martedì 18 febbraio 2020

Soste poetiche

Sosta I
Fermata: La poesia è un modo di amare il mondo


La poesia è un modo di amare il mondo, anche quando si è disperati, di sogguardarlo, ridisegnarlo…l’unica possibilità di essere felici anche nell’estrema infelicità. L’infelicità non è disperazione, come la gioia non è felicità. La disperazione è non riuscire a scrivere, a comporre, a dare forma ed espressione sia all’infelicità che alla felicità o anche solo alla loro ipotesi… ma qui si entra a parlare di Amore e la poesia è sempre la storia d’amore per la vita, per qualcuno, storia di amore per la poesia stessa, degli altri come della tua.
Con la poesia non si è mai soli, ma non perché pensi di pubblicarla, ma perché anche se nessuno ti giudicherà mai un poeta, tu sei con i poeti che hai amato, loro sì che capirebbero e sentirebbero che hai dentro quell’ardore e se il tuo legno non arde, (non hai quelle doti che sono un dono divino) il tuo fuoco lo sentirebbero lo stesso! Loro ti capirebbero e non ti farebbero pesare che loro sono i grandi poeti, i grandi scrittori e tu...no. Avrebbero rispetto per la tua opera, non sarebbero né i critici letterari e neanche chi hai vicino tutti giorni e ti tollera… forse solo perché lo crede un passatempo senza costi, una follia tollerabile.
Follia?
Vi confesso una mia follia fin dai tempi del liceo e che mi è durata fino a che… non mi sono innamorata davvero e ho capito di non essermi innamorata mai… il mio tormento fin dai tempi del liceo era di pensare che se Leopardi mi avesse conosciuta non si sarebbe innamorato di me… non sapevo cantare come Silvia, non ero spensierata come lei, solo nutrivo una devozione, un vero amore per lui! Ora penso che almeno tenerezza gli avrei fatto e che certo non avrebbe riso né del mio amore né della mia ostinazione a vivere per la poesia, per la scrittura...avrebbe sentito il fuoco e non lo avrebbe minimizzato solo chiedendomi… quante copie vendono le tue raccolte e quale editore le pubblica?
Il mio paradiso, se ce ne fosse uno, sarebbe con tutti i poeti e scrittori, dall’antichità a oggi, quelli che conoscono, ma certamente tutti quelli che non conosco di tutte le letterature e di tutti i tempi… tranquilli, c’è l’eternità! Ecco a cosa servirebbe: a leggere tutte le opere, a parlarne con tutti gli scrittori e a comporne altre… per l’eternità!
Prima il mio era un paradiso senza immagini e senza suoni… ora lo penso anche con immagini di pittori, con statue di scultori, anche con la musica, ma non devota! Certo poi l’amore, come diceva già il poeta della corte di Federico II, che non sarebbe andato mai in paradiso senza la sua donna, non per fare peccato, ma per vederla nella gloria di Dio… non andrei mai senza il mio uomo… solo che il nostro paradiso è molto laico, non vogliamo stare nella gloria di Dio, ma di tutti gli uomini, di tutti gli artisti e poeti che hanno creato e non ci hanno messo sei giorni! Se poi fossero all’inferno, con le loro vite sregolate… allora credo che andremmo lì...
La poesia qui non si accompagna alla musica, ma al segno grafico di un artista (Roberto Sironi) che ha sempre scritto testi per le sue canzoni, sintesi massima una storia in pochi minuti. Qui disegna. Segni da decifrare le lettere, ma anche i disegni, senza suoni, di chi la musica ce l’ha nell’anima.
Nel silenzio, senza melodie, senza altri sensi se non la vista… l’udito è inutile, come inutili l’olfatto, il tatto, il gusto, solo la vista è coinvolta. Come nell’amore, la vista è l’organo dei sensi che fa nascere la passione, che mantiene il ricordo anche quando le parole udite non sono che un’eco distorta.
La poesia qui è alla ricerca di immagini, solo scrittura e anche i disegni sono scrittura.
C’è bisogno di silenzio per capire se stessi e la poesia è un modo per creare quel silenzio.
La prosa è rumore, la poesia è silenzio! Il ronzio di un alveare: così possono sembrare i pensieri che si fanno poesia, che, anzi, cercano di esserlo.

La poesia è creazione, nella sua etimologia c’è il significato del verbo “fare”, non così nella musica, nella pittura, nella scultura… eppure tutte le arti sono creazione e alle Nove Muse se ne sono ben aggiunte altre nel corso dei millenni!
Eppure solo la poesia rimanda a quel fare che è diverso da ogni altro fare, un’azione che irrompe nel mondo, ma non è performance, è un fare intimo, ma scagliato verso l’esterno, anche se l’esterno sono gli altri, a cui forse mai arriverà quel gesto, perché sono altri ben difesi, corazzati, oppure in fuga.
Gli “altri” (lettori, ascoltatori, editori o librai, studenti o insegnanti) sono sempre fuori posto di fronte al gesto poetico, sono quasi l’ostacolo che il poeta deve superare, li attende e li teme, rimarranno sempre … gli altri!
Le soste poetiche a volte sono delle pause che il lettore si prende nella vita, ma l’autore trova che sia una pausa tutto il resto della sua vita in cui non compone versi.
La poesia per il poeta è la sua continuità… la vita di tutti i giorni, forse anche il gesto materiale, (scrivere su carta, al pc…) una pausa dalla poesia che ha dentro. Anche l’atto di scrivere può sembrare uno scendere a patti con la realtà condivisa, pensare e sentire dentro la poesia viene prima, è ossessione dolce. Scrivere su carta, con uno strumento come la macchina da scrivere e ora il pc… è già tenere conto che si ha bisogno di quel mondo concreto per dare vita al proprio, è già a volte sentirsi in debito, forse fino al punto di sentirsi ridicoli, bisognosi per l’atto di scriverla, mentre si ha la certezza che potrebbero toglierti tutto, ma proprio tutto e si continuerebbe a pensare a lei, alla poesia che si ha nella mente, nel cuore, sulla pelle, nelle ossa… come l’amore, quando è quello vero, nessuno lo lo può togliere, neanche l’amato che lascia, lo si ama ugualmente, ancora, per sempre e non c’è giuramento!
Ecco con la poesia è così, completamente discontinua rispetto a tutto il resto del mondo concreto, quotidiano eppure bisognosa (per uscire dalla testa, dal cuore), di quel mondo che la umilia o la ostacola o blandisce, comunque la impegna altrove. Il filosofo napoletano Tommaso Campanella scrisse meravigliose poesie negli anni della prigionia in cui la stessa Inquisizione, che aveva condannato al rogo Giordano Bruno, rinchiuso nella sua stessa cella, gli impediva anche di scrivere… e lui scrisse di filosofia e poesie in segreto e riusciva a farle pubblicare all’estero… Gli avevano tolto tutto, credevano...poi ci sono esempi più vicini a noi di poeti maledetti… dalla società, dai familiari rinchiusi quando i manicomi esistevano ancora per la tranquillità dei borghesi di mente. Questo solo per dire che non tutti sono fortunati da essere celebri e osannati, anche se non fossero bravi, virtuosi degni di essere letti a scuola e nelle università questi poeti vivono di poesia e per questo lo sono… non fanno altro da quando hanno avuto la padronanza della lingua, forse della loro vita quella di tutti i giorni non l’avranno mai… questa stessa padronanza!

Spesso capita di fermarsi per troppo tempo, anzi di non ripartire più.
A volte capita di non ricordarsi più di essere poeti… di smettere di fare l’unica cosa per cui si è nati… non importa che non lo sappia nessuno, il poeta lo sa e non può mentire a se stesso.
La poesia non mente mai anche se racconta di esseri incredibili.
Per un poeta la vita reale è incredibile nel suo essere l’unica cosa a cui deve prestare tutta la propria fede per affermare che sia importante.
Il poeta semplicemente fa… solo se quello che fa lui non lo poteva fare nessun altro, a quello che lui pensa… nessuno ci poteva arrivare, quello che sogna per altri può essere un incubo o non dare dolcezze…

Quando gli dicono… “belle… ma non si capiscono”… ecco lui o lei non saranno mai capiti neanche nella vita reale! Di questo ho le prove e non sono nelle antologie. Le ho addosso queste prove!


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