martedì 31 marzo 2020

Soste filosofiche: La Ragion pratica di Kant... nei giorni del Coronavirus

Sosta filosofica: devi perché devi, devi, quindi puoi. L'imperativo categorico comanda la Libertà


Nella Critica della Ragion Pura (1788)… Kant colpiva in pieno viso la superbia (quella che per i Greci era l’hubris) di una Ragione che va oltre i propri limiti, credendo di poter conoscere ciò di cui non ha esperienza fenomenica (il concetto senza la sensazione è astratto, vuoto, la sensazione senza il concetto è cieca. Ci sono le Categorie, ma sempre applicate alla Sensazioni e con le intuizioni pure a priori di Spazio e Tempo a cui Dio, Anima ,Mondo- nella sua complessità.)

Il noumeno… (ciò che sono può essere pensato, ma non conosciuto, proprio perché manca la sensazione), può diventare una idea regolativa, un orizzonte a cui guardare…




Noumeno sono Dio, l’anima e l’idea di Mondo, nella sua totalità, nelle possibili finalità, non legate all’esperienza fenomenica, alle sensazioni. Il filosofo di Koenisberg, di religione protestante pietista, disse di essersi risvegliato dal sonno dogmatico grazie alla lettura delle opere di Hume, era stato scosso dall’empirismo inglese.

Il pensabile, non conoscibile, certo affascina, solo che bisogna lasciarlo nel pensabile… non pretendere di conoscerlo!

Ecco la Critica alla Ragion Pratica sottolinea come invece proprio la “Ragion Pratica” ossia la “Morale”, sia spesso, se non quasi sempre, troppo spesso sporcata dall’idea di premi e di ricompense, ogni azione “corretta” sia in attesa di un premio, di una santificazione o sia fatta per espiazione, per riabilitazione (come l’obbligo di dedicarsi a lavori socialmente utili per scontare una pena per reati o infrazioni non molto pesanti, ma certo reati o azioni degne di biasimo. 
Se nei casi in cui c’è stato un reato, è bello pensare che finalmente, dopo secolo dal testo del nostro illuminista milanese Cesare Beccaria, “Dei delitti e delle pene” queste ultime e possano essere commutate, si possa  dare una seconda, un’ulteriore possibilità, certo è che nella vita di tutti i giorni, la Morale che guarda sempre a premi, ricompense, anche sovra individuali, come sono le idee politiche, religiose etc..è ancora inadeguata alla Purezza della Morale kantiana è ancora quella delle “persone per bene”, certo, non la vogliamo disprezzare o sminuire, è quella per gli uomini e le donne che se ne vanno sicuri, come il personaggio della famosa poesia di Montale ( i poeti, no, non fanno così...solo questo possono dire al lettore… cosa non sono… cosa non vogliono!)





Per essere sintetici, la purezza della morale di Kant, vicina certo alle pagine del Vangelo (fermiamoci a quello che avrebbe detto Gesù che nulla scrisse, come Socrate… che nulla scrisse) sta in alcuni brevissimi aforismi, di cui poi tutto il testo è dimostrazione o descrizione…
La legge morale in me… il cielo stellato sopra di me” questo basta a chiunque (non deve certo essere un filosofo, un sapiente, un dotto!).

Agisci in modo che la tua massima, possa valere come principio di legislazione universale”: facciamo questo test mentale… ogni volta che parliamo di qualcuno, di un qualche argomento, ogni volta che agiamo… vorremmo che tutto il mondo parlasse come noi (magari proprio mentre stiamo formulando un giudizio su una persona… vorremmo noi stessi essere giudicati, trattati a questo modo?), ogni volta che compiamo un’azione anche eticamente corretta… se fosse rivolta a noi ci basterebbe… o vorremmo essere sicuri della sua purezza, del fatto che sia senza secondi fini… ed un secondo fine non da poco potrebbe essere il nobilissimo fine di potersi meritare il Paradiso, a scendere altri paradisi mondani, con altre certezze.

La Ragion Pratica è pura quando  non si aspetta nessuna ricompensa quasi si sentisse violata, retrocessa a semplice compimento di un gesto che si muove nella “legalità” non certo nella “moralità”!
Diciamo che non ne dovremmo poter fare a meno! Quale genitore non si indignerebbe se mentre sta dando la vita per il proprio figlio… gli dicessero che per quell'azione avrà qualcos'altro… rispetto a salvare la vita al figlio! 
Il tormento insopportabile… che tanti genitori provano è proprio il senso di impotenza, non riuscire a far nulla… non aver potuto far nulla...

Ecco questo dovrebbe valere per ogni azione morale… non si può fare a meno che compierla, si deve ringraziare la vita che ci permette di compierla, ce ne dà la possibilità altro che il merito su questa terra o dopo!
Se aiutiamo i nostri amici e le persone care, certo facciamo bene… ma come diceva Gesù, come hanno scritto che lui abbia detto, lo fanno anche i pagani… quelli che per gli Ebrei non erano nella vera religione… se ci preoccupiamo solo dei nostri malati, dei nostri defunti ( anche se il nostri può avere un senso ampio non solo familiare…) ecco facciamo già molto, moltissimo ma non ancora abbastanza.
Se ospitiamo l'amico … e non il senza tetto, l'ex carcerato o chiunque abbia vissuto e viva situazioni che per fortuna non appartengono al "nostro" mondo… non facciamo ancora abbastanza.
Di sicuro … io non faccio ancora abbastanza e non voglio sia così! La vita non ci dà all'infinito possibilità per essere quello che vorremmo essere… se uno sente dentro "Devi" Sente anche il Puoi!




Morale è ben più di legale, e se è vero che dobbiamo combattere l’illegale ( che è l’eccezione, come la malattia in un corpo sano), non possiamo certo fermarci al Legale, alla Lgalità. 
Si rispettano le norme anche per non incorrere in sanzioni, ma si compiono azioni morali… perché si è liberi
L’imperativo categorico di Kant, altro riferimento essenziale è: “Devi, quindi puoi”, l’imperativo l’ordine di una Morale che non transige, che non vuole premi… è la Libertà, non la costrizione.

Se quando agiamo nell’ambito del “legale” compiamo un’azione in vista di un riconoscimento pubblico, di un premio e di una ricompensa… terrena o ultraterrena… non siamo più nel campo della Morale, siamo nei precetti, nelle massime, che non potranno mai essere universali, ma sempre particolari, accolte in una cultura e in una socità e rifiutate in un’altra. Kant vuole invece indicare l’unico modo per una “Ragion Pratica” che sia universale, necessaria, libera e tutto allo stesso tempo, non soggetta, come le sensazioni, alle intuizioni pure di Spazio e di Tempo...una Ragion morale per tutti i tempio, per tutti i luoghi, che si basi solo su questi principi.
  1. Agisci in modo che la tua massima possa valere come legge di legislazione universale
  2. Devi perché devi, devi quindi puoi
  3. La legge morale in me, il cielo stellato sopra di me.

Certo Kant era protestante… non era cattolico, agire per “meritarsi” il Paradiso… certo se proprio non abbiamo altre motivazioni, così come se non compiamo atti scorretti, solo perché c’è la prigione, ci sono le multe… le interdizioni da pubblici uffici… è qualcosa, ma non è “morale, non è di chi agisce secondo una “Ragion Pratica” che deve essere pura e con questo si intende universale.
Certo Kant era anche un Illiminista, credeva nella Ragione… avrebbe riso all’analista che gli dicesse di far parlare “la pancia”, sua o delle masse… Certo… Kant penserebbe che secoli dopo il suo testo tanto studiato nelle università sia stato recepito, sia ormai banale, come la gravità di Newton… la diversità è che non ci disturba nella vita pratica sapere che esiste una “Legge di Gravitazione universale”, ma che esista un modo per agire secondo una “Legislazione universale”, per azioni pensate e realizzate secondo una “Ragion Pratica” ecco questo per lo meno imbarazza, ogni volta che dobbiamo rispondere alla domanda… perché lo hai fatto… non certo per un gesto scorretto, ma anche per quelli che chiamano “beaux gestes”! Se non li abbiamo compiuti perché pensavamo che il principio che ce li ha dettati potesse valere per una legislazione universale...se abbiamo agito per qualche fine, buon fine, fosse anche quello di espiare dei peccati e salvarci l’anima, di portare avanti le idee politiche in cui crediamo, le idee religiose di una religione che convince anche in base alle azioni dei suoi devoti… ecco non è ancora un gesto pensato secondo la Ragion Pratica di Kant.
Se agiamo senza nessuna speranza di riconoscimento, di ricompensa, di espiazione… forse, dico forse siamo sulla strada della Moralità non più sulla via della Legalità o della Devozione Religiosa, dell’obbedienza ad una autorità… ma queste azioni pensate da una Ragion Pratica, non potranno mai andare contro la Legalità, la Religione, qualunque essa sia.

A me sembra chiaro, “agisci in modo che la tua massima possa diventare legge di una legislazione universale”.
Si parla tanto di globalizzazione (mondialisation, Globalisierung, globalisacion…) , ecco Kant secoli fa indicava una via non certo economica per questo: non era una via che appiatisse, annullasse le divrersità, le ricchezze culturali, linguistiche, delle tradizoni… ciò che ci rende cittadini del mondo (il cosmopolitismo è altra cosa dalla globalizzazione, è mosso da curiosità culturali…) è banale… ma è il fatto che “siamo animali razionali” con una Ragion Pratica, che se fosse quella kantiana… non ci sarebbe … molto da dire o da scrivere e ogni gesto che ora si chiama “inclusione, integrazione” sarebbe solo … rispetto, troppo semplice, ma come in cucina per conoscere un grande chef bisogna chiedergli un piatto molto semplice, così nella Morale, nella Ragion pratica

Anche nei giorni del Coronavirus… nessuno può toglierci… “la legge morale” dentro di noi “il cielo stellato” sopra di noi… anche solo sul balcone di casa… a meno che non lo spengano le luci delle nostre città. Kant lo poteva ancora vedere…, speriamo che l’inquinamento, il riscaldamento globale… oltre ad un cielo stellato, che non vediamo più, non ci abbiano impedito di sapere che c’è una Legge Morale ( non solo un alegge legale del diritto positivo, la stessa che muove il gesto di Antigone). Leggi non scritte… univerali ed eterne, senza limiti di tempo e di spazio.
Mai un secondo fine… neanche il Paradiso… perché ciò che facciamo non deve essere premiato, né essere un’espiazione, un gesto per mettere in pace la coscienza, per far capire le buone intenzioni di un partito… Deve essere “puro”… ma i Catari (i puri) hanno fatto una brutta fine… e forse ci sono parole, concetti come quelli espressi dalla filosofia di Kant… che certo si possono studiare…ma mettere in pratica… no!

Molto diverso è studiare le Scienze o le discipline umanistiche… le ultime non sono solo conoscenze… dovrebbero cambiare la vita… pratica. 

Proprio io le ho studiate finora nel primo modo, quasi con un estetismo intellettuale… fine a se stesso… non voglio più farlo così.
Parto da I. Kant… questa in effetti è una sosta filosofica… che mi darà una direzione importante.

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