XVI
Non c’è nessun filtro che possa far ritornare la passione che ci consumò.
Ricordare ciò che fu è un dolore che non auguro a nessuna donna.
Non ti chiedo di tornare da me, ma di andare lontano, ad esplorare quei mari e quegli oceani che nessuno navigò.
Cerca un’altra Isotta!
Cerca un altro re a cui sottrarre la moglie prima che sia divenuta sua.
Maledico le labbra che mi hanno fatto conoscere ciò che nessuna pozione mai avrebbe saputo!
Sai che era solo acqua di fonte!
Ora lo chiamano effetto placebo!
Allora per coprire la mia colpa, la tua colpa, dissero che mia madre la preparò con arti magiche, per rendere il mio matrimonio un matrimonio d’amore!
Ora diffidano delle suocere, ai tempi forse credevano che avessero buone intenzioni.
Mi innamorai di te perché altro non avrei potuto fare.
Eri tutto ciò che potevo desiderare io, Isotta: e tutto ciò che avrei potuto cercare in cento uomini tu lo avevi senza i difetti di altri cento.
Persino ciò che mi fa soffrire, se viene da te, mi soggioga!
Persino la tua collera…mi accarezza!
Ciò che non sei, è proprio ciò che non devi essere; ciò che non hai è ciò che non devi avere.
Se quello che manca in te, mi riempie, che senso ha parlare di qualità che tutte vedono come una tentazione!
Di questo non parlo: le donne lo sanno e gli uomini di quelle donne lo temono!
Nessuna pozione bevuta per sbaglio mi fece innamorare di te…
Lo sappiano i secoli e le generazioni!
Cosa ti fece innamorare di me?
Lo sai tu?
I secoli sono passati ed io non ho una risposta. Per questo non ti chiedo di tornare…
Non mi sapresti rispondere e questo per me è un dolore insopportabile, più dell’abbandono.
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