da "L'isola e il mare" di Mariagrazia Pia e Roberto Sironi (testi di Pia- Sironi, opere olio su tela di Roberto Sironi, libro d'arte in corso di ultimazione)
Il
marinaio ascolta e consola Calipso di Mariagrazia Pia
L’isola
di Calipso
Quando
è arrivato lui credevo fosse uno dei tanti naufraghi, quando è
arrivato lui pensavo fosse uno dei tanti. Nella mia eternità uno
vale l’altro, giorni, mesi o anni non significano nulla.
La
mia noia è noia di dea, ma il mio amore è amore di donna.
Così
senza immaginare mi sono innamorata di lui come una donna e la dea ha
dimenticato che l’eternità non piace agli uomini, la noia solo gli
dei la sanno sopportare, anzi neppure loro, hanno creato questo mondo
per distrarsi, per divorare ciò che creano.
Ecco
che come una donna mi sono innamorata di Odisseo e come una donna
l’ho voluto fermare su quest’isola che in nulla gli ricordava
Itaca.
Lui
rimpiangeva tra le mie braccia una donna mortale, voleva l’attimo
non l’eternità.
Ho
capito l’ebrezza degli uomini, l’intensità di chi sa che domani
forse non potrà più vivere, non potrà più godere.
Anche
Zeus mi ha amata, ma tra le braccia di Odisseo ho voluto il piacere
infinito subito, come se non avessi più domani, come le mortali e
questo ho scoperto, il piacere che non ha domani.
Non
potevo fermare Odisseo, non potevo fermare il suo Tempo come lui non
poteva darmi Tempo, farmi scorrere tra le gambe quel liquoroso amore
che è il Tempo dei mortali, che rende le loro vite irripetibili,
belle persino nell’orrore.
Lui
non poteva o non voleva.
Mai
lo fece, io fui sterile per lui, come se non ne avessi diritto oppure
ne aveva paura.
Non
voleva generare semidei.
Potei
solo assaggiare il suo Tempo, mi resta il ricordo, un sapore che il
mare mi ricorda e che io su quest’isola in esilio non potrò mai
dimenticare.
Ho
l’eternità, ma volevo il Tempo, volevo lui.
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