Sosta
I
Fermata:
La poesia è un modo di amare il mondo
La
poesia è un modo di amare il mondo, anche quando si è disperati, di sogguardarlo, ridisegnarlo…l’unica possibilità di essere
felici anche nell’estrema infelicità. L’infelicità non è
disperazione, come la gioia non è felicità. La disperazione è non
riuscire a scrivere, a comporre, a dare forma ed espressione sia
all’infelicità che alla felicità o anche solo alla loro ipotesi…
ma qui si entra a parlare di Amore e la poesia è sempre la storia
d’amore per la vita, per qualcuno, storia di amore per la poesia
stessa, degli altri come della tua.
Con
la poesia non si è mai soli, ma non perché pensi di pubblicarla, ma
perché anche se nessuno ti giudicherà mai un poeta, tu sei con i
poeti che hai amato, loro sì che capirebbero e sentirebbero che hai
dentro quell’ardore e se il tuo legno non arde, (non hai quelle
doti che sono un dono divino) il tuo fuoco lo sentirebbero lo stesso!
Loro ti capirebbero e non ti farebbero pesare che loro sono i grandi
poeti, i grandi scrittori e tu...no. Avrebbero rispetto per la tua
opera, non sarebbero né i critici letterari e neanche chi hai vicino
tutti giorni e ti tollera… forse solo perché lo crede un
passatempo senza costi, una follia tollerabile.
Follia?
Vi
confesso una mia follia fin dai tempi del liceo e che mi è durata
fino a che… non mi sono innamorata davvero e ho capito di non
essermi innamorata mai… il mio tormento fin dai tempi del liceo era
di pensare che se Leopardi mi avesse conosciuta non si sarebbe
innamorato di me… non sapevo cantare come Silvia, non ero
spensierata come lei, solo nutrivo una devozione, un vero amore per
lui! Ora penso che almeno tenerezza gli avrei fatto e che certo non
avrebbe riso né del mio amore né della mia ostinazione a vivere per
la poesia, per la scrittura...avrebbe sentito il fuoco e non lo
avrebbe minimizzato solo chiedendomi… quante copie vendono le tue
raccolte e quale editore le pubblica?
Il
mio paradiso, se ce ne fosse uno, sarebbe con tutti i poeti e
scrittori, dall’antichità a oggi, quelli che conoscono, ma
certamente tutti quelli che non conosco di tutte le letterature e di
tutti i tempi… tranquilli, c’è l’eternità! Ecco a cosa
servirebbe: a leggere tutte le opere, a parlarne con tutti gli
scrittori e a comporne altre… per l’eternità!
Prima
il mio era un paradiso senza immagini e senza suoni… ora lo penso
anche con immagini di pittori, con statue di scultori, anche con la
musica, ma non devota! Certo poi l’amore, come diceva già il poeta
della corte di Federico II, che non sarebbe andato mai in paradiso
senza la sua donna, non per fare peccato, ma per vederla nella gloria
di Dio… non andrei mai senza il mio uomo… solo che il nostro
paradiso è molto laico, non vogliamo stare nella gloria di Dio, ma
di tutti gli uomini, di tutti gli artisti e poeti che hanno creato e
non ci hanno messo sei giorni! Se poi fossero all’inferno, con le
loro vite sregolate… allora credo che andremmo lì...
La
poesia qui non si accompagna alla musica, ma al segno grafico di un
artista (Roberto Sironi) che ha sempre scritto testi per le sue
canzoni, sintesi massima una storia in pochi minuti. Qui disegna.
Segni da decifrare le lettere, ma anche i disegni, senza suoni, di
chi la musica ce l’ha nell’anima.
Nel
silenzio, senza melodie, senza altri sensi se non la vista… l’udito
è inutile, come inutili l’olfatto, il tatto, il gusto, solo la
vista è coinvolta. Come nell’amore, la vista è l’organo dei
sensi che fa nascere la passione, che mantiene il ricordo anche
quando le parole udite non sono che un’eco distorta.
La
poesia qui è alla ricerca di immagini, solo scrittura e anche i
disegni sono scrittura.
C’è
bisogno di silenzio per capire se stessi e la poesia è un modo per
creare quel silenzio.
La
prosa è rumore, la poesia è silenzio! Il ronzio di un alveare: così
possono sembrare i pensieri che si fanno poesia, che, anzi, cercano
di esserlo.
La
poesia è creazione, nella sua etimologia c’è il significato del
verbo “fare”, non così nella musica, nella pittura, nella
scultura… eppure tutte le arti sono creazione e alle Nove Muse se
ne sono ben aggiunte altre nel corso dei millenni!
Eppure
solo la poesia rimanda a quel fare che è diverso da ogni altro fare,
un’azione che irrompe nel mondo, ma non è performance,
è un fare intimo, ma scagliato verso l’esterno, anche se l’esterno
sono gli altri, a cui forse mai arriverà quel gesto, perché sono
altri ben difesi, corazzati, oppure in fuga.
Gli
“altri” (lettori, ascoltatori, editori o librai, studenti o
insegnanti) sono sempre fuori posto di fronte al gesto poetico, sono
quasi l’ostacolo che il poeta deve superare, li attende e li teme,
rimarranno sempre … gli altri!
Le
soste poetiche a volte sono delle pause che il lettore si prende
nella vita, ma l’autore trova che sia una pausa tutto il resto
della sua vita in cui non compone versi.
La
poesia per il poeta è la sua continuità… la vita di tutti i
giorni, forse anche il gesto materiale, (scrivere su carta, al pc…)
una pausa dalla poesia che ha dentro. Anche l’atto di scrivere può
sembrare uno scendere a patti con la realtà condivisa, pensare e
sentire dentro la poesia viene prima, è ossessione dolce. Scrivere
su carta, con uno strumento come la macchina da scrivere e ora il pc…
è già tenere conto che si ha bisogno di quel mondo concreto per
dare vita al proprio, è già a volte sentirsi in debito, forse fino
al punto di sentirsi ridicoli, bisognosi per l’atto di scriverla,
mentre si ha la certezza che potrebbero toglierti tutto, ma proprio
tutto e si continuerebbe a pensare a lei, alla poesia che si ha nella
mente, nel cuore, sulla pelle, nelle ossa… come l’amore, quando è
quello vero, nessuno lo lo può togliere, neanche l’amato che
lascia, lo si ama ugualmente, ancora, per sempre e non c’è
giuramento!
Ecco
con la poesia è così, completamente discontinua rispetto a tutto il
resto del mondo concreto, quotidiano eppure bisognosa (per uscire
dalla testa, dal cuore), di quel mondo che la umilia o la ostacola o
blandisce, comunque la impegna altrove. Il filosofo napoletano
Tommaso Campanella scrisse meravigliose poesie negli anni della
prigionia in cui la stessa Inquisizione, che aveva condannato al rogo
Giordano Bruno, rinchiuso nella sua stessa cella, gli impediva anche
di scrivere… e lui scrisse di filosofia e poesie in segreto e
riusciva a farle pubblicare all’estero… Gli avevano tolto tutto,
credevano...poi ci sono esempi più vicini a noi di poeti maledetti…
dalla società, dai familiari rinchiusi quando i manicomi esistevano
ancora per la tranquillità dei borghesi di mente. Questo solo per
dire che non tutti sono fortunati da essere celebri e osannati, anche
se non fossero bravi, virtuosi degni di essere letti a scuola e nelle
università questi poeti vivono di poesia e per questo lo sono… non
fanno altro da quando hanno avuto la padronanza della lingua, forse
della loro vita quella di tutti i giorni non l’avranno mai…
questa stessa padronanza!
Spesso
capita di fermarsi per troppo tempo, anzi di non ripartire più.
A
volte capita di non ricordarsi più di essere poeti… di smettere di
fare l’unica cosa per cui si è nati… non importa che non lo
sappia nessuno, il poeta lo sa e non può mentire a se stesso.
La
poesia non mente mai anche se racconta di esseri incredibili.
Per
un poeta la vita reale è incredibile nel suo essere l’unica cosa a
cui deve prestare tutta la propria fede per affermare che sia
importante.
Il
poeta semplicemente fa… solo se quello che fa lui non lo poteva
fare nessun altro, a quello che lui pensa… nessuno ci poteva
arrivare, quello che sogna per altri può essere un incubo o non dare
dolcezze…
Quando
gli dicono… “belle… ma non si capiscono”… ecco lui o lei
non saranno mai capiti neanche nella vita reale! Di questo ho le
prove e non sono nelle antologie. Le ho addosso queste prove!
Bella pagina, complimenti!
RispondiElimina