Un virus attenta alla corona?
Con chi sta questo virus?
Ho sempre avuto paura della folla: quando ciascuno di noi diventa folla perché è suonato l'allarme e bisogna evacuare un edificio oppure cercare le scialuppe di salvataggio o c'è il terremoto…
Conosco bene gli attacchi di panico, individuali, incomunicabili, incomprensibili a chi mi sta vicino, ma non riesco a entrare nel panico collettivo!
Non so se sia un limite o una fortuna.
Eppure ho figli e genitori e vivo nel mondo proprio nelle zone del nord tra Piemonte e Lombardia, proprio a Milano insegno e studia il mio primogenito.
Non ho mai vissuto una situazione di tale emergenza…
Ammiro tutti coloro che ogni giorno sono esposti in prima linea, tutti i medici, il personale sanitario, ma anche le cassiere del supermercato che a due metri o ad un metro di distanza non sempre hanno le persone...capisco che non si voglia fermare l'economia, non chiudendo i locali, ma ci sono persone che non possono scegliere se chiudere o aprire, se andare o no al lavoro… devono e nessuno glielo chiede e loro forse non potrebbero sottrarsi.
Sono solidale con le persone costrette sempre a ricevere ordini, indicazioni, che non possono mai scegliere quando è ora di preoccuparsi o no.
Vedo anche che molto sollecite sono le case editrici a mandare materiale per la didattica a distanza… per le superiori non è nella prassi, nell'aggiornamento. Curioso come fossero già pronte all'emergenza, preveggenti.
Chissà se un giorno, magari dopo domani, con questa paura dei contatti umani… (purtroppo lo spettro dell'AIDS ha nella nostra generazione impressionato molto, per fortuna che poi si è sostituita la presenza della persona anche con tante relazioni virtuali, chat, video… un'inondazione di mondo virtuale che per fortuna non è riuscito a sostituire la fisicità, perché qui parliamo del più profondo dei desideri e parliamo, si spera, di Amore)! Ma là dove, per esempio nella cultura, non si tratta di un bisogno così legato alla presenza, primario, forse dopo questa paura ci sarà un museo che puoi visitare virtualmente e per certi musei si può già, lezioni con l'insegnante che spiega, corregge, risponde, ma tutto on line!
Anche i medici potranno visitare così.
Forse siamo già tecnologicamente pronti per questo scenario, ma non ancora emotivamente.
Abbiamo bisogno della persona in carne ed ossa con cui prendercela per i nostri sbagli, per le sconfitte o da guardare negli occhi per sentirci rincuorati, incoraggiati, come del medico che davvero ci visita, ci parla!
Ma l'emergenza ci farà decidere per una svolta nei comportamenti nell'istruzione, nella sanità, nel tempo libero (cinema, teatri, musei, concerti), forse anche nel culto per chi è religioso.
La folla forse sarà uno scenario d'altri tempi!
Antiquata, come un'orda barbarica, sarà la folla in una piazza gremita per un concerto, un'aula scolastica di trenta persone vocianti, un ambulatorio medico (in cui manca l'aria o ci si ammala ad entrarci) di pazienti impazienti, un museo in cui bisogna spintonarsi per vedere un quadro, la sala del cinema …
Ecco direi che per esempio i quadri di Roberto Sironi per il quale è protagonista la folla sarebbero quadri storici, di uno scenario metropolitano che potrebbe essere cancellato dalla paura del contagio oggi del coronavirus, il prossimo anno da qualche altra malattia.
Prima il terrorismo integralista, ora la malattia e non abbiamo ancora capito che non dobbiamo cercare le grandi città centro di cultura di sapere, di diffusione di idee, dobbiamo disperderci….essere isolati tecnologicamente forniti di tutto, a parte il teletrasporto.
Già i film hanno anticipato e impressionato l'immaginario collettivo, le distopie letterarie lo hanno proposto per metterci in guardia con la solita preveggenza dell'arte.
La folla viene dispersa…
Proprio io che soffro di agorafobia, devo provare nostalgia per la folla ai mercati, raccolta nelle piazze per i fuochi di capodanno, per i concerti…?
La mia idiosincrasia privata certo non ha mai cambiato nulla nel mio mondo circostante, ma la folla che può essere una forza, forse è temuta anche da altri, chissà.
Spero comunque che ciascuno si senta sempre prezioso al mondo e unico, mai numero, ma che da questa dispersione, per ragioni igieniche, nasca anche un altro concetto di folla, non certo manipolabile, critica, ma unita da un'idea e non solo dal luogo, dall'evento del momento!
Ci sentiamo come al solito impotenti, nonostante il livello scientifico, rincorriamo sempre un nuovo nemico...lo dobbiamo ammettere…
Ancora una volta entra il concetto di sublime kantiano, il terrore- orrore rispetto a qualcosa che ci può distruggere, come un maremoto, un'eruzione vulcanica, ma lo spettacolo, per chi fosse al sicuro, è sconvolgente, appunto sublime…Persino le immagini, che circolano sul web del coronavirus, sono affascinanti... se non sapessimo che è così pericoloso, come potremmo non ammirarne la bellezza... persino il nome è musicale...nobile, con quell'aristocratica corona!
La sofferenza, la paura della malattia e della morte sono, però, una esperienza quotidiana, una certezza che non è la paura del contagio che ci deve ricordare...Non avevamo bisogno del coronavirus per sapere che siamo fragilissimi e mortali, dal mattino alla sera, durante la notte, che generiamo esseri altrettanto fragili e mortali e siamo stati generati da altri esseri che se sono riusciti a raggiungere la vecchiaia si mostrano più fragili dei nostri figli, ma i genitori li pensi invincibili e immortali, non pensi la vita senza di loro, ci sono sempre stati e poi il contagio ti dovrebbe ricordare che possono sparire in un attimo... Tutte cose che si sanno, ma nell'essere folla ,nelle situazioni piacevoli cercavamo di farci forza e dimenticarlo, lo sapevamo già, non siamo così stupidi né come folla né come individui, ma credo che si debba combattere per continuare a poter stare nel mondo sia come individui che come individui nella folla che più ci piace, dove e quando preferiamo essere folla.
Autrice di testi letterari, poetici e filosofici, si occupa inoltre di critica letteraria e recensioni. Laureata e PhDoc in Filosofia (Scuola Normale Superiore di Pisa).
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