giovedì 2 aprile 2020

Gente del Giambellino: il quartiere si organizza e chiede aiuto nei gioni del Coronavirus


03/04/2020 “Quartiere Giambellino” durante i giorni del Coronavirus (Il Giambellino prova a rialzarsi con un fondo per l'emergenza. Fondo di comunità Quartiere."


Laboratorio di Quartiere Giambellino- Lorenteggio (una raccolta di fondi per sostenere famiglie, persone sole, giovani e anziani che non possono accedere ad altri contributi pubblici e istituzionali per affrontare le spese necessarie per vivere dignitosamente nei giorni del Coronavirus - beni primari, casa, salute, materiale scolastico)
Per aiutare 
Laboratorio di Quartiere Giambellino- Lorenteggio IBAN IT57I0623001658000043828723
Crédit Agricole, causale: Fondo Giambellino Emergenza Covid19


Certo la canzone di G. Gaber mi risuonava nelle orecchie fin da bambina,  canticchiata da mia madre, abituata al jukebox del ristorante e bar di famiglia, il bar… non di Cerrutti Gino, ma di un paese di 2000 abitanti in provincia di Asti.. 
"Gino" è anche il nome di mio zio…il fratello di mia madre… i bambini procedono attraverso ciò che è noto… di quella canzone  mi rimase impresso il nome "Gino". Anni dopo… più di quaranta, chi avrebbe mai detto che avrei letto pagine di un romanzo sul Giambellino? ("Gente del Giambellino. storie e racconti di una periferia del mondo". di Roberto Sironi di cui ho già parlato in questo blog..... Ecco come una luce il sottotiolo… da un perifieria del mondo...nel cosmopolitismo sotteso, per Roberto Sironi il Giambellino non è la periferia… di Milano, ma alla periferia di quella Città di cui siamo tutti cittadini… il Mondo, solo che di qualunque lingua, religione, estrazione sociale lo abitiamo, in pochi vivono al centro o nelle zone residenziali, la maggioranza condivide con il Giambellino un'esistenza di periferia (esistenziale, sociale, geografica, religiosa, sentimentale).

Da bambina  non mi chiedevo dove “cosa" fosse il Giambellino, forse un luogo immaginario e surreale, distante anni luce dalle mie colline del Monferrato, abituata a vivere in una cascina di campagna senza vicini… isolata tra vigne e prati…
Strani i casi della vita… addirittura avrei conosciuto un artista, uno scrittore Roberto Sironi, che nella sua vastissima produzione ha dedicato un romanzo epico e lirico allo stesso tempo, dal titolo “Gente del Giambellino”… di cui ho già parlato in questo blog… certo “Dubliners” è l’evocazione immediata… 


Qui sotto Estratto della mostra "Giambelliners" di Roberto Sironi (www.robertosironi.com)





Dall’autore so che sta portando avanti una trilogia dove il protagonista è lui, il Quartiere del Giambellino, la verità protetta solo dalla discrezione, dalla dignitosa voce del testimone, Roberto Sironi che ancora vive nel quartiere anche se avrebbe potuto ,come cantautore, artista vivere altrove, prendere la cittadinanza francese… in quella Francia per cui ascoltarlo anche mentre cantava canzoni in milanese… era un onore e nonostante gli stereotipi sugli Italiani, la stampa francese gli ha attribuito il titolo, che si è meritato sul campo, di gentilhomme italien!
Ecco che poi come mia abitudine cerco altri autori che ne abbiano parlato, G. Testori, “Nebbie al Giambellino” pubblicato postumo e proprio quest’anno pubblicato “Al Giambellino non si uccide” di Matteo Lunardini..


Aspetto il secondo volume della trilogia da Roberto Sironi e intanto oltre a Gaber conosco Herbert Pagani…
 leggendo le prime pagine del romanzo di Lunardini, e cerco con  la sua musica il Giambellino...il bar di Cerrutti Gino di Gaber… qui sotto nel video...

Herbert Pagani



Non so se per parlare del Giambellino e ci voglia un lasciapassare speciale, come per parlare di persone e vicende profondamente umane e vere che le ipocrisie delle definizioni, del buonismo, del qualunquismo non devono toccare, per rispetto, quel rispetto che leggendo le pagine di “Gente del Giambellino” si impara a immaginare che sia qualcosa di diverso dalla semplice educazione.
Ecco questo quartiere così suggestivo si sta organizzando in autonomia, per arrivare al dolore sommerso, per intervenire là dove la dignità, l’orgoglio e la riservatezza non eprmetterebbero di entrare… Devono fare da soli… hanno chiesto un aiuto, ma lo devono gestire loro… si può solo imparare a provare rispetto se anche in una situazione drammatica come quella del Coronavirus… troppi vengono dimenticati, invisibili al mondo...quasi come Mattia Pascal era nei confronti della propria vita… chiunque lo poteva offendere, derubare e lui non avrebbe potuto neanche difendersi… Pirandello sembra non aver idea… che capita ormai così nel quotidiano… non è il caso di avvallare la falsa notizia della propria morte per diventare improvvisamente invisibili e muti, colpevoli di essere in difficoltà… non perché persone difficili, ma perché si sono vissute situazioni difficili!
Ecco quindi questo Comitato di Quartiere che arriva là dove non arrivano gli aiuti ufficiali… si può solo sperare che questo aiuto lo accettino, nelle forme che ritengono...





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