice: mamma sei la migliore...che poi di mamma ci sia solo lei… non è una questione di logica o di grammatica.


In amore, solo in amore, per qualunque amore, la logica non conta, come il tempo che si curva, che sparisce.

In Amore esiste solo l’Amore.

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